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[...] Oh Gesù, salvami, niente di più
bello, questo rosso-rosa, e ancora di più - la bruttezza - un
bocciolo di rosa avvinghiato al marciume totale di lui. Non poteva fermarsi.
Martin Blanchard le tolse le mutandine, ma al tempo stesso sembrava
che non potesse smetter di baciare quella bocca minuscola, e lei stava
per svenire, aveva smesso di colpirgli la faccia, ma la diversa lunghezza
dei loro corpi rendeva la cosa difficile, goffa, davvero, e nel pieno
della passione, lui non poteva pensare. Ma il suo cazzo era fuori -
largo, violaceo, orribile, come qualche puzzolente follia venuta allo
scoperto da sola, senza sapere dove andare.
E di continuo - sotto quella piccola lampadina - Martin sentiva le voci
dei ragazzi che dicevano, "Guarda! Guarda! Lui ci ha quell'affare
grosso e sta cercando di mettere quell'affare grosso nella fessurina
di lei!"
"Ho sentito dire che è cosi che la gente fa i bambini."
"Ma hanno voglia di fare un bambino proprio qui?"
"Può essere."
I ragazzi si avvicinarono, fissandoli. Martin continuava a baciare quel
volto mentre cercava di metterle dentro la testa del coso. Niente da
fare. Non riusciva a pensare. Avvampava, avvampava, avvampava, tutto
qui. Poi vide una vecchia seggiola con lo schienale dritto a cui mancava
un listello. La portò sulla seggiola, senza mai smettere di baciarla,
col pensiero fisso ai brutti capelli appallottolati di lei, a quella
bocca levata contro la sua.
Soluzione.
Martin si avvicinò alla seggiola, si sedette, sempre continuando
a baciare quella piccola bocca e quella piccola testa, ancora e ancora
e poi fece in modo di aprirle le gambe. Quanti anni aveva? Avrebbe funzionato?
I ragazzi s'erano fatti molto vicini, intenti a osservare.
"Le ha messo la punta dentro."
"Già. Guarda. Faranno un bambino?"
"E che ne so?"
"Guarda adesso! Gliene ha messo dentro la metà!"
"Un serpente!"
"Già! Un serpente!"
"Guarda! Guarda! Lo sta facendo andare avanti e indietro!"
"Si. Le sta entrando più in fondo."
"E' entrato fino in fondo!"
E' nel suo corpo adesso, pensò Martin. Gesu', il mio cazzo dev'
esser lungo quanto metà del suo corpo!
Era piegato su di lei sulla sedia, la baciava e la sfondava contemporaneamente,
non gliene importava proprio, avrebbe potuto strapparle via la testa
immediatamente.
Poi venne.
Sospesi insieme su quella sedia sotto la lampada elettrica. Sospesi.
Poi Martin adagiò il corpo di lei sul pavimento del garage. Tolse
il gancio alla porta. Usci'. Tornò a casa. Premette il pulsante
dell'ascensore. Scese al piano, arrivò al frigorifero, prese
una bottiglia, si versò un bicchiere di vino dolce, si mise a
sedere e attese.
Subito arrivò gente da tutte le parti. Venti, venticinque, trenta
persone. Fuori dal garage. Dentro il garage.
Poi un'ambulanza percorse il passo carraio. Martin li vide tirar fuori
una barella. Poi l'ambulanza parti. Solo gente. Altra gente ancora.
Bevve il vino, se ne versò dell'altro.
Forse non sanno chi sono, pensò. Non esco spesso da questo posto.
Per qualche ragione non era così'. Non aveva chiuso la porta
a chiave. Entrarono due poliziotti. Alti e grossi, piuttosto belli.
Gli piacquero, quasi.
"O.K., stronzo!"
Uno di loro gli sferrò un diretto in faccia. Mentre Martin si
alzava e porgeva le mani per le manette, l'altro prese il manganello
e lo colpi in pieno ventre. Martin cadde a terra. Non riusciva né
a respirare né a muoversi. Lo rialzarono. L'altro lo colpi ancora
in faccia.
Era arrivata gente dappertutto. Non lo scortarono di sotto in ascensore,
ma a piedi, spingendolo giù per i gradini.
Facce, facce, facce fuori dalle porte, facce per strada. Nella macchina
della polizia era molto strano - c'erano due poliziotti nel sedile di
fronte e altri due poliziotti nel sedile posteriore insieme a lui. Gli
riservarono un trattamento speciale.
"Un figlio di puttana come te potrei anche ammazzarlo," gli
disse uno dei poliziotti del sedile posteriore. "Un figlio di puttana
come te potrei anche ucciderlo senza nemmeno cercare di..."
Martin cominciò a piangere senza far rumore, le lacrime gli scendevano
a scatti come cose selvagge.
"Io ho una figlia di cinque anni," disse uno dei poliziotti
di dietro. "Potrei ammazzarti senza nemmeno pensarci su!"
"Ho dovuto farlo," disse Martin, "credetemi, Gesù
aiutami, ho dovuto farlo."
Il poliziotto cominciò a picchiare Martin in faccia con il manganello.
Nessuno lo fermò. Martin cadde all'indietro, vomitò vino
e sangue, il poliziotto lo rimise diritto, lo manganellò in faccia,
sulla bocca, spaccandogli quasi tutti i denti davanti.
Poi lo lasciarono in pace per un po', mentre andavano verso il commissariato
[...]
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