11 febbraio 1937

(Da: "Fuoco - Diari d'Amore")

 
 

Serata con Henry(*), che mi porta da amici suoi perché "la cena sarà buona". Non appena entro l'atmosfera mi soffoca - sconsolata. Non riesco a sciogliermi, a parlare e ridere. Ho un moto di ribellione. Guardo questa gente mediocre e mi chiedo:"Perché, perché, perché? Lui si adatta. Mangia e beve e raggiunge la beatitudine. Sono arrabbiata non con questa gente ma con Henry, perché si accontenta e si diverte. Mi sento agitata, nervosa, assente. Fremo di ribellione contro la sua passività. Meglio star sola. Dico: "Perché non riesci mai a stare da solo, perché questo vizio, questa passione per la gente, come per i brutti film.
Su nel suo appartamento, esplodo. Caos. Henry emotivo. Improvvisamente grida: "Non voglio impazzire. Non voglio fare la fine di Nietzsche. Voglio accettare me stesso e divertirmi. Ho chiesto anche più di te. Non sono veramente felice, ma voglio essere felice, cosi prendo quello che capita e me la godo. Tu sei troppo esigente. Io non me la prendo."
"Come per un brutto film."
"Sì "
Spostiamo il nostro antagonismo su un piano più elevato - per spirito di contraddizione. Lui fa il cinese. Dice: "Se le cose vanno male in Francia me ne vado. Vado in Olanda.. Finito. Me la batto. Soprattutto, non credo nella lotta."
Parlando degli amici fa la seguente affermazione: "La verità, la verità autentica è che ho un sacco di amici che mi vogliono bene, ma io non voglio bene a nessuno. Se solo sapessero quanto poco m'importa di loro."
Lui dà l'impressione che gli importi. Si ammansisce, si scioglie, diventa sentimentale. Ci cascano tutti. Crea un'illusione di calore. Ma se qualcuno arrivasse con un bisogno vero scoprirebbe come stanno le cose. Io invece do l'impressione che non me ne importi. Posso sembrare distante. Ma se qualcuno ha davvero bisogno si scopre che sono piena d amore.
Proprio quel pomeriggio Elena aveva detto: "Henry è stato un caso - creato perché io conoscessi te. Mi hai dato la vita di cui avevo bisogno. So che Henry non mi avrebbe potuto dare quello che mi hai dato tu."
Persino ieri sera, annoiata, irrequieta e in guerra con Henry perché sembra che abbracci e ami tutti, sono stata io a provare pietà per la nostra ospite, Betty, chiusa e triste. Henry, che lei considera un amico, ha detto: "Se si buttasse dalla finestra e si ammazzasse, non me ne importerebbe."
Siccome a lui non importa di niente, Henry può stare nel mondo in continuazione. Siccome a me importa, io non ci riesco.
Sono parole sue: "Come un mollusco. Voglio vivere come un mollusco."
Tutta la nostra sofferenza deriva da questo ritmo passivo-attivo. Questo mollusco mi irrita appena ci ritroviamo fuori nel mondo insieme. Henry-nel-mondo è l'aspetto di lui che odio: il suo sentimentalismo, le sue esagerazioni, il suo stupido entusiasmo per tutto, la sua dispersività, il suo stato d'animo passivo, inebetito, abruti, le sue beatitudini digestive, le sue falsità, le sue vanità, il suo cinismo e la sua voracità, il suo sfruttamento degli altri. Nel mondo è falso e opportunista, una vera puttana.
Desideravo disperatamente Gonzalo.

Jean Carteret: alto con occhi elettrici. Quando ho aperto la porta i suoi occhi hanno avuto il baluginio della visione trascendente. Mi ha visto immediatamente, in modo trasparente. Io ho visto un uomo con gli occhi. Ed ecco che ero io a essere senza veli. La sua visione era persino più rapida della mia. Mi ha visto e ha detto: "Sei un personaggio uscito da un mito; vivi nel mito. Ti vedo come uno specchio bellissimo, impeccabile. Uno specchio puro, molto puro. Lo specchio per te è importante. Il giorno in cui ti porteranno a casa un grande specchio, in regalo, sarà un giorno fortunato. Se si rompe uno specchio sarai sfortunata. Porti il braccialetto sul braccio sinistro. Dipendi dai tuoi affetti. Ma porte e muri per te non esistono. Sei fondamentalmente indipendente."
Pieno di elettricità. Cerca di sfruttare le sue doti nel campo dell'astrologia o della psicologia. Dinamico. Bocca sensuale. Metà inferiore del volto volgare. Metà superiore luminosa. Il mento e la parte inferiore della guancia butterati. Non disumano, come Moricand che spersonalizza. No.

 
Anaïs Nin
(*) Henry Miller