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| Nella mia prima infanzia militare Schioppi e tamburi erano i miei giocattoli; come gli altri una fiaba, io la canzone amavo udire dei coscritti. Quando Con sé mia madre poi mi volle, accantomi pose, a guardia, il timore. Vestito non mi vide da soldato, in visita da noi venendo, la mia balia. Assidui moniti udivo da mia madre; i casi della sua vita, dolorosi e mesti. E fu il bambin dalle calze celesti, dagli occhi pieni di un muto rimprovero, buono a sua madre e affettuoso. Schioppi più non ebbi e tamburi. Ma nel cuore io li celai; ma nel profondo del cuore furono un giorno i versi militari; oggi sono altra cosa: il bel pensiero, forse, onde resto in tanto strazio vivo. |
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(Da: "Trieste e una donna" 1910-12)
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Ho attraversata tutta la città. |
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(Da Autobiografia - 1924)
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Mio padre è stato per me "l'assassino",
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Questo pane ha il sapore d'un ricordo, |
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La mia bambina con la palla in mano, |
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Amai trite parole che non uno |
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Tu sei come una giovane |
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| Tu così avventuroso nel mio mito,
così povero sei fra le tue sponde. Non hai, ch'io veda, margine fiorito. Dove ristagni scopri cose immonde. Pur, se ti guardo, il cor d'ansia mi stringi, o torrentello. Tutto il tuo corso è quello del mio pensiero, che tu risospingi alle origini, a tutto il fronte e il bello che in te ammiravo; e se ripenso i grossi fiumi, l'incontro con l'avverso mare, quest'acqua onde tu appena i piedi arrossi nudi a una lavandaia, la più pericolosa e la più gaia, con isole e cascate, ancor m'appare; e il poggio da cui scendi è una montagna. Sulla tua sponda lastricata l'erba cresceva, e cresce nel ricordo sempre; sempre è d'intorno a te sabato sera; sempre ad un bimbo la sua madre austera rammenta che quest'acqua è fuggitiva, che non ritrova più la sua sorgente, né la sua riva; sempre l'ancor bella donna si attrista, e cerca la sua mano il fanciulletto, che ascoltò uno strano confronto tra la vita nostra e quella della corrente. |
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| La notte è scesa e brilla la cometa che ha segnato il cammino. Sono davanti a Te, Santo Bambino! Tu, Re dell'universo, ci hai insegnato che tutte le creature sono uguali, che le distingue solo la bontà, tesoro immenso, dato al povero e al ricco. Gesù, fa' ch'io sia buono, che in cuore non abbia che dolcezza. Fa' che il tuo dono s'accresca in me ogni giorno e intorno lo diffonda, nel Tuo nome. |
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| Sai un'ora del giorno che più bella
sia della sera? tanto più bella e meno amata? È quella che di poco i suoi sacri ozi precede; l'ora che intensa è l'opera, e si vede la gente mareggiare nelle strade; sulle mole quadrate delle case una luna sfumata, una che appena discerni nell'aria serena. È l'ora che lasciavi la campagna per goderti la tua cara città, dal golfo luminoso alla montagna varia d'aspetti in sua bella unità; l'ora che la mia vita in piena va come un fiume al suo mare; e il mio pensiero, il lesto camminare della folla, gli artieri in cima all'alta scala, il fanciullo che correndo salta sul carro fragoroso, tutto appare fermo nell'atto, tutto questo andare ha una parvenza d'immobilità. È l'ora grande, l'ora che accompagna meglio la nostra vendemmiante età. |
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Maria ti guarda con gli occhi un poco come Venere loschi. Cielo par che s'infoschi quello sguardo, il suo accento è quasi roco. Non è bella, né in donna ha quei gentili atti, cari agli umani; belle ha solo le mani, mani da baci, mani signorili. Dove veste, sue vesti son richiami per il maschio, un'asprezza strana di tinte. È mezza bambina e mezza bestia. Eppure l'ami. Sai ch'è ladra e bugiarda, una nemica dei tuoi intimi pregi; ma quanto più la spregi più la vorresti alle tue voglie amica. |
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(Da Cuor morituro)
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| Madre che ho fatto soffrire (cantava un merlo alla finestra, il giorno abbassava, sì acuta era la pena che morte a entrambi io m'invocavo) madre ieri in tomba obliata, oggi rinata presenza, che dal fondo dilaga quasi vena d'acqua, cui dura forza reprimeva, e una mano le toglie abile o incauta l'impedimento; presaga gioia io sento il tuo ritorno, madre mia che ho fatto, come un buon figlio amoroso, soffrire. Pacificata in me ripeti antichi moniti vani. E il tuo soggiorno un verde giardino io penso, ove con te riprendere può a conversare l'anima fanciulla, inebbriarsi del tuo mesto viso, sì che l'ali vi perda come al lume una farfalla. E' un sogno, un mesto sogno; ed io lo so. Ma giungere vorrei dove sei giunta, entrare dove tu sei entrata - ho tanta gioia e tanta stanchezza!- farmi, o madre, come una macchia dalla terra nata, che in sé la terra riassorbe ed annulla. |
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(Da Ultime cose)
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| La bocca Che prima mise Alle mie labbra il rosa dell'aurora, ancora in bei pensieri ne sconto il profumo. O bocca fanciullesca, bocca cara, che dicevi parole ardite ed eri così dolce a baciare. |
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