Racconti e Poesie
Florence Dugas
 
 
 

 

 

 

 

 

 

Rue des Lombards

(Da: "Il Vangelo di Eros")

 
 

"Ho imparato quest'arte ad Albuquerque, nel New Mexico " dice l'uomo dei tatuaggi. " Ci arrivai per caso - facendo l'autostop. Sono entrato in una botteguccia di tatuaggi di un indiano, con due motociclisti già molto decorati - due tipi incontrati fra una birra e l'altra, tra uno spinello e l'altro. Ne sono uscito, se così posso dire, solo un anno dopo - addestrato da un esperto navajo in tutte le tecniche del tatuaggio".
E' alto, atletico, indossa invariabilmente pantaloni di pelle e un giubbotto di jeans, senza maniche. Le braccia muscolose che spuntano dal tessuto sfrangiato sono coperte da tatuaggi complicati, teste indiane, strani animali, nel bistro ravvivato dal verde tenero, usciti dai culti di Cthulhu e di Yog-Sothoth. Ha i capelli lunghi, corvini, tenuti a coda di cavallo da un laccio di cuoio inserito in una fibbia d'argento lavorato. Il naso leggermente aquilino. Abbronzato. Bellissimo.
Le foto in vetrina avevano da sempre affascinato Laurence. L'idea di far tatuare Marie-Agnès prese forma una notte - e lei non aveva opposto resistenza.
All'inizio, Laurence aveva chiesto all'uomo dei tatuaggi di scrivere semplicemente sulla pelle della sua amica frasi tratte dalla ]uliette di Sade - tanto per variare…

La puttana ingoiava lo sperma che incessantemente faceva sgorgare dalla mia fichetta...
Dopo mille deliziosi preliminari, ci stendemmo in senso inverso una accanto all'altra, e con le nostre lingue guizzanti facemmo sgorgare fiumi di sperma...
Ardentemente appassionate l'una per l'altra, ci masturbammo reciprocamente fino all'esaurimento...
Due sue dita mi lavorarono il clitoride e il buco del culo, mentre la lingua, affondata profondamente nella mia fica, succhiava avidamente lo sperma eccitato dai suoi titillamenti...
"Dai, fottuta troia, adesso sarai frustata! " dice...
Solo a te, angelo mio, solo a te unica al mondo perdono di amarmi...
Le morsicai il clitoride a sangue.


Ma l'uomo, molto fiero della propria arte, le aveva detto che avrebbe accettato di tatuare il corpo dell'amica solo a condizione che lo si lasciasse interpretare l'opera a modo suo. E così aveva pazientemente riscritto ogni frase in una grafia gotica al limite del leggibile su fogli che a ogni seduta gli servivano da modelli. Ogni iniziale era diventata una miniatura medievale, in cui le scene erotiche più audaci sostituivano i riferimenti biblici. Laurence aveva scelto frasi che rinviavano tutte al lesbismo, ma lui aveva riempito le lettere iniziali con membri maschili affondati in corpi dilatati. Alla prima seduta, aveva educatamente chiesto a Marie-Agnès di denudarsi, e avevano deciso insieme su quali parti del corpo quelle frasi avrebbero prodotto l'effetto migliore. E lui aveva suggerito a Laurence di radere il sesso dell'amante, per tatuare sulla pelle delicata del monte di Venere la frase che illustrava meglio quella zona: " Le morsicai il clitoride a sangue ". La lettera L sarebbe stata una concatenazione di corpi tutti legati da bocca a sesso, e la parola "sangue" sarebbe stata divisa dal clitoride ipertrofico di Marie-Agnès, che ora si affacciava fra quelle sue labbra enfiate di vergine come il sesso di un bimbo.

