Racconti e Poesie
Florence Dugas
 
 
 

 

 

(Chris Ermke)

 

Nathalie

(Da: "Dolorosa Soror")

 
 

Sono arretrata di un passo, mi sono spogliata e sono rimasta lì, come inebetita, con le braccia inerti.
"Vieni qui" mi ha detto.
Anche lei si è messa nuda, e si è avvinghiata a me. I suoi seni erano meravigliosamente caldi, dello stesso calore umido del maglione.
"Baciami" mi ha ordinato.
" Non sulla bocca, ricordalo... ".
Mi ha fissata per un istante, poi si è avventata sui miei seni, mordicchiandoli, stuzzicandoli con la lingua. I capezzoli si sono induriti, non ho potuto evitarlo.
"Sei bagnata" mi ha detto, facendomi scivolare la mano fra le cosce, e accarezzandomi un po' goffamente, come un ragazzino inesperto. La cosa mi ha eccitato molto più di quanto non avrei voluto.
" Sei bagnata " mi ha ripetuto.
Mi ha rovesciata per terra, e le sue mani hanno preso a palparmi ovunque, e la sua bocca mi frugava il sesso. Ho preso ad ansimare, poi sono riuscita a riprendermi. Mi sono ricordata del consiglio di JP, quando gli avevo chiesto come facesse a ritardare così a lungo l'orgasmo, a scoparmi all'infinito:
"E semplice," mi aveva detto "devi innanzitutto avere una certa abilità per stare in apnea, come se fossi sul fondo di un mare ostile, e recitare un testo che non abbia niente a che vedere con la situazione: Corneille, ad esempio. Quante volte mi sono ritrovato a borbottare la battaglia del Cid contro i Mori mentre esploravo un culo o una bocca... ".
La prima cosa che mi viene in mente è il Tartufo ("Andiamo, sii fermo, cuore mio, punto di umana
debolezza..." dice Orgon a Marianne), ma c'è ancora troppa sensualità in quel testo... forse ci vuole proprio Corneille? In effetti non c'è niente di più ammosciante che recitare quei versi mentre una bocca esperta ti fruga ogni piega del ventre, mentre una lingua freme sfiorandoti il clitoride...
Dunque era vero: il sublime uccide l'erotismo.
Alla fine ha sollevato la testa, stupita, disorientata.
"D'accordo," mi ha detto alzandosi "vuoi fare la puttana? Va bene, allora ti tratterò da puttana".

Mi ha dato uno schiaffo violentissimo, improvviso.
"E ti avverto: voglio i risultati".
È andata verso il cassettone, ha frugato tra le mie cose, è tornata con un lungo foulard di seta.
"Sdraiati sul letto... No, sulla schiena".
Mi ha afferrato i polsi, li ha uniti e legati alle sbarre del letto, proprio come avevo fatto con lei tante volte. Mi si è messa a cavalcioni, appoggiandomi il sesso sulla bocca.
"Leccami... ".
La sua voce era acuta, contraffatta, e mentre la leccavo non ha smesso di parlare.
"Fallo meglio... infila la lingua... più in fondo... vai verso il buco del culo ora... no, non così forte... Non tirare l'anellino come se volessi strapparlo. Non ho voglia che tu mi faccia male, oggi... è a tè che farò male oggi, Flo... e so benissimo che non ti piace esser chiamata così. Leccami la fica, Flo, un po' meglio... più profondamente... irrigidisci la lingua, ficcamela sino in fondo... ".
Era straordinariamente eccitata, come sempre, ma continuava a mantenere quella glaciale padronanza, e impartiva ordini di una precisione estrema...
"Non vali niente, puttanella... non ti hanno mai detto che non vali niente? Ce ne ho dovuta mettere, di immaginazione, per godere fino ad oggi, povera frocetta senza uccello! Si fa inculare, e poi arriccia il naso se deve succhiarlo, con la scusa che sa di merda... cosa dirai fra poco quando te la farò mangiare? Troia! Povera troietta! E leccami meglio, ti ho pagata, o sbaglio? ".
Si è alzata, in piedi accanto al letto, si è chinata su di me.
" Non vali un soldo " mi ha detto.
Allora è andata a prendere la lunga frusta nera, ed è tornata verso di me provandola sul palmo della mano.
"JP ti ha già picchiata con questa, no? ".
E mi ha colpito con tutta la sua forza di traverso sulle cosce.
Ho urlato - cos'altro avrei potuto fare?
Ho urlato a ogni colpo, ma la cosa non l'ha per niente commossa.

Quasi subito ho capito che si sarebbe spinta più lontano di chiunque altro; che avrebbe oltrepassato il limite, al di là del concetto di dolore, l'idea secondo cui il dolore può ancora trasformarsi in godimento. Ho capito che mi avrebbe fatto male, male e basta - e che avrebbe potuto spingersi anche oltre.
Dilaniata. Aperta, e coperta di staffilate, dal ventre alle ginocchia. I colpi si susseguivano così velocemente che non avevo neppure il tempo di riprender fiato, e le urla mi si strozzavano in gola.
Mi picchiava con tutte le sue forze, e la pelle si è gonfiata, è esplosa, soprattutto dove la frusta colpiva sull'osso, sulle anche e all'altezza delle costole. Poi è risalita verso il seno, e allora ho pensato che sarei svenuta, e che svenire sarebbe stato dolce, invece no, il dolore ha semplicemente cambiato intensità, mentre il cuoio colpiva la carne morbida del seno...
Lei aveva l'aria furente, da baccante. Era nello stato di ubriachezza che procura il dolore infinto, quell'ebbrezza che io stessa avevo sperimentato quando la torturavo.
Solo dopo ho capito che lei puniva in quel modo il suo amore per me, o forse se stessa. O forse era la gelosia, l'idea che fino a quel momento soltanto JP avesse avuto il diritto di castigarmi? O forse voleva farmi capire qualcosa, quel qualcosa che dopo tanti mesi mi rifiutavo di intendere?
Io... un brandello di carne palpitante, un urlo senza fine.
Al dolore preciso dell'inizio, si era sostituita una sofferenza indifferenziata, lancinante, come un bozzolo d'orrore in cui io ero la larva cieca.
Si è fermata il tempo necessario per rivoltarmi sul letto come un cadavere.
Poiché mi ero agitata molto, raggomitolandomi per sfuggire ai colpi di una regolarità meccanica, mi ha legato al letto anche le caviglie con altri due foulard, divaricandomi le gambe.
Per un istante ho creduto che tutto fosse finito. Invece mi ha fatto scivolare una mano tra le cosce, mi ha frugato aprendomi brutalmente le labbra, forzandomi il sesso con il pollice, graffiandomi, lacerandomi l'interno del sesso stillante umori.
Non avevo mai sperimentato nulla di simile. Quando JP mi frustava, dosava il gesto e la forza, e si fermava quando il dolore avrebbe potuto annullare l'eccitazione - probabilmente perché lo faceva sia per me che per se stesso. Invece Nathalie mi aveva colpito con una rabbia che somigliava all'altruismo. Mi aveva martoriato così selvaggiamente da negare ogni sottinteso erotico. Non ero più che quel dolore immenso.
La sua mano mi ha lasciata.
L'ho sentita frugare nel cassettone, poi è tornata verso di me.

 
Florence Dugas