La fine dei Don Giovanni

(Da: "Amori ridicoli")

 

"Dovendo decidere se sono Don Giovanni o la morte, pur a malincuore mi trovo costretto a propendere verso l'opinione del professore " disse Havel bevendo un buon sorso di vino. " Don Giovanni. Lui sì che era un conquistatore. E di quelli con la maiuscola. Il Grande Conquistatore. Ma, scusatemi, come volete essere un conquistatore in un territorio dove nessuno vi impedisce alcunché, dove ogni cosa è possibile e tutto è permesso? L'era dei Don Giovanni è finita. Il discendente attuale di Don Giovanni non conquista più, colleziona soltanto. Il personaggio del Grande Conquistatore è stato sostituito dal Grande Collezionista, solo che il Collezionista è tutto meno che un Don Giovanni. Don Giovanni era un personaggio da tragedia. Su di lui pesava la colpa. Peccava allegramente e rideva di Dio. Era un blasfemo e finì all'inferno.
" Don Giovanni portava sulle spalle un fardello drammatico che il Grande Collezionista neanche immagina, perché nel suo mondo ogni fardello ha perso il suo peso. I macigni sono diventati piume. Nel mondo del Conquistatore un solo sguardo pesava quanto, nel regno del Collezionista, dieci anni del più assiduo amore fisico.
" Don Giovanni era un signore mentre il Collezionista è uno schiavo. Don Giovanni trasgrediva con impudenza le convenzioni e le leggi. Il Grande Collezionista si limita ad applicare ubbidiente, col sudore della fronte, le convenzioni e le leggi, perché il collezionismo è entrato nel novero delle buone maniere, del bon ton, è quasi un obbligo. Se su di me pesa una colpa, è solo quella di non prendere Eli-
sabet.
" II Grande Collezionista non ha nulla in comune ne con la tragedia ne con il dramma. Grazie a lui, l'erotismo che era sempre stato una trappola generatrice di catastrofi, è diventato qualcosa di simile alle colazioni e ai pranzi, alla filatelia, al ping-pong, se non addirittura a una corsa in tram o a un giro per acquisti. Egli l'ha introdotto nel circolo della quotidianità. L'ha trasformato nelle quinte e nelle tavole di un palcoscenico dove il vero dramma non è ancora iniziato. Ahimè, amici, " esclamò pateticamente Havel " i miei amori (se così posso chiamarli) sono l'impiantito di una scena sulla quale non si recita nulla.
" Cara dottoressa e caro professore. Voi avete messo in opposizione Don Giovanni e la morte. Per puro caso e per inavvertenza avete in tal modo colto la sostanza della questione. Osservate! Don Giovanni lottava con l'impossibile. E ciò è molto umano. Invece, nel regno del Grande Collezionista non esiste nulla di impossibile, perché è il regno della morte. Il
Grande Collezionista è la morte venuta a prendere la tragedia, il dramma, l'amore. La morte venuta a prendere Don Giovanni. Nel fuoco dell'inferno dov'è stato spedito dal Commendatore, Don Giovanni è vivo. Ma nel mondo del Grande Collezionista, dove le passioni e i sentimenti volano nello spazio come piume, in questo mondo egli è morto per sempre.
" Ma quando mai, cara dottoressa, " disse Havel tristemente " quando mai io sarei simile a Don Giovanni! Cosa non darei per vedere il Commendatore
e sentire nell'anima il peso terrificante della sua maledizione, e avvertir crescere dentro di me la grandezza della tragedia. Ma quando mai, dottoressa! Io al massimo sono un personaggio da commedia, e anche questo non lo devo a me stesso, ma ancora a Don Giovanni, perché solo sullo sfondo storico della sua tragica allegria potete in qualche modo percepire la comica tristezza della mia esistenza di donnaiolo che, senza questo termine di confronto, non sarebbe che grigia quotidianità, uno sfondo noioso".

 
Milan Kundera