Inoltre lui volle che Laurence fosse presente a tutte le sedute - e le faceva durare molto più del necessario, esigendo che Marie-Agnès si denudasse completamente anche quando stava lavorando su una spalla o su un seno. La frase ""Dai, fottuta troia, adesso sarai frustata!" dice... " si avvolgeva come un convolvolo intorno al seno sinistro, che durante tutta l'operazione si gonfiò di sangue e di desiderio. Incidendo l'ultima lettera, si chinò su quella fragola offerta e ne baciò teneramente la punta tesa.
Da allora, per una sorta di tacito accordo, alla fine di ogni seduta Laurence offriva ai baci dell'artista questa o quella parte del corpo di Marie-Agnès. Sulla parola "sangue", lui potè prendere fra le labbra il clitoride gonfio, e lei, che evidentemente non aspettava altro, da due ore, godette quasi immediatamente - e la vergogna che ne provava la fece godere più intensamente.
Quando tutte le frasi furono scritte, apparve chiaro che restavano molte superfici vuote, e l'uomo dei tatuaggi riprese, modificando ogni volta la struttura delle lettere iniziali, gli stessi testi, sino a comporre quasi un intero alfabeto di iniziali erotiche, che poi fotografava, con evidente orgoglio.
Lui parlava incessantemente durante le sedute, che terminavano a notte fonda. Dell'America, spesso, degli indiani, navajo e hopi. Del Giappone, in cui era stato iniziato a particolari tecniche molto dolorose - infatti alcuni clienti, disdegnando gli strumenti moderni che lui utilizzava normalmente, esigevano tatuaggi incisi con una punta di bambù. Parlò di feticisti che si radevano la testa per farvi tatuare i propri fantasmi, e poi si lasciavano crescere i capelli, affinché nessuno li vedesse. Di un uomo che s'era fatto tatuare un topo sul proprio cazzo eretto, sopportando inauditi dolori - e la moglie all'inizio lo succhiava per farglielo diventare duro - finché si accorsero che la sofferenza bastava a mantenerlo eretto. E la moglie si fece tatuare sulle cosce e sulla fica un muro - percorso da una fenditura che si allargava in un buco in cui si sarebbe insinuato il topo.
Amava mescolare qualche parola inglese al suo francese leggermente musicale. Non parlava mai di quello che aveva vissuto prima di apprendere quell'arte - come un monaco che tacesse sui propri trascorsi prima del convento.

Venne così il giorno dell'ultima seduta - ora tutto il corpo di Marie-Agnès era decorato, e le rare zone vergini avevano la sola funzione di valorizzare l'insieme - come un andare a capo.
L'uomo dei tatuaggi fece gli ultimi ritocchi, poi si alzò, come con rammarico, le guardò - quale ricompensa avrebbe avuto, oggi? Laurence girava intorno al corpo nudo di Marie-Agnès, impeccabilmente rasato e depilato - i capelli corti e neri, i muscoli troppo evidenti - le natiche si erano scavate, in quegli ultimi due mesi: " un vero culetto da ragazzo " le diceva Laurence.
Poi si rivolse all'uomo dei tatuaggi:
" Se la vuole, è sua per questa notte ".
" D'accordo " disse lui. " Ma lei cosa ne pensa? ".
" Non pensa " disse Laurence. " Non è così, mia cara? ".
Gli versò il saldo di quanto gli doveva, e guardò Marie-Agnès:
" Voglio qualche croissant, alle otto " disse.
E la piantò lì, nuda e smarrita, in quel retrobottega tappezzato da riproduzioni di tatuaggi, con tutto il suo armamentario medico, il tavolo di auscultazione trasformato in campo operatorio, i morsetti da ginecologo per immobilizzare le membra, oggetti nichelati e accessori che rievocavano il laboratorio o la sala di tortura di un sadiano postmoderno.

