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Luca, poveretto, non ci stava né meglio né peggio;
faceva il suo dovere laggiù, come l'aveva fatto a casa sua, e
si contentava. Non scriveva spesso, è vero - i francobolli costavano
venti centesimi - né aveva ancora mandato il ritratto, perché
da ragazzo lo canzonavano che aveva le orecchie d'asino; e invece di
tanto in tanto metteva nella lettera qualche biglietto da cinque lire,
che trovava modo di buscarsi servendo gli ufficiali.
Il nonno aveva detto: "Prima deve maritarsi la Mena". Ancora
non ne parlava, ma ci pensava sempre, e adesso che tenevano nel canterano
qualcosuccia per pagare il debito, aveva fatto il conto che colla salatura
delle acciughe si sarebbe pagato Piedipapera, e la casa restava libera
per la dote della nipote. Perciò erano stati qualche volta a
chiacchierare sottovoce con padron Fortunato, sulla riva, mentre aspettavano
la paranza, o seduti al sole davanti la chiesa, quando non c'era gente.
Padron Fortunato non voleva far torto alla sua parola, se la ragazza
aveva la dote, tanto più che suo figlio Brasi gli dava sempre
dei grattacapi, a correre dietro le ragazze che non avevano nulla, come
un baccalà che era.
- "L'uomo per la parola, e il bue per le corna", tornava a
ripetere.
Mena aveva spesso il cuore nero mentre tesseva, perché le ragazze
hanno il naso fine, ed ora che il nonno era sempre a confabulare con
compare Fortunato, e in casa parlava spesso dei Cipolla, ci aveva sempre
la stessa cosa davanti agli occhi, come se quel cristiano di Compar
Alfio fosse incollato sui panconi del telaio, colle immagini dei santi.
Una sera aspettò sino a tardi per veder tornare Alfio insieme
al carro dell'asino, colle mani sotto il grembiale, perché faceva
freddo e tutte le porte erano chiuse, e per la stradicciuola non si
vedeva anima viva; così gli diede la buona notte dall'uscio.
- Che ve ne andate alla Bicocca al primo del mese? gli disse finalmente.
- Ancora no; ci ho più di cento carichi di vino per la Santuzza.
Dopo ci penserà Dio. - Ella non sapeva più che dire, intanto
che compar Alfio si affaccendava nel cortile a staccar l'asino, e ad
appendere gli arnesi al piuolo, e portava la lanterna di qua e di là.
- Se ve ne andate alla Bicocca chi sa quando ci vedremo più!
disse infine Mena che le mancava la voce.
- O perché? Ve ne andate anche voi?
La poveretta stette un pezzetto senza rispondere, sebbene fosse buio
e nessuno potesse vederla in viso. Di tanto in tanto si udivano i vicini
parlare dietro gli usci chiusi, e piangere i bambini, e il rumore delle
scodelle, dove stavano cenando, sicché nessuno poteva udire.
- Ora dei denari che ci vogliono per Piedipapera ne abbiamo la metà,
alla salatura delle acciughe pagheremo anche il resto.
Alfio a quel discorso lasciò l'asino in mezzo al cortile, e venne
sulla strada. - Allora vi maritano dopo Pasqua?
Mena non rispose. - Ve l'avevo detto io! aggiunse compare Alfio. - Li
ho visti parlare io padron 'Ntoni con padron Cipolla.
- Sarà come vuole Dio! disse poi Mena. A me non importa di maritarmi,
purché mi avessero lasciata stare qui.
- Che bella cosa, aggiunse Mosca, quando uno è ricco come il
figlio di padron Cipolla, che può prendersi la moglie che vuole,
e può stare dove gli piace!
- Buona notte, compar Alfio; disse poi Mena, dopo essere stata un altro
pezzetto a guardare la lanterna appesa al rastrello, e l'asino che andava
abboccando le ortiche pel muricciolo. Compare Alfio diede la buona notte
anche lui, e se ne tornò a mettere l'asino nella stalla.
- Quella sfacciata di Sant'Agata, - brontolava la Vespa, la quale era
a tutte l'ore dai Piedipapera, col pretesto di farsi prestare dei ferri
da calza, o per venire a regalare qualche pugno di fave che aveva raccolto
nella chiusa, - quella sfacciata di Sant'Agata è sempre a stuzzicare
compare Mosca. Non gli lascia un momento per grattarsi il capo! Vergogna!
- e brontolava ancora per la strada, mentre Piedipapera chiudeva l'uscio,
tirandole dietro tanto di lingua. - La Vespa è infuriata come
fossimo in luglio! sghignazzava compare Tino.
