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Era giunta l'ora di chiusura. Ho chiesto ad Ange se gli faceva piacere
accompagnarmi e raccontarmi la fine della sua storia a casa. Prima di
scendere con lui nella metropolitana, ho notato su parecchi edifìci
lunghe fessure che non avevo mai visto prima.
Siamo passati da Nadia a riprendere Johnny, poi siamo saliti al Campanile.
Il sole tramontava colmando il cielo di sinistri riflessi rossastri.
Mentre il vecchio proseguiva il suo racconto, siamo rimasti a contemplare
i lunghi lembi di nuvole stesi sulla città, infiammati come brandelli
di carne.
" Le nozze furono celebrate alla fine di giugno ", riprese
l'uomo.
" Lusi era splendente nel lungo abito bianco. A notte fonda ballava
ancora, la testa un po' rovesciata all'indietro, gli occhi lucenti,
la bocca dischiusa in un sorriso immenso e ininterrotto. La trascinai
in un ultimo valzer. Sembrava inebriata dalla musica e dal movimento
dei nostri corpi volteggianti. Teneva una gamba stretta fortemente fra
le mie, s'inarcava; e aveva sul volto un'aria straniata che le appesantiva
le palpebre e, nel sorriso ora un po' stanco, conferiva alle sue labbra
un lieve gonfiore.
" Gli invitati s'accomiatavano, qualche ritardatario sonnecchiava
sulle sedie attorno alla sala da ballo. Presi Lusi per mano e mi eclissai
con lei nei corridoi del castello. I nostri passi risuonavano nell'ombra;
procedevamo in silenzio senza guardarci, per timore o per impazienza.
In fondo alle scale, la strinsi per le spalle contro il muro. Lentamente,
scivolò a terra con me. Accovacciato, la tenevo seduta sulle
mie cosce, gambe divaricate, il suo inguine contro il mio. La testa
nel suo seno, chiusi gli occhi e, pian piano, le presi le caviglie,
le infilai le mani sotto la gonna. L'emozione mi serrava il petto. Mi
sembrava d'essere vicinissimo a un tesoro prezioso di cui mai, però,
sarei riuscito a impadronirmi. Palpitante e calda contro di me, innamorata
e vacillante, Lusi m'appariva ancora come un paese in cui non si arriva
mai, una sorgente lontana e meravigliosa che si sarebbe rivelata un
miraggio non appena avessi teso la bocca sotto l'acqua per dissetarmi.
" Lusi premette il basso ventre contro il mio. Io la presi fra
le braccia e la portai su per la scala fino alla nostra stanza.
" Lunghi e scuri tendaggi di seta marezzata pendevano alle finestre.
Deposi mia moglie sul letto, le sollevai la gonna. Sopra le calze, le
cosce nude e chiare e, sotto il pizzo bianco, il triangolo scuro del
sesso. Tentai di sollevare ancor più il tessuto sul suo ventre,
ma lei mi fermò con un gesto. Precipitosamente, feci scivolare
le mutandine sulle giarrettiere, mi sdraiai su di lei, la penetrai,
la presi come si fa nella fretta o nella disperazione, senza rumore.
L'orgasmo ci travolse brutalmente. " La stanza ondeggiava impercettibilmente
sotto i riflessi color inchiostro e argento. I pesanti tendaggi, sfiorati
dal chiarore lunare, scolorivano sull'ombra ammassata fra le pareti.
La stanza era alta, arredata con mobili adattati alla sua forma circolare:
un tavolo in ebano, un ampio armadio concavo in legno lucidato, una
sedia e due poltrone ricoperte di moire nero. Il letto a colonne, profondo,
aveva lenzuola tagliate in un'antica e fine tela di lino crudo, e guanciali
quadrati. Dipinti dai cupi riflessi, d'ispirazione simbolista, erano
appesi alle pareti. Vi si indovinavano delle Salomé alla Gustave
Moreau, scene raffinate e crudeli, rappresentate con minuziosità
in ambienti stranamente simili alla nostra stanza. Sul tavolo, un vaso
panciuto conteneva un mazzo di rose bianche dischiuse, già un
po' sciupate dal caldo, e da cui esalava un odore dolciastro.
" In fondo alla stanza, di fronte al letto, la parete era quasi
interamente occupata da un immenso camino, chiuso da due porte in ferro
che erano state rivestite della stessa seta cangiante che ricopriva
finestre e seggiole. All'interno del caminetto, Lusi aveva sistemato
la stanza da bagno, dove mi era proibito entrare. Scoprii più
tardi, dietro le porte nere, lo scrigno profumato, carico di flaconi
e totalmente sprovvisto di specchi.
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