L'uomo, lentamente, gira attorno a Marie-Agnès, sfiorando con il dito, su tutto il suo corpo, le frasi che così sapientemente, così pazientemente, ha scritto sulla sua carne - leggendole ad alta voce, come se le scoprisse solo allora, come se lei gliele offrisse - "il clitoride e il buco del culo " sussurra con quella sua voce musicale, e le si incolla addosso, da dietro, la sua mano le scivola fra le natiche irrigidite, gliele palpa senza tenerezza - nelle mani ha una forza inattesa - e lei conserverà a lungo i segni di quei suoi artigli. Lui non si stupisce, quando le sue dita raggiungono l'interno delle cosce, di trovarla già bagnata, famelica, al punto che gli sembra che la sua mano sia ghermita da quel sesso carnoso e madido.
Ma l'uomo dei tatuaggi non ha fretta. La sua mano tutta umida di succhi ritorna fra le natiche, umetta l'ano della ragazza, e subito lo penetra - affondando due dita, in un sol colpo, stupito nel trovarla così aperta, poiché la riteneva rigorosamente lesbica. Marie-Agnès si inarca per offrire il culo alla mano che la fruga.
All'improvviso lui la lascia, la gira, le morde la bocca, con ferocia, l'afferra per i capelli corti, la costringe a inginocchiarsi, contro i suoi calzoni dall'odore selvatico, di pelle liscia e fredda. Lei sente contro la guancia l'escrescenza del membro compresso sotto il cuoio. Gli slaccia la cintura d'argento e turchesi, tira le falde di pelle nera e gli automatici si aprono con un rumore di carabina - come se qualcuno scattasse foto a raffica in quel preciso istante. Gli abbassa i calzoni fino a metà coscia liberando un membro mostruoso, ipertrofico, che lei non riesce a prendere in bocca - lo mordicchia, lo lecca, lo succhia - le mani contratte sulle natiche tese dell'uomo - muscoli duri, pietra e metallo...
E come lasciavano intuire le sue prime carezze, è proprio nel culo che lui affonda quel suo arnese favoloso. Preparato da tempo dal pugno di Laurence, accoglie docilmente quel cazzo inverosimile - sbarra di ferro che le attraversa il ventre, le stravolge gli organi, l'invade - e lei si china in avanti per ospitare quel mostruoso uccello. Si sente in balia di una forza primitiva, di una creatura leggendaria ritornata apposta dagli Inferi per farle partorire un bambino dal culo, e quell'idea le scatena di colpo l'orgasmo - e gode con lamenti di bestia presa in trappola e contenta d'esserlo.

Quando ritornò in rue d'Odessa con i croissant in mano, Laurence era già alzata, e stava facendo il caffè. Marie-Agnès la baciò distrattamente, all'angolo delle labbra. Aveva ancora i capelli umidi per la doccia fatta, dopo che lui l'aveva presa in tutti i modi, in tutte le posizioni, uccidendola, facendola risuscitare, dandole da bere sperma, sudore e orina. Le aveva pisciato addosso come un cane piscia contro un albero, a lungo, e lei si era inginocchiata con le labbra aperte per bere. Da tanto tempo ormai, da quando era diventata Pierre in abiti femminili, riusciva a godere come lui aveva goduto - il culo squartato, checca pazza, oscena, garage per cazzi, infilata, penetrata, culorotto - inculata in tutti i modi - ed era già tanto se le aveva fatto una breve incursione nella fica, solo per il piacere di straziarla.
"E stato bello? " chiede Laurence, guardandola.
"Sì" dice Marie-Agnès.
Subito Laurence si alza:
" Spogliati " dice con voce bianca.
Marie-Agnès obbedisce. E in quella cucina così chiara, tutta bianca, il suo corpo, coperto dai dipinti di guerra dell'amore, ha un fosco splendore.
" Chinati " dice Laurence.
L'uomo dei tatuaggi l'ha presa un'ultima volta, prima che andasse via, contro la porta - l'ha sfondata ancora, e ancora una volta lei ha gridato di piacere quando le ha goduto dentro - e Marie-Agnès sa che Laurence vede la scena, mentre offre il culo come una bocca, ancora stillante sperma.
Laurence, che si era chinata per guardar meglio quella porta così largamente, così definitivamente aperta, ora si alza lentamente e stringe Marie-Agnès, le bacia il collo, la bacia con infinita tenerezza e con immenso distacco - come se quella carne così vicina già non le appartenesse più.

 
Florence Dugas