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"Ho imparato quest'arte ad Albuquerque, nel New Mexico "
dice l'uomo dei tatuaggi. " Ci arrivai per caso - facendo l'autostop.
Sono entrato in una botteguccia di tatuaggi di un indiano, con due motociclisti
già molto decorati - due tipi incontrati fra una birra e l'altra,
tra uno spinello e l'altro. Ne sono uscito, se così posso dire,
solo un anno dopo - addestrato da un esperto navajo in tutte le tecniche
del tatuaggio".
E' alto, atletico, indossa invariabilmente pantaloni di pelle e un giubbotto
di jeans, senza maniche. Le braccia muscolose che spuntano dal tessuto
sfrangiato sono coperte da tatuaggi complicati, teste indiane, strani
animali, nel bistro ravvivato dal verde tenero, usciti dai culti di
Cthulhu e di Yog-Sothoth. Ha i capelli lunghi, corvini, tenuti a coda
di cavallo da un laccio di cuoio inserito in una fibbia d'argento lavorato.
Il naso leggermente aquilino. Abbronzato. Bellissimo.
Le foto in vetrina avevano da sempre affascinato Laurence. L'idea di
far tatuare Marie-Agnès prese forma una notte - e lei non aveva
opposto resistenza.
All'inizio, Laurence aveva chiesto all'uomo dei tatuaggi di scrivere
semplicemente sulla pelle della sua amica frasi tratte dalla ]uliette
di Sade - tanto per variare
La puttana ingoiava lo sperma che incessantemente faceva sgorgare
dalla mia fichetta...
Dopo mille deliziosi preliminari, ci stendemmo in senso inverso una
accanto all'altra, e con le nostre lingue guizzanti facemmo sgorgare
fiumi di sperma...
Ardentemente appassionate l'una per l'altra, ci masturbammo reciprocamente
fino all'esaurimento...
Due sue dita mi lavorarono il clitoride e il buco del culo, mentre la
lingua, affondata profondamente nella mia fica, succhiava avidamente
lo sperma eccitato dai suoi titillamenti...
"Dai, fottuta troia, adesso sarai frustata! " dice...
Solo a te, angelo mio, solo a te unica al mondo perdono di amarmi...
Le morsicai il clitoride a sangue.
Ma l'uomo, molto fiero della propria arte, le aveva detto che avrebbe
accettato di tatuare il corpo dell'amica solo a condizione che lo si
lasciasse interpretare l'opera a modo suo. E così aveva pazientemente
riscritto ogni frase in una grafia gotica al limite del leggibile su
fogli che a ogni seduta gli servivano da modelli. Ogni iniziale era
diventata una miniatura medievale, in cui le scene erotiche più
audaci sostituivano i riferimenti biblici. Laurence aveva scelto frasi
che rinviavano tutte al lesbismo, ma lui aveva riempito le lettere iniziali
con membri maschili affondati in corpi dilatati. Alla prima seduta,
aveva educatamente chiesto a Marie-Agnès di denudarsi, e avevano
deciso insieme su quali parti del corpo quelle frasi avrebbero prodotto
l'effetto migliore. E lui aveva suggerito a Laurence di radere il sesso
dell'amante, per tatuare sulla pelle delicata del monte di Venere la
frase che illustrava meglio quella zona: " Le morsicai il clitoride
a sangue ". La lettera L sarebbe stata una concatenazione di corpi
tutti legati da bocca a sesso, e la parola "sangue" sarebbe
stata divisa dal clitoride ipertrofico di Marie-Agnès, che ora
si affacciava fra quelle sue labbra enfiate di vergine come il sesso
di un bimbo.
Inoltre lui volle che Laurence fosse presente a tutte le sedute - e
le faceva durare molto più del necessario, esigendo che Marie-Agnès
si denudasse completamente anche quando stava lavorando su una spalla
o su un seno. La frase ""Dai, fottuta troia, adesso sarai
frustata!" dice... " si avvolgeva come un convolvolo intorno
al seno sinistro, che durante tutta l'operazione si gonfiò di
sangue e di desiderio. Incidendo l'ultima lettera, si chinò su
quella fragola offerta e ne baciò teneramente la punta tesa.
