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Il progresso |
| Raido, principe ereditario di Fireland, era di ritorno
da un lungo viaggio; aveva compiuto la missione di cui suo Padre, il Re,
l'aveva incaricato: aveva premiato alcuni funzionari di provincia che
si erano distinti per la fedeltà e lo zelo; aveva riordinata l'amministrazione
di alcune province in cui i funzionari non si erano dimostrati del tutto
efficienti; infine aveva sostituiti, giudicati e puniti alcuni (pochi)
funzionari ribelli e aveva ovviamente riscosso ovunque i regolari tributi
dovuti al Re. Raido, felice dell'opera compiuta, si stava dunque avvicinando
al meraviglioso Palazzo Reale quando, improvvisamente, una sentinella
gli intimò l'alt. Aveva ricevuto l'ordine di non far passare nessuno e, fedele alla consegna, non poteva far passare nessuno, nemmeno il principe ereditario. Raido sapeva di essere un giorno in anticipo rispetto alla data prevista per il suo rientro, tuttavia lì per lì ci rimase un po' male e, non potendo entrare nel Palazzo, si mise a passeggiare per i giardini. Mentre era così tutto corrucciato, scorse di lontano la Regina anziana, Madre della Madre, attorniata dalle sue dame e damigelle. Raido si diresse allora verso di Lei che lo accolse molto affettuosamente e gli confidò di essere molto felice di averlo incontrato così, in via non ufficiale, perché aveva modo di fargli conoscere in anticipo la Damigella che era stata prescelta come sua futura sposa. Era lì con Lei e gliela indicò. Raido ne rimase incantato, tanto essa era bella e dolce. Egli ringraziò l'Ava del suo amoroso interessamento; le chiese poi se avesse potuto, per sua intercessione, essere ricevuto dal Re, subito. La Regina Madre promise di intervenire per quello che era nelle sue facoltà e si ritirò col suo seguito. Raido continuò la passeggiata, ammirando le meravigliose fontane e le splendide aiuole fiorite ed ecco che, mentre stava per attraversare un viottolo tra due cespugli di alloro, sotto una mimosa, scorse un topo di campagna che trascinava a fatica un uovo, sicuramente rubato a qualche nido lì vicino. Raido si fermò a guardarlo ad una certa distanza e siccome nei suoi lunghi viaggi solitari di missione aveva imparato il linguaggio di alcuni animali, quali scoiattoli, uccelli e cerbiatti, per gioco si nascose dietro uno dei cespugli d'alloro e cominciò a inviagli onde telepatiche di simpatia: "Ciao, topolino, che fai?" il topo si fermò un momento a riprendere fiato e con gli occhietti vispi si guardò intorno: "Che non lo vedi? Sto cercando di portarmi via questo uovo per papparmelo in santa pace! Ma tu chi sei? E come mai conosci il linguaggio dei topi senza essere della nostra famiglia? Ah, ora ti vedo sei un umano, però non mi fai paura, devi essere buono! Gran Topo, aiuto! Ecco che il mio uovo è perduto!" Infatti l'uovo, lasciato in equilibrio instabile, si era rotolato un po' e poi rotto contro un sasso e ora un porcospino, che era lì nei pressi, se lo stava mangiando allegramente. Al topo non conveniva far valere i suoi diritti, c'era il rischio di pungersi il musetto (gli era già capitato un'altra volta di avere da discutere con un porcospino e l'esperienza era stata istruttiva ) Raido intanto si stava scusando con lui, sentendosi responsabile della sua perdita lo pregò alla fine di accettare un bel pezzo di formaggio che aveva nel suo tascapane il topo non se lo fece ripetere due volte e, afferrato il formaggio, se la svignò in gran fretta. Raido rimase pensieroso a meditare sulla verità di "non prendersi a cuore guadagno o perdita" e poi passò a riflettere su se stesso: una parte di lui si sarebbe voluta recare dalla sentinella che gli aveva impedito il passaggio, far valere la sua autorità di principe ereditario e, ignorando il divieto, che non era certo per lui, passare, entrare nel Palazzo (che gli era destinato per diritto e che già considerava come suo) e magari punire anche la sentinella che aveva osato ostacolarlo ma un'altra parte di lui si sovvenne della massima appresa nel Libro sacro: "progredire con le corna è lecito soltanto per punire la propria regione ecc." Ma era lecito punire il soldato che faceva il suo dovere? Corrispondeva questo alla regola aurea di "non prendersi a cuore guadagno o perdita? O era solo un volere riconoscimenti, onori e ricompense per il grado e la missione? E in che modo suo Padre avrebbe giudicato un tale comportamento? Intanto il tempo passava, il sole era tramontato ed era scesa la notte. Raido si era seduto in meditazione ai piedi della grande mimosa ed ora il suo profumo intenso lo avvolgeva e lo inebriava stava bene; era in armonia con la natura e con se stesso, era in Pace, senza alcun desiderio, senza alcun attaccamento, senza alcuna ansia di progresso. Questo realizzò il vero Progresso. Sorgeva l'alba quando, ancora in meditazione, udì uno scalpitare di cavalli. Aprì gli occhi: 12 cavalli gli venivano incontro condotti da 12 palafrenieri; questi gli si inginocchiarono davanti e gli offrirono i 12 purosangue quale dono di suo Padre per la missione compiuta. Il più grande dei paggi gli comunicò inoltre che il Re era disposto a riceverlo subito nella sala cosiddetta del "Fondamento", la sala centrale al 2° piano del Palazzo Reale, affinché egli potesse presentare il resoconto della missione. Poi l'avrebbe ricevuto ancora a mezzogiorno nella sala cosiddetta della "Bellezza", quella centrale, al 3° piano, per farlo conoscere quale Principe ereditario ai ministri e dignitari di corte e infine al tramonto l'avrebbe congiunto in matrimonio con la fanciulla già destinatagli, nel salone chiamato della Realizzazione, al 4° piano del Palazzo reale. E così avvenne. |