L'occhio azzurro

(Da: "Il poeta assassinato")

 
 

" L'indomani una biondina, che si chiamava Clémence de Pambré, rientrò tutta pallida nell'aula dalla quale era uscita poco prima e bisbigliò alla sua compagna di banco, Louise de Pressec, che nella penembra del corridoio si era imbattuta in un occhio azzurro. Ben presto tutta la classe seppe dell'esistenza dell'occhio azzurro.
Nessuna ascoltava più la suora che c'insegnava storia. Da quel momento le allieve cominciarono a dare risposte assurde, e io stessa, che non ero molto ferrata in quella materia, quando mi fu chiesto a chi era succeduto Francesco I, risposi sbadatamente, senza alcuna convinzione, che era Carlo Magno e la mia compagna di banco, incaricata d'illuminare la mia ignoranza, espresse la convinzione che fosse succeduto a Luigi XIV. Avevamo ben altro da fare che pensare alla cronologia dei re di Francia: pensavamo all'occhio azzurro ".

" E in meno di una settimana ciascuna di noi ebbe l'occasione d'incontrarlo, quell'occhio azzurro.
Tutte noi avevamo le traveggole, ne sono certa, eppure lo abbiamo visto tutte. Passava veloce, macchiando l'ombra dei corridoi del suo bell'azzurro. Ne eravamo spaventate e nessuna osava parlarne alle suore.
Ci rompevamo la testa per scoprire a chi potesse appartenere quell'occhio spaventoso. Non mi ricordo più quale di noi avanzò l'idea che fosse l'occhio di uno dei cacciatori che erano passati qualche sera prima tra le fanfare dei corni, i cui squilli lirici e struggenti persistevano nella nostra memoria. E fu deciso così.
Tutte ci convincemmo che uno dei cacciatori fosse nascosto nel convento e l'occhio azzurro fosse il suo. Trascurammo completamente di pensare che quell'occhio isolato designava un guercio e che gli occhi non vedono attraverso i corridoi dei vecchi conventi né vagano staccati dai loro corpi.
Con tutto ciò continuammo a pensare all'occhio azzurro e al cacciatore che esso evocava.
La paura dell'occhio azzurro era cessata. Avremmo voluto che si fosse fermato per fissarci e trovavamo mille pretesti per uscire da sole nel corridoio, per incontrare l'occhio fantastico che ormai ci aveva affascinate ".

" Ben presto entrò in gioco la civetteria. Nessuna di noi voleva essere vista dall'occhio azzurro con le mani sporche d'inchiostro. Ognuna, percorrendo i corridoi, faceva del suo meglio per sembrare più graziosa.
Al convento non c'erano ne specchi ne cristalli, e ben presto vi sopperì la nostra naturale ingegnosità. Ogni volta che passavamo davanti a una porta di vetro che dava su un pianerottolo, un lembo di grembiule nero applicato dietro il vetro formava uno specchio improvvisato nel quale ci guardavamo di sfuggita, ravviandoci i capelli e domandandoci se eravamo carine ".

" La storia dell'occhio azzurro durò per due mesi: poi lo incontrammo sempre più di rado. Alla fine ci pensammo in modo affatto sporadico e, se di tanto in tanto se ne parlava ancora, non mancavamo di rabbrividire.
Ma in quel brivido si mescolava del timore e anche qualcosa che somigliava al piacere: all'intimo piacere di parlare di una cosa proibita ".

Ragazze d'oggi, voi non avete mai visto passare l'occhio azzurro!

 
Guillaume Apollinaire