Per visualizzare le immagini scorrere la pagina

 

 

 
     
 
 
 

 

 

 

 

 

Incitamento

 

Incitación

     
Scappiamo, fuggiamo verso i complici
giorni dell'infanzia. Perdiamoci inermi
nelle intense vertigini della pelle ancora acerba.
Confusi, non trovando parole
per tanto splendore, inventeremo nuovi nomi
in una lingua segreta: come allora.
Perdiamoci nel grande incubo
della notte. Nei neri corridoi
dell'orrore proseguiamo fino a che non ci colga
-piegati sulle ginocchia- il fedele svenimento.
Vieni. Guardiamo in ogni serratura
che si apra a qualcosa di proibito,
con rito solenne uccidiamo le farfalle di vetro,
imbrattiamo la seta, laceriamo il velo
che offusca le magnolie,
e la disobbedienza sia il nostro privilegio.
 

Escapémonos, huyamos a los cómplices
días de la niñez. Perdámonos inermes
por los intensos vértigos de la piel insabida.
Confundidos, al no encontrar los nombres
para tanto esplendor, inventaremos fórmulas
de un idioma secreto : como antes.
Extraviémonos por la gran pesadilla
de la noche. En los negros pasillos
del horror insistamos hasta que el fiel desmayo
- dobladas las rodillas- nos socorra.
Ven. Miremos por toda bocallave
que enciende algo prohibido,
gravemente matemos mariposas vidriadas,
pisoteemos seda, desgarremos la gasa
que nubla las magnolias,
y la desobediencia sea privilegio nuestro.

 

 

 

 

Ai piedi del letto...

 

A los pies de la cama...

Da "Dióscuros" 1982
     
Ai piedi del letto, sentii il rumore
ed al mio grido atterrito si accesero le luci
ed il pieghettato abito di bombata organza
che da ieri pendeva dalla lampada
ed il sottoabito di rayon, e la crepitante sottoveste
di batista, e l'imponderabile velo
non stavano più lì. La setosa carta
che cento promemoria conteneva
apparve strappata per il tappeto.
Fino alla verde cisterna, investendo iris,
attaccato il rotto tulle all'arco del roseto,
correvi adornato con i miei vestiti.
Tra stracci di alghe ti tirarono fuori inerte,
gli zigomi tanto bianchi che ti credetti morto.
E sorrisi trionfante, constatando il mio vantaggio
per la tua invidia.
 

A los pies de la cama, oí el ruido
y a mi grito aterrado se encendieron las luces
y el alforzado traje de abombado organdí
que desde ayer pendía de la lámpara
y el viso de rayón, y la enagua crujiente
de batista, y el ingrávido velo
ya no estaban. El sedoso papel
que cien recordatorios contenía
apareció rasgado por la alfombra.
Hasta la verde alberca, atropellando lirios,
asido el roto tul al arco del rosal,
corrías con mis ropas ataviado.
Entre harapos de algas te sacaron inerte,
los pómulos tan blancos que muerto te creyera.
Y sonreí triunfante, midiendo por tu envidia
mi ventaja.

 

 

 

 

Che possa morire una morte lussuosa

 

Que puedo morir una muerte de lujos

     
     
Era questa volta il fuoco.
Questa volta cresta azzurra, crescente ed infiammata,
dilatata veste irsuta di lance,
lingua soave.
Tutto è pronto, lettera sgualcita.
Sgualcita lettera, corpo.
Vestito, prima risplendente,
ora un'esca.
Prima della festa, grido di orrore
appena un istante.
E l'esplosivo trionfo che si agghindò al tessuto
la sua spilla di lucciole,
ora, pavone reale che ripiega la sua coda,
il suo ventaglio.
  Era esta vez el fuego.
Esta vez cresta azul, creciente e inflamada,
dilatado ropaje erizado de picas,
suave lengua.
Todo es pronto arrugado papel.
Arrugado papel, cuerpo.
Vestido, antes resplandeciente,
yesca ahora.
Antes fiesta, grito de horror
apenas un instante.
Y la estallante palma, que en la tela prendió
su broche de luciérnagas,
ahora, pavo real que plegara su cola,
su abanico.

