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A metà strada dalla sua stanza ha incontrato Marissa, che
sembrava bighellonare per i corridoi. La vaporosa camicia da notte sfiorava
il pavimento di piastrelle, non lasciando indovinare i contorni del
suo ventre.
Marissa ha domandato, per prima: " Dove vai? "
" Ho fatto l'amore con il mio amante e ora torno a letto. E tu?
"
" Avevo voglia di camminare un po'. "
" E Théo? "
" Dorme. "
" Vuoi venire a dormire con Jean e me? "
" Sì. "
Marissa, prima di infilarsi sotto le lenzuola, si toglie la camicia
per essere come Emmanuelle. Al contatto di questa nuova pelle dolce,
Jean si sveglia. Sorride, bacia la sconosciuta, la cui bocca replica
al bacio in modo lento, voluttuoso. Jean raggiunge presto l'erezione.
La fanciulla prende in mano la verga che continua a irrigidirsi, la
sfrega con tanta abilità e grazia che Jean è tentato di
lasciarla andare fino in fondo così, di gioire tra le sue dita
tenere. Ma Marissa si gira, senza tuttavia lasciarlo, per cercare con
le labbra il viso di Emmanuelle. Subito questa l'abbraccia, con il cuore
che le batte al pensiero di poter finalmente toccare quest'altro corpo
di fanciulla. L'ha desiderato da quando l'ha visto, miraggio sull'autostrada,
sagoma denudata dalla luce radente, sotto il casto abito di lino bianco.
Vorrebbe dire a Marissa che non ha fatto l'amore nel vero senso della
parola con una donna da settimane. Esattamente da quando Bruce la impegna
ogni giorno. Ma ha ancora voglia di restare silenziosa, di gioire, senza
pensare a nient'altro, di questa possibilità insperata. Si giura
di farla durare, di non permettere a nessuno di togliergliela. La sua
lingua lecca le mammelle gonfie di futuro latte, beve la loro carne
fluida. L'attimo dopo, comprime i suoi seni contro quelli di Marissa,
li eccita e si eccita finché un primo grido le sfugge di gola.
Allora, senza poter più attendere, scivola lungo il ventre caldo,
tra le gambe che si aprono per lei; cerca le altre labbra di cui attende
il bacio; si impossessa del minuscolo germoglio duro che si schiude
tra loro; non l'abbandona, sperando follemente che la sua carezza trascinerà
per tutta la notte la sua amante di orgasmo in orgasmo, di grido in
grido. Sa che questa fanciulla bionda e dorata è capace quanto
lei di infiniti desideri. Non girava forse alla ricerca di Emmanuelle,
poco prima, nella casa vuota? Non le chiede di confermare questa impressione.
Marissa, d'altronde, in quel momento non pensa certo a parlare. Vuole
che anche Jean gioisca. Non ha smesso di carezzarlo. Quando presagisce
che desidera un'altra cosa, lo guida dentro di sé. L'interno
del suo corpo guida i movimenti dell'uomo, l'accompagna con trazioni,
spinte, profonde pressioni, finché Jean esplode, si svuota a
non finire.L'uomo si meraviglia del piacere che ella gli ha dato:
" La tua vagina era così sconvolgente anche quando non eri
incinta? "
" No, certo. Ma quella di Emmanuelle non era come la mia, quando
aspettava i suoi bambini? "
Ora ha chiaramente voglia di parlare.
" Da quanto tempo vi conoscete? " chiede. . .
" Almeno otto anni. "
" Allora, non farete più certo l'amore insieme. "
" Credi che continuerei a vivere con Jean, " risponde Emmanuelle,
" se non mi prendesse più? "
" Ma non è noioso, per lui, dover fare per tanto tempo la
stessa cosa con la stessa donna? "
" Noi non facciamo sempre la stessa cosa, " obietta Emmanuelle.
" Per esempio, vedi, non avevamo ancora fatto l'amore con te. "
" Perché vi siete sposati, invece di restare liberi? "
prosegue imperturbata Marissa.