Da allora, per una sorta di tacito accordo, alla fine di ogni seduta
Laurence offriva ai baci dell'artista questa o quella parte del corpo
di Marie-Agnès. Sulla parola "sangue", lui potè
prendere fra le labbra il clitoride gonfio, e lei, che evidentemente
non aspettava altro, da due ore, godette quasi immediatamente - e la
vergogna che ne provava la fece godere più intensamente.
Quando tutte le frasi furono scritte, apparve chiaro che restavano molte
superfici vuote, e l'uomo dei tatuaggi riprese, modificando ogni volta
la struttura delle lettere iniziali, gli stessi testi, sino a comporre
quasi un intero alfabeto di iniziali erotiche, che poi fotografava,
con evidente orgoglio.
Lui parlava incessantemente durante le sedute, che terminavano a notte
fonda. Dell'America, spesso, degli indiani, navajo e hopi. Del Giappone,
in cui era stato iniziato a particolari tecniche molto dolorose - infatti
alcuni clienti, disdegnando gli strumenti moderni che lui utilizzava
normalmente, esigevano tatuaggi incisi con una punta di bambù.
Parlò di feticisti che si radevano la testa per farvi tatuare
i propri fantasmi, e poi si lasciavano crescere i capelli, affinché
nessuno li vedesse. Di un uomo che s'era fatto tatuare un topo sul proprio
cazzo eretto, sopportando inauditi dolori - e la moglie all'inizio lo
succhiava per farglielo diventare duro - finché si accorsero
che la sofferenza bastava a mantenerlo eretto. E la moglie si fece tatuare
sulle cosce e sulla fica un muro - percorso da una fenditura che si
allargava in un buco in cui si sarebbe insinuato il topo.
Amava mescolare qualche parola inglese al suo francese leggermente musicale.
Non parlava mai di quello che aveva vissuto prima di apprendere quell'arte
- come un monaco che tacesse sui propri trascorsi prima del convento.
Venne così il giorno dell'ultima seduta - ora tutto il corpo
di Marie-Agnès era decorato, e le rare zone vergini avevano la
sola funzione di valorizzare l'insieme - come un andare a capo.
L'uomo dei tatuaggi fece gli ultimi ritocchi, poi si alzò, come
con rammarico, le guardò - quale ricompensa avrebbe avuto, oggi?
Laurence girava intorno al corpo nudo di Marie-Agnès, impeccabilmente
rasato e depilato - i capelli corti e neri, i muscoli troppo evidenti
- le natiche si erano scavate, in quegli ultimi due mesi: " un
vero culetto da ragazzo " le diceva Laurence.
Poi si rivolse all'uomo dei tatuaggi:
" Se la vuole, è sua per questa notte ".
" D'accordo " disse lui. " Ma lei cosa ne pensa? ".
" Non pensa " disse Laurence. " Non è così,
mia cara? ".
Gli versò il saldo di quanto gli doveva, e guardò Marie-Agnès:
" Voglio qualche croissant, alle otto " disse.
E la piantò lì, nuda e smarrita, in quel retrobottega
tappezzato da riproduzioni di tatuaggi, con tutto il suo armamentario
medico, il tavolo di auscultazione trasformato in campo operatorio,
i morsetti da ginecologo per immobilizzare le membra, oggetti nichelati
e accessori che rievocavano il laboratorio o la sala di tortura di un
sadiano postmoderno.
L'uomo, lentamente, gira attorno a Marie-Agnès, sfiorando con
il dito, su tutto il suo corpo, le frasi che così sapientemente,
così pazientemente, ha scritto sulla sua carne - leggendole ad
alta voce, come se le scoprisse solo allora, come se lei gliele offrisse
- "il clitoride e il buco del culo " sussurra con quella sua
voce musicale, e le si incolla addosso, da dietro, la sua mano le scivola
fra le natiche irrigidite, gliele palpa senza tenerezza - nelle mani
ha una forza inattesa - e lei conserverà a lungo i segni di quei
suoi artigli. Lui non si stupisce, quando le sue dita raggiungono l'interno
delle cosce, di trovarla già bagnata, famelica, al punto che
gli sembra che la sua mano sia ghermita da quel sesso carnoso e madido.
