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| Ho tanta fede
in te. Mi sembra che saprei aspettare la tua voce in silenzio, per secoli di oscurità. Tu sai tutti i segreti, come il sole: potresti far fiorire i gerani e la zagara selvaggia sul fondo delle cave di pietra, delle prigioni leggendarie. Ho tanta fede in te. Son quieta come l'arabo avvolto nel barracano bianco, che ascolta Dio maturargli l'orzo intorno alla casa. |
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| Stella morta,
ai tuoi orli nubi di sogno e corolle di parole volgi nei cieli. Vedo per fondi mari pescatori notturni metter barche e sulle chiglie tracciare ghirlande di gialle margherite, vedo in fronte ai ghiacci volti di santi spalancarsi all'alba sui muri delle stalle: e a mezzodì s'avanza il vecchio gobbo, canta sui ciotoli e per le donne accorse fra i trilli del suo timpano d'argento: "È fiorito il bambù, dopo cent'anni. In riva a tutti i mari e ne morrà. Coll'autunno si secca la foglia, a oriente scorron fossati di sangue, vidi le braccia di migliaia di uccisi penzolar sull'abisso ad occidente." Nubi di pianto e corolle di deliri si torcono ai tuoi orli o Terra. |
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| Gronda di neve
disciolta la casa. Trasale l'anima al tonfo delle gocce fitte. Così sfacendosi dolorano le cose. Ma lontano, oltre i veli del sole e gli insicuri riflessi, oltre il trascolorare delle ore, vive un esiguo mondo d'erba e di terra. Radici profonde nel grembo di un monte a Primavera votate si celano. E conosco io sola il nome d'ogni fiore che fiorirà, la luce ed il pezzo di zolla in cui prima riappaia la tenera esistenza delle foglie. Radici profonde nel grembo di un monte conservano un sepolto segreto di origini - e quello per cui mi riapro stelo di pallide certezze. |
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| Così lieve
è il tuo passo, fanciullo, che quasi non t'odo, dietro me, sul sentiero. E così pura è l'ora, così puro il lume delle grandi stelle nel cielo viola che l'anima schiarisce dentro la notte come i tetri pini che albeggiano nel biancore della neve. Un alto sonno tiene la foresta ed i monti e tutta la terra. Come una grazia cade dal cielo il silenzio. Ed io ti sento l'anima battere, dietro il silenzio, come un filo vivo di acque dietro un velo di ghiaccio - e il cuore mi trema, come trema il viandante quando il vento gli porta attraverso la notte l'eco d'un altro passo che segue il suo cammino. Fanciullo, fanciullo, sopra il mio cammino, che va per una landa senza ombre, sono i tuoi puri occhi due miracolose corolle sbocciate a lavarmi lo sguardo. Fanciullo, noi siamo in quest'ora divina due rondini che s'incrociano nell'infinito cielo, prima di mettersi in rotta per plaghe remote. E domani saremo soli col nostro cuore verso il nostro destino. Ma ancora, nel profondo, tremerà il palpito lontano delle ali sorelle e si convertirà in nuova ansia di volo. |
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| Nel prato troppo
verde si dibatte la nostra inanità convulsa e si affanna in diastole e sistole di spasimo incrociando stormi di monachelle bianche e nere. Nel bosco alla mia animalesca irrequietudine che mordicchia nocciole tu offri l'erica livida dei morti e il mio offuscato amore lustra lavato d'acido pianto. |
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| Se le parole
sapessero di neve stasera, che