" Perché è più divertente essere in due che
in uno. "
" Avreste potuto divorziare, tanto per cambiare. "
" Certo. Ma ne abbiamo ancora il tempo. Non siamo tanto vecchi
come credi. "
" Non so se è una qualità o un difetto, " interviene
Jean, " ma Emmanuelle è incorreggibilmente fedele. Non cambierà
marito perché ne ha abbastanza di lui, ma per conoscerlo sotto
un altro aspetto, far di lui un nuovo amante. "
" D'accordo. Ma che bisogno avrebbe poi di sposare un altro? "
" Perché mi piace essere sposata, " esclama Emmanuelle.
Marissa trova questo fatto francamente divertente. Dopo aver riso di
cuore, chiede di nuovo a Jean: " Hai tante amanti quanti ne ha
tua moglie? "
E' ora la volta di Jean di scoppiare a ridere. " La teoria delle
uguaglianze di Stéphane comincia a produrre guasti, " dice,
mentre gioca, intenerito, con i lunghi e morbidi peli del pube di Marissa.
" La verità è che il mio bel marito è di gusti
difficili, " lo discolpa Emmanuelle. " Ci vuole qualcuna come
te per smuoverlo. "
Quel complimento disarma Marissa, per l'attimo di un sorriso. Le dita
di Emmanuelle raggiungono quelle di Jean, vanno al di là, vibrano
delicatamente sul clitoride dell'adolescente, aprono le grandi labbra,
penetrano profondamente nel suo sesso, ne escono e vi ripiombano, insistenti,
realiste, energiche. Marissa rinuncia definitivamente alla controversia.
Marissa geme, si tende e soccombe, si dona con tutto il duttile fervore
del suo corpo, così appassionatamente consenziente che Emmanuelle
la consacra adorabile, morde i suoi seni, il ventre, le guance fresche,
la bocca, esulta, vuole farle confessare che non può resistere
al desiderio, sentirla gridare la sua docilità sessuale, proclamare
la sua sensualità senza condizioni:
" È qui che bisogna prenderti? È questo il tuo punto
debole? La tua corda sensibile? "
" Sì, " conferma Marissa, mettendo tutto il suo cuore
in quella parola.
" Sei consapevole di essere bella? Dillo! Ami il tuo corpo? Ami
essere desiderata? "
" Sono felice di essere bella! Amo essere desiderata! " ripete
la fanciulla, con il fiato mozzo, ma con la voce sempre più ferma,
come se volesse far conoscere a tutti la sua fede, la sua speranza.
" Ti piace come ti carezzo? Ti piace che ti masturbi? Che ti penetri?
Rispondimi! Parla mentre gioisci! "
" Mi piace che mi si desideri. Che si entri dentro di me. Ti amo!
Amo che tu mi prenda, che tu mi baci! "
Quando si sono soddisfatte l'una dell'altra, sfinite, sazie, si adoprano
perché Jean ricavi il maggior piacere possibile dal loro doppio
corpo. Le loro mani si accordano sul suo corpo con una delicatezza,
un'abilità, una coordinazione così totale come se si fossero
esercitate insieme, da tempo. Quattro gambe armoniose lo carezzano,
quattro seni, quattro labbra esperte, quattro file di denti. Una capigliatura
color della notte, un'altra color dell'alba, sfiorano la sua pelle,
si riuniscono tra le sue cosce, lo fanno rabbrividire, sentire la sua
forza, impennarsi. Viene il momento in cui il sesso dell'una cavalca
il suo sesso, mentre l'altra si stringe al suo petto, cerca e succhia
la sua lingua, lecca il suo palato e l'interno sensibile delle sue guance,
si stira follemente per tentare di raggiungere il fondo della sua gola,
lo stordisce di vibranti incursioni, lo sazia di secrezioni zuccherine.