Ma l'uomo dei tatuaggi non ha fretta. La sua mano tutta umida di succhi
ritorna fra le natiche, umetta l'ano della ragazza, e subito lo penetra
- affondando due dita, in un sol colpo, stupito nel trovarla così
aperta, poiché la riteneva rigorosamente lesbica. Marie-Agnès
si inarca per offrire il culo alla mano che la fruga.
All'improvviso lui la lascia, la gira, le morde la bocca, con ferocia,
l'afferra per i capelli corti, la costringe a inginocchiarsi, contro
i suoi calzoni dall'odore selvatico, di pelle liscia e fredda. Lei sente
contro la guancia l'escrescenza del membro compresso sotto il cuoio.
Gli slaccia la cintura d'argento e turchesi, tira le falde di pelle
nera e gli automatici si aprono con un rumore di carabina - come se
qualcuno scattasse foto a raffica in quel preciso istante. Gli abbassa
i calzoni fino a metà coscia liberando un membro mostruoso, ipertrofico,
che lei non riesce a prendere in bocca - lo mordicchia, lo lecca, lo
succhia - le mani contratte sulle natiche tese dell'uomo - muscoli duri,
pietra e metallo...
E come lasciavano intuire le sue prime carezze, è proprio nel
culo che lui affonda quel suo arnese favoloso. Preparato da tempo dal
pugno di Laurence, accoglie docilmente quel cazzo inverosimile - sbarra
di ferro che le attraversa il ventre, le stravolge gli organi, l'invade
- e lei si china in avanti per ospitare quel mostruoso uccello. Si sente
in balia di una forza primitiva, di una creatura leggendaria ritornata
apposta dagli Inferi per farle partorire un bambino dal culo, e quell'idea
le scatena di colpo l'orgasmo - e gode con lamenti di bestia presa in
trappola e contenta d'esserlo.
Quando ritornò in rue d'Odessa con i croissant in mano, Laurence
era già alzata, e stava facendo il caffè. Marie-Agnès
la baciò distrattamente, all'angolo delle labbra. Aveva ancora
i capelli umidi per la doccia fatta, dopo che lui l'aveva presa in tutti
i modi, in tutte le posizioni, uccidendola, facendola risuscitare, dandole
da bere sperma, sudore e orina. Le aveva pisciato addosso come un cane
piscia contro un albero, a lungo, e lei si era inginocchiata con le
labbra aperte per bere. Da tanto tempo ormai, da quando era diventata
Pierre in abiti femminili, riusciva a godere come lui aveva goduto -
il culo squartato, checca pazza, oscena, garage per cazzi, infilata,
penetrata, culorotto - inculata in tutti i modi - ed era già
tanto se le aveva fatto una breve incursione nella fica, solo per il
piacere di straziarla.
"E stato bello? " chiede Laurence, guardandola.
"Sì" dice Marie-Agnès.
Subito Laurence si alza:
" Spogliati " dice con voce bianca.
Marie-Agnès obbedisce. E in quella cucina così chiara,
tutta bianca, il suo corpo, coperto dai dipinti di guerra dell'amore,
ha un fosco splendore.
" Chinati " dice Laurence.
L'uomo dei tatuaggi l'ha presa un'ultima volta, prima che andasse via,
contro la porta - l'ha sfondata ancora, e ancora una volta lei ha gridato
di piacere quando le ha goduto dentro - e Marie-Agnès sa che
Laurence vede la scena, mentre offre il culo come una bocca, ancora
stillante sperma.
Laurence, che si era chinata per guardar meglio quella porta così
largamente, così definitivamente aperta, ora si alza lentamente
e stringe Marie-Agnès, le bacia il collo, la bacia con infinita
tenerezza e con immenso distacco - come se quella carne così
vicina già non le appartenesse più.
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