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| E nottetempo la gente si arrappa, s'ingrifa, al serra serra si disgroppa. Ah... eh... ah... bada ansimare... di tappa in tappa svelta s'accoppia, s'aggroppa. Ponte sui sensi, avendoli, s'acchiappa con mutua trappola, greve s'intoppa fino allo scoppio... gioca a stringichiappa a strappa strappa e a cervello di stoppa por toppa... E intanto la notte le scappa da razionalità antidotata e imperata... Io dolente, in gola un groppo, il mio universo di assenze e la mappa dei miei giorni ridesti mi sciroppo, di pensamento in abuso incappata. La stessa rigirata d'angoscia in margine all'esiguo e al troppo: il succo della notte invero allappa. |
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| Terra alla terra, vieni su di me: voglio il tuo vomere nella mia terra, fiorire ancora traboccando e offrire il fiore a te, mio cielo in terra. |
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| Osceno e sacro l'amore delibera stessa sede per sé e per gli escrementi. Se non mi leghi io non sarò mai libera, né casta mai se tu non mi violenti. Ci dava la prigione del destino solo qualche ora d'aria per l'amore che per destino ha solo il suo declino. Si aspetta e si riaspetta e poi si muore. Dài, maledetto! Amore, dài, sii buono, rimetti insieme tutte le mie tessere per farmi essere quella che sono e che ancora non ho potuto essere Così: una e molteplice, infinita negli insiemi infiniti della mente, e cripta di reliquie in morte e in vita, io solo questo so: che non so niente. |
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| Giura che mi terrai nuda e legata per una notte intera, a luci spente; che se mento sarò martirizzata a mezzogiorno, irrevocabilmente. |
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| Donna bambina ma di troppe brame o donna di dolori e di buriane, sempre presa da trippe e budellame, non so uscire dal buio stamane, dal cavo della mia notte catrame, tra geli duri e colpi di caldane, e sollevarmi e via con voglie grame fingendo quieti, cose lievi e piane, per i giorni di guerra e bulicame e per predar le prede piene e vane, e a vedere come senza esche o trame poco lega l'amoroso legame... Oh cuore che mi caschi! Che rimane? un annientato niente. E ho anche fame. |
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Nel luglio altero, lui tenero audace, |
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Adesso mi riaffiorano i ricordi: |
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"Il vostro sguardo insolente dovrà |
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Vieni, entra e coglimi, saggiami provami
Cuocimi bollimi addentami
covami. Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Legami annegami e infine annientami. |
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| Mi dispero perché non ho parole che ad attrarti e tenerti sian ventose, né ad impaurirti parole-pistole del pari del vetriolo perniciose; non ne ho, per colpirti, come mole, attive, maledette e contagiose, neanche ne ho armate e di gran mole, o lievi, per sfiorarti, voluttuose, e termometriche, o anche al tornasole, d'intimità segrete in più curiose, di contese, in riserve nere, spose al piacere; nemmeno di insidiose ne ho, quelle che ho in cuore sono esplose, e non lasciano mai intatte le cose. |
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| In questa maledetta notte oscura con una tentazione fui assalita che ancora in cuore la vergogna dura. Io così pudica, così compita, vedevo un uomo a me venire piano e avvolgermi quasi avido la vita; un altro ne veniva e con la mano oh delicatamente lui mi apriva, e un altro e un altro e un altro ch'era vano a guerra apparecchiarmi d'armi priva già incatenata, e senza una catena, nel tempo che la vita non par viva. "Non vuoi? piccola piccola sirena..." Posso io non volere e star da lato? "Oh lasciatemi!" e respiravo appena, il cuore dalla sua sede saltato. Con cento mani vinte le mie braccia Tutte le ossa mi avevano contato, ad ogni cavità davan la caccia; nel denso, nelle viscere spremuta, in una tomba di carne che schiaccia e macina e mette al niente... perduta. Che mai feci, che mai feci mio Dio? Mercè, pietà, perdono, chi mi aiuta? |
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Patrizia Valduga
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