 

 

 

 

Ci fu un tempo...

 

Hubo un tiempo...

     
     

I

Ci fu un tempo,
tempo dell’invenzione e dell’errore,
in cui la solitudine era uno splendido e spaventoso
esilio, dove si cospirava contro la lezione che non
si voleva apprendere e si spiava il mistero che si voleva
estorcere.

Era una grotta umida che recingeva la luce delle felci,
era l’angolo dei castighi dove lacrime velate
innalzavano, finalmente, la loro sovranità,
era l’incubo che aleggiava imprigionato in un’alcova
sconosciuta,
o un cuore raggomitolato nel suo nascondiglio che tramava
appuntamenti con vendette, trasgressioni e segreti illeciti.
Era un tempo d’infanzia e la solitudine accendeva il suo
bengala dietro allo scudo impenetrabile del silenzio.
E il punto ombroso dove si riparava era solo un
magico rifugio per il suo caparbio e glorioso bagliore.

II

Ci fu un tempo in cui l'amore era un
intruso temuto e anelato.
Uno sfiorare furtivo, premeditato, rielaborato nel corso
d’insopportabili veglie.
Una confessione audace e confusa, corretta mille
volte, che mai sarebbe giunta a una fine.
Un’incessante e tirannica inquietudine.
Un galoppare fulmineo del cuore ingovernabile.
Un continuo lottare contro la spietata infallibilità
degli specchi.
Un’intima difficoltà per distinguere l’angoscia dal
giubilo.
Era un tempo adolescente e impreciso, il tempo
dell’amore senza nome, quasi senza volto, che vagava,
come un bacio promesso, lungo il punto più ombroso della
scala.

III

Ci fu un tempo in cui il tempo non
era fluire:
era una treccia di sabbia che costantemente si pettinava.
I suoi tre capi si intrecciavano, si univano tra loro
distinti e inseparabili.
Niente si posponeva. Niente si anteponeva: era un tempo
predestinato da un singolare decreto, un’elica
ruotante, che si confondeva in una ruota brillante e
invisibile.
Non era un’età né una condizione, ma il tempo senza
tempo della felicità perfetta. Dell’accordo.
Dell’immobile e smisurata durata dell’estasi.
Era un punto unico e misterioso in cui confluiva il
tempo della memoria, della profezia e degli angeli.

 

I

Hubo un tiempo,
tiempo de la invención y la torpeza,
en el que la soledad era un esplendoroso y pavoroso
exilio, donde se conspiraba contra la lección que no se
quería aprender y se espiaba el misterio que se quería
arrebatar.

Era una gruta húmeda que enrejaba la luz de los helechos,
era el rincón de los castigos donde lágrimas larvadas
entronizaban, al fin, su soberanía,
era la pesadilla que aleteaba acorralada en una alcoba
irreconocible,
o un corazón agazapado en su escondite maquinando
citarse con venganzas, rebeldías y secretos ilícitos.
Era un tiempo de infancia y la soledad prendía su
bengala tras el escudo impenetrable del silencio.
Y el punto umbrío donde se cobijaba sólo era un
mágico amparo para su terco y glorioso resplandor.

II

Hubo un tiempo en el que el amor era un
intruso temido y anhelado.
Un roce furtivo, premeditado, reelaborado durante
insoportables desvelos.
Una confesión perturbada y audaz, corregida mil
veces, que jamás llegaría a su destino.
Una incesante y tiránica inquietud.
Un galopar repentino del corazón ingobernable.
Un continuo batallar contra la despiadada infalibilidad
de los espejos.
Una íntima dificultad para distinguir la congoja del
júbilo.
Era un tiempo adolescente e impreciso, el tiempo del
amor sin nombre, hasta casi sin rostro, que merodeaba,
como un beso prometido, por el punto más umbrío de la
escalera.