- A lei che gliene importa? chiese comare Grazia.
- Gliene importa perché ce l'ha con tutti quelli che si maritano,
e ora sta covando cogli occhi Alfio Mosca.
- Tu dovresti dirglielo, che a me non mi piace di tenere il candeliere.
Come se non si vedesse che sta qui per compare Alfio, e poi la Zuppidda
va spargendo che noi ci troviamo il nostro conto a fare questo mestiere.
- La Zuppidda farebbe meglio a grattarsi la sua testa, perche ci è
da grattare! Con quella porcheria di tirarsi in casa 'Ntoni di padron
'Ntoni, mentre il vecchio e tutti fanno il diavolo, e non ne vogliono
sapere. Chiudi la finestra. Oggi sono stato mezz'ora a godermi la commedia
che facevano 'Ntoni con la Barbara, che mi dolgono ancora le reni dallo
stare chinato dietro il muro, per sentire quello che dicevano. 'Ntoni
era scappato dalla Provvidenza, col pretesto di andare a pigliare la
fiocina grande pei cefali; e le diceva: - Se il nonno non vuole, come
fareno? - Faremo che scapperemo insieme, e poi quando la cosa è
fatta dovranno pensarci loro a maritarci, e saranno costretti a dir
di sì per forza, rispondeva lei; e sua madre era lì dietro
ad ascoltare, ci giuocherei tutt'e due questi occhi! Bella la parte
che rappresenta quella strega! Ora voglio far ridere tutto il paese.
Don Silvestro, come gliela raccontai, disse che scommetteva di fare
cascare la Barbara coi suoi piedi, come una pera matura. Non ci mettere
il saliscendi all'uscio, perché aspetto Rocco Spatu che deve
venire a parlarmi.
Don Silvestro, per far cascare comare Barbara coi suoi piedi ne aveva
almanaccata una, che il frate il quale dà i numeri del lotto,
non l'avrebbe trovata. - Voglio levarmi davanti, aveva detto, tutti
quelli che cercano di prendermi la Barbara. Quando non avrà più
nessuno da sposare, allora dovranno pregarmi loro, e farò i patti
grassi, come s'usa alla fiera, quando i compratori sono scarsi.
Fra quelli che cercavano di prendersi la Barbara c'era stato Vanni Pizzuto,
allorché andava a far la barba a mastro Turi che aveva la sciatica,
ed anche don Michele, il quale si annoiava a passeggiare colla pistola
appesa alla pancia, senza far nulla, quando non era dietro il banco
della Santuzza, e faceva l'occhietto alle belle ragazze, per ingannare
il tempo. La Barbara da principio aveva risposto all'occhietto; ma poi,
dopo che sua madre le aveva detto che quelli eran tutti mangiapani a
ufo, più birri che altro, e i forestieri vanno frustati, gli
aveva sbattuto la finestra sul naso, così baffuto e col berretto
gallonato com'era, e don Michele se n'era mangiato il fegato, e per
dispetto seguitava a passare e ripassare per la via, attorcigliandosi
i baffi, e col berretto sugli occhi. La domenica poi si metteva il cappello
colla piuma, e andava a scaricarle un'occhiataccia dalla bottega di
Vanni Pizzuto, mentre la ragazza andava a messa colla mamma. Don Silvestro
prese ad andare a farsi radere anche lui, fra quelli che aspettavano
la messa, e a scaldarsi al braciere per l'acqua calda, e scambare le
barzellette. - Quella Barbara gli lascia addosso gli occhi, a 'Ntoni
Malavoglia, andava dicendo. Volete scommettere dodici tarì che
se la piglia lui? Lo vedete che s'è messo ad aspettarla, colle
mani nelle tasche?
Vanni Pizzuto allora lasciò don Michele colla saponata sulla
faccia, e si affacciò all'uscio:
- Che pezzo di ragazza, per la madonna! E come cammina col naso nella
mantellina, che pare un fuso! Pensare poi che deve papparsela quel cetriolo
di 'Ntoni Malavoglia!
- Se Piedipapera vuol esser pagato, 'Ntoni non se la pappa; ve lo dico
io. I Malavoglia avranno altro da grattarsi, se Piedipapera si piglia
la casa del nespolo.
Vanni Pizzuto tornò a prendere pel naso don Michele. - Eh? che
ne dite, don Michele? Anche voi le avete fatto il cascamorto. Ma quella
è una ragazza che fa mangiare agro di limone.
Don Michele non diceva nulla, si spazzolava, si arricciava i baffi,
e si metteva il cappello davanti allo specchio. - Ci vuol altro che
cappelli colla penna per quella lì! sogghignava Pizzuto.
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