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O notte, notte, invano tu nascondi
nei tuoi capelli il mio vile nemico,
invano vuoi che in quel vomito affondi:
io non ti supplico, ti maledico.
Apri, ti prego, fa' che veda il cielo;
contro il tuo buio invano mi affatico,
come un ascesso brucia, è uno sfacelo.
La notte adesso ha il tuo buio colore,
viene ad arare i volti col suo velo
oppure ad invecchiare solo il cuore
e sparge in faccia ai vivi arie di morti.
Mi vuoi dare lezioni di terrore?
Altra cosa non so che ti sconforti.
O regina, regina adolescente
manda ambasciate alle anime dei morti,
perché hai poco amato e falsamente:
gigante pena dai, piacere nano.
Armi da insanguinare un'ombra assente!
Tu che vortichi vortichi sul piano,
chiudendo i sogni come in una rete,
e il lascivo tentare della mano
nelle più interne parti e più segrete
non lo discopri dunque, non ne fiati?
Ditelo voi, mie notti, che sapete!
Oh beati, voi morti e sotterrati,
immuni dalle gioie e dalle pene,
dall'orrore di amori simulati...
Baciato avrei nei polsi le tue vene,
ma tu mi cambi il letto in sepoltura,
ma tu ami chi in carcere ti tiene,
ma se parli con me parli in paura.
Aspettando la vita che vivrai?
o duri sonni o cosa altra più dura.
Se spaventarmi vuoi più che non fai
minacciami la vita e non la morte,
più morta di cosi non sarò mai.
Oggi la vita preme ad altre porte
e va di notte e il buio è la sua scorta.
Mio dissennato amore, mia dissorte,
e lasci il cuore tuo di porta in porta ?
e doni non distingui da rapine?
e chiedi ancora amore a un' ombra smorta?
Nella notte che stringe le cortine
l'anima oscilla le sue lente cime,
fa il conto delle morti clandestine
e pieno di rapina alle ore prime,
perché non trovi più scampo la sera,
affila il tempo invisibili lime.
Non ci sarà mai notte cosi nera
che tu non veda in sogna i tuoi amanti?
Ti ho veduta morire, primavera,
e sotto quanti cieli palpitanti,
metamorfosi sì di tutti i sensi...
E di questo ti vanti? Dillo, avanti,
chi hai in mente, dimmelo, a chi pensi?
O l'ombra della carne o il suo veleno
per reliquie di schiume e umori densi
di nere trame segni quel sereno
e coi chiodi nel cuore ti conduca.
Anche del pianto devo fare a meno?
anche di nascosto ? anche in una buca ?
ingozzata di un sangue fatto sego,
la gola guasta, la morte alla nuca?
Perdonami, perdonami, ti prego,
io non ho visto qui passare nulla,
forse una voce, da là, non lo nego.
Pensi dunque che non ricordi nulla?
Ma nulla più mi turba e più mi accora;
chiedeva: "E ora non mi dici nulla?
frane di morti su noi vivi ancora?"
Il tuo piangere d'ora ben ti sta:
son treni'anni che tremi per un'ora
di morte e inciampi nell'oscurità.
Alle cadute tu poni l'inciampo
e non vorrei più chieder pietà,
ma quest'ombra e vapore e volo e lampo
e il velluto notturno ad ingabbiarmi...
non c'è scampo dall'uomo, non c'è scampo.
O fu all'orecchio il mio sangue a frusciarmi...
Se lo giurassi non ci crederei.
Ha le sue morti il cuore, i suoi allarmi.
Perché l'ho visto io con gli occhi miei
e mica uno, dieci cento mille.
Se tu non fossi qui mi arrenderei.
Ma dove ti precipiti, imbecille?
toma dov'eri! Non chiedeva molto
la nera notte per le mie pupille.
Non insistere, tanto non ti ascolto.
schizzava sangue sul giorno trascorso
e il volto della morte avevo in volto
per non mostrarmi fragile al suo morso;
io spezzavo con la scure il tuo cuore,
ma in ogni solco correva il suo corso.
Quando la luce succhiava il vapore
con la scure mi spezzava, e sparì.
E come non ti arrendi a tanto amore?
Come si fatica arrivati qui!
Un'anonima notte mi sfigura
ma io non potrò esser che così,
sarà il mio autunno e non sarò matura.
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