III

Hubo un tiempo en el que el tiempo
era fluir:
era una trenza de arena que se peinaba invariablemente.
Sus tres cabos se enlazaban, se apretaban entre sí
diferenciados e inseparables.
Nada se postergaba. Nada se anteponía: era un tiempo
predestinado por un singular decreto, una hélice
girando, confundiéndose en una rueda brillante e
invisible.
No era una edad ni una condición, sino el tiempo sin
tiempo de la felicidad perfecta. Del acuerdo. De la
inmóvil y sin medida duración del arrebato.
Era un punto único y misterioso en donde convergía el
tiempo de la memoria, de la profecía y de los ángeles.

 

 

 

 

Ed io...

 

Y yo...

     
     

Ed io, che in piccole particelle
sonnecchiavo nel fondo dei miei occhi
al momento affiorai.
E credo che egli mi vide.
Prima di tornare a sedimentarsi nel profondo, mi vide.
Apparvi come un cerchio che danza,
come una frangia di stoviglia,
e in ogni figura mi mostravo diversa.
Apparvi come un corteo di donne distinte,
ed il viso di ognuna era genuino.
Apparvi, e subito, svanii come un folletto.
Ma credo che egli mi vide.
Ed anche cosí volli ritornare, affacciarmi,
contemplarlo coi miei innumerevoli occhi,
opprimerlo con le multiple immagini, tutte vere,
con la declamazione dei miei molti nomi;
consentirgli di nuovo di sorprendermi,
rivelarmi umile, mia sola
tranquilla
ed invariabile maschera.
Sì, questo volli.

 

Y yo, que en pequeñas partículas
dormitaba en el fondo de mis ojos
al momento afloré.
Y creo que él me vio.
Antes de volver a sedimentarse en lo profundo me vio.
Aparecí como un círculo que danza,
como franja de vasija,
y en cada figura me mostraba diversa.
Aparecí como un cortejo de mujeres distintas,
y el rostro de cada una era el genuino.
Aparecí, y al instante, me desvanecí como un trasgo.
Pero creo que él me vio.
Y aun así quise regresar, asomarme,
contemplarlo con mis innumerables ojos,
abrumarlo con las múltiples imágenes, todas verdaderas,
con el recitado de mis muchos nombres;
consentirle de nuevo sorprenderme,
revelarme bajo mi única
apacible
e invariable máscara.
Sí, eso quise.

 

 

 

 

Cibele davanti all'offerta annuale di tulipani

 

Cibeles ante la ofrenda anual de tulipanes

     
     

Dal suo fodero sciolto, il bocciolo,
tulipano rosato, raccolto turbante,
il sangue mi ha infiammato con brusca primavera.
Inoculato il sensuale delirio,
con saliva lubrifico il peduncolo;
il tersissimo stelo che la mia mano incorona.
Alto fiore tuo eretto nei parchi oscuri,
oh, lacerami tu, abbattimi ferita,
con la bocca riempita dell'umida tua seta.
Come anello si chiudono attorno a te i miei seni,
li unisco, ti incastono, le mie labbra si schiudono
e una goccia appare sulla tua cuspide malva.

 

Desprendida su funda, el capullo,
tulipán sonrosado, apretado turbante,
enfureció mi sangre con brusca primavera.
Inoculado el sensual delirio,
lubrica mi saliva tu pedúnculo;
el tersísimo tallo que mi mano entroniza.
Alta flor tuya erguida en los oscuros parques;
oh, lacérame tú, vulnerada derríbame
con la boca repleta de tu húmeda seda.
Como anillo se cierran en tu redor mis pechos,
los junto, te me incrustas, mis labios se entreabren
y una gota aparece en tu cúspide malva.