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IV. stanza
Non si recita l'officio il giorno in cui si impicca un condannato
: il cuore del Cappellano é troppo malato o il suo volto é
troppo pallido o c'è scritto ne' suoi occhi ciò che nessuno,
deve leggere mai.
Perciò fummo tenuti chiusi fin quasi a mezzogiorno e allora venne
suonata la campana e i custodi colle loro tintinnanti chiavi aprirono
ogni cella e scendemmo pesantemente la scala di ferro, liberi alfine
dal nostro ben distinto inferno.
E - fuori - camminammo immersi nella viva aria di Dio, ma non secondo
l'usata maniera, perché il viso dell'uno era bianco e quello
dell'altro era cupo - e mai io non vidi degli uomini tristi guardare
così intensamente la luce.
Mai io non vidi degli uomini tristi fissare con un occhio così
intenso quella piccola striscia d'azzurro che noi, prigionieri, chiamavamo
il cielo e ogni nuvola indifferente che navigava libera e felice.
Ma ce n'erano alcuni tra noi che camminavano colla testa bassa, perché
sapevano che, se a ciascuno fosse data la parte che gli spetta, essi
avrebbero pur dovuto morire: quell'altro non aveva ucciso che una cosa
viva, mentre essi avevano assassinato una cosa morta.
Colui, infatti, che pecca una seconda volta richiama al mondo della
sofferenza un'anima morta e la trae dal suo maculato sudario e la fa
sanguinare di nuovo, e la fa sanguinare di larghe gocce di sangue -
e la fa sanguinare invano !
Come delle scimmie o dei pagliacci, in mostruosa parata, tatuati di
frecce in irregolari disegni, silenziosamente noi andavamo lungo il
cortile di lubrico asfalto; silenziosamente andavamo intorno intorno
e nessuno faceva motto.
Silenziosamente andavamo intorno intorno, e dentro ad ogni cervello
vuoto, la Memoria di terribili cose s'ingolfava come un vento terribile
e l'Orrore caracollava davanti a ciascuno e il Terrore assaliva ciascuno
alle spalle.
Si pavoneggiavano, i Custodi, qua e là, sorvegliando il loro
armento di bruti; le loro divise erano nuove di fiamma - ed era la tenuta
dei giorni di festa; - ma noi ben sapevamo quale compito avevano assolto,
guardando la calce viva delle loro scarpe.
La, infatti, dov'era stata scavata una tomba non c'era più tomba
alcuna ; soltanto un po' di terra e di sabbia accanto all'orrido muro
della prigione e un mucchietto di calce bollente - per dare un sudario
a quell'uomo.
Ed ha un sudario, l'infelice ! come non tutti ne possono avere: in fondo
in fondo, al limite estremo d'un cortile di prigione, e ignudo per massima
vergogna, egli giace, con delle catene strette ad ogni piede, ravvolto
in un drappo di fiamma !
E per l'eternità la calce viva divora la carne e le ossa, corrode
le fragili ossa durante la notte, corrode la tenera carne durante il
giorno, avida a volta a volta di carne e di ossa, ma il cuore se lo
mangia senza tregua.
Durante tre lunghi anni la sopra non semineranno e non pianteranno :
durante tre lunghi anni l'angolo maledetto rimarrà sterile e
ignudo e si rivolgerà al cielo meravigliato con uno sguardo senza
rimproveri.
Essi credono che il cuore d'un assassino corromperebbe la buona semente
che seminano. Oh, non è vero! La benevola terra di Dio é
più generosa di quel che non pensino gli uomini - e la rosa rossa
vi sboccerebbe più rossa e la rosa. bianca più bianca
ancora.
Dalla sua bocca una rosa, una rossa rosa di porpora ! Dal suo cuore
- una rosa bianca ! Chi può dire in quale strana maniera Cristo
esprima la sua volontà, poiché l'arido bordone del pellegrino
si coperse di fiori alla presenza del grande Papa.
Ma né la rosa candida come il latte, né la rosa rossa
di porpora possono fiorire nell'aere d'una prigione ; frantumi, ciottoli
e selci - ecco tutto quel che ci danno qui; poiché lo sanno bene
che talvolta i fiori hanno calmato la disperazione dell'uomo semplice.
Perciò la rosa rossa come il vino, e la rosa bianca non si sfoglieranno
mai, a petalo a petalo, su quel po' di terra e di sabbia, accanto all'orrido
muro della prigione - per dire agli uomini che passano nel cortile che
il Figlio di Dio é pur morto per tutti.
Eppure, benché l'orrido muro della prigione lo serri ancora tutto
intorno, benché non possa errare la notte uno spirito carico
di catene e benché uno spirito che giace in una terra così
empia non possa fare altro che piangere, egli é in pace.
Egli é in pace - lo sventurato ! - egli è in pace o lo
sarà tra poco: là non v'é nulla che lo possa impaurire
e il Terrore non gli si mostra di pieno giorno, perché la Terra
senza luce nella quale egli giace non ha né Sole, né Luna.
Lo impiccarono come s'impicca una bestia : non suonarono nemmeno un
rintocco per confortare un poco la sua anima spaventata, ma precipitosamente
lo trascinarono via e lo nascosero in una fossa.
Gli tolsero gli abiti di tela e lo lasciarono in pasto alle mosche;
si beffarono della sua gola rossa e gonfia e de' suoi occhi puri ed
assorti e con delle sghignazzanti risate fecero un mucchio del sudario
nel quale il condannato riposa.
Il Cappellano non s'inginocchierebbe mai su quella tomba disonorata,
né vi metterebbe la Croce benedetta che il Cristo santificò
per i peccatori -- perché quell'uomo era di coloro che Cristo
venne a salvare.
Ma tutto é bene ; egli non ha varcato che i limiti conosciuti
della Vita ; e - per lui - delle lagrime di estranei riempiranno l'urna
della Pietà spezzata da molto tempo, perché coloro che
lo piangeranno saranno i reietti, e i reietti sanno piangere sempre.
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