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| E per la luce giusta, Cadendo solo un'ombra viola Sopra il giogo meno alto, La lontananza aperta alla misura, Ogni mio palpito, come usa il cuore, Ma ora l'ascolto, T'affretta, tempo, a pormi sulle labbra Le tue labbra ultime. |
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Dopo tanta
nebbia a una a una si svelano le stelle Respiro il fresco che mi lascia il colore del cielo Mi riconosco immagine passeggera presa in un giro immortale |
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Come allodola ondosa
nel vento lieto sui giovani prati, le braccia ti sanno leggera, vieni. Ci scorderemo di quaggiù, e del mare e del cielo, e del mio sangue rapido alla guerra, di passi d'ombre memori entro rossori di mattine nuove. Dove non muove foglia più la luce, sogni e crucci passati ad altre rive, dov'è posata sera, vieni ti porterò alle colline d'oro. L'ora costante, liberi d'età, nel suo perduto nimbo sarà nostro lenzuolo |
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(da L'Allegria - Il porto sepolto) - 1916
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Quando
la notte è a svanire poco prima di primavera e di rado qualcuno passa Su Parigi s'addensa un oscuro colore di pianto In un canto di ponte comtemplo l'illimitato silenzio di una ragazza tenue Le nostre malattie si fondono E come portati via si rimane |
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(da L'Allegria - da Naufragi) - 1924
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Non ho voglia
di tuffarmi in un gomitolo di strade Ho tanta stanchezza sulle spalle Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata Qui non si sente altro che il caldo buono Sto con le quattro capriole di fumo del focolare. |
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(da "Il Sentimento del Tempo - Prim) - 1924
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| Non più ora tra la piana sterminata E il largo mare m'apparterò, né umili Di remote età, udrò più sciogliersi, chiari, Nell'aria limpida, squilli; nè più Le grazie scerbe andrà nudando E in forme favolose esalterà Folle la fantasia, Nè dal rado palmeto Diana apparsa In agile abito di luce, Rincorrerò (In un suo gelo altiera s'abbagliava, Ma le seguiva gli occhi nel posarli Arroventando disgraziate brame, Per sempre Infinito velluto). E' solo linea vaporosa il mare Che un giorno germogliò rapace, E nappo d'un miele, non più gustato Per non morire di sete, mi pare La piana, e a un seno casto, Diana vezzo D'opali, ma nemmeno d'invisibile Non palpita. Ah! questa è l'ora che annuvola e smemora. |
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(da "Il Sentimento del Tempo - L'amore) - 1934
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Per un Iddio che rida come un bimbo, |
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(da "Il dolore - I ricordi) - 1942-46
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Cessate d'uccidere i morti, Hanno l'impercettibile sussurro, |
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(da "L'Allegria - Il Porto Sepolto) - 1916
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Conosco una città |
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(da "L'Allegria - Il Porto Sepolto) - 1916
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Quale canto s'è levato stanotte Quale festa sorgiva Sono stato Ora mordo Ora sono ubriaco |
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(da "L'Allegria - Il Porto Sepolto) - 1916
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Ha bisogno di qualche ristoro Negli incastri fangosi dei sassi Ma io non sono Da quando Si è appiattito Guardo l' orizzonte Reggo il mio cuore Il mio povero cuore |
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LA PIETA'
(Da: "Il sentimento del tempo") |
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Sono un uomo ferito. E me ne vorrei andare Non ho che superbia e bontà. E mi sento esiliato in mezzo agli uomini. Ma per essi sto in pena. Ho popolato di nomi il silenzio. Ho fatto a pezzi cuore e mente Regno sopra fantasmi. O figlie secche, No, odio il vento e la sua voce Dio, coloro che t'implorano M'hai discacciato dalla vita. Mi discaccerai dalla morte? Forse l'uomo è anche indegno di sperare. Anche la fonte del rimorso è secca? Il peccato che importa, La carne si ricorda appena E' folle e usata, l'anima. Dio, guarda la nostra debolezza. Vorremmo una certezza. Di noi nemmeno più ridi? E compiangici dunque, crudeltà. Non ne posso più di stare murato Una traccia mostraci di giustizia. La tua legge qual è? Fulmina le mie povere emozioni, Sono stanco di urlare senza voce. |
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Stella, |
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(da: "Il Dolore - Il tempo è muto")
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Oppure in un meriggio d'un ottobre |
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Un'intera nottata |
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Mi tengo a quest'albero mutilato |
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Come questa pietra |
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(da "Il Sentimento del Tempo - Leggende) - 1930
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E il cuore quando d'un ultimo battito |
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Giuseppe Ungaretti
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