Nella fase seguente la lingua l'ha lasciato, a malincuore, per dare
il posto a un capezzolo, poi a un ventre attivo e agile, sensibile,
sicuro di sé. Le lunghe labbra verticali si chinano sulle labbra
dell'uomo per incrociare i loro baci e si aspettano che la lingua virile
che le attraverserà abbia la robustezza di un fallo, faccia gioire
la loro proprietaria, seconda cavallerizza, come gioisce la prima, ora
nascosta alla vista di colui che la penetra, e più che mai libera
nei suoi movimenti. Ma è per lui quanto per lei, e con uguale
consapevolezza delle loro distinte esigenze, che costei ritma sapientemente
il movimento delle sue cosce. Con cautela, si solleva fin quasi a far
uscire da sé la verga bagnata del suo muco, poi ridiscende, con
un lamento lento, soffocato, per afferrare interamente quel piacere,
serrarlo in sé, deliziarsi d'essere a un tempo vuota e piena.
Ripete questo va-e-vieni, straziata tra la tentazione di lasciarsi trasportare
dalla frenesia dell'orgasmo e la speranza di non essere privata così
presto della rigidezza alla sua mercè. Per un attimo, vuole sentire
la verga che domina diluirsi in lei nell'abbondanza di sperma che è
sicura di strapparle; l'attimo dopo, preferisce che questo sperma resti
ancora disponibile, non per lei sola, ma per l'altra amante, questo
doppio meraviglioso di cui stringe i seni, bacia la nuca, accarezza
le spalle. Quando tutt'e due si inarcano nello stesso momento, singhiozzando,
vacillando, Jean le dispone fianco a fianco, per passare più
facilmente da un sesso all'altro, rinnovare lo scambio, paragonare due
esperienze incomparabili, assaporare la sua fortuna. Sazio di questo
gioco, decide di mettere alla prova la resistenza, ben presto placata,
di un ano, quello di Emmanuelle, che egli ama e nel quale si prepara
a gioire, come ha fatto spesso. Quante volte? Vorrebbe contarle; ma
la sua mente è troppo confusa perché possa portare a termine
questo calcolo. Ormai è pronto per la felice distensione che
conoscerà tra queste fragili mucose, lungo le quali monterà
il suo sperma. In alto. Lontano. Fino alla gola di sua moglie, fino
alle sue labbra. Ne avvertirà il sapore su di esse, allorché
rinfrescherà rinfrescherà la sua bocca arsa alla loro
dolce fonte.
Ma le due donne lo pregano: " Gioisci in Marissa! "
E il progetto che stava per realizzare cede il posto a un nuovo desiderio,
altrettanto pressante e accessibile: mescolare il suo sperma ai succhi
di cui già si nutre il futuro bambino. Questo bambino che è
già, per Jean, anche il suo. Questa certezza affettuosa e gaia
differisce momentaneamente il suo orgasmo, gli dà voglia di prolungare
la sua stretta, di fare sempre più teneramente, dolcemente, affettuosamente,
l'amore con Marissa. Nello stesso tempo i suoi occhi gioiscono allo
spettacolo offerto da Emmanuelle, stesa sul dorso, le gambe e un braccio
che occupano uno spazio smisurato del letto, mentre con l'altra mano
trae dal suo clitoride le rinnovate vertigini che, per sfinita che sia,
sa sempre procurarsi. Marissa gira la testa verso di lei, le apre la
bocca. Le due donne gridano sulle labbra una dell'altra; aspirano una
saliva sconosciuta; vi trovano il sapore di sperma sognato da Jean e
che esse sono, ancora meglio di lui, capaci di inventare; tentano di
dire: " Io t'amo! ". Riprendono i sensi con un ultimo sforzo,
costringono di nuovo Jean a cedere alla loro iniziativa, lo persuadono
che le loro bocche congiunte saranno due volte migliori della vagina
di Marissa, lo fanno ansimare di stanchezza, d'annebbiamento e di piacere,
senza che possa dire su quale lingua comincia e in quale gola termina
di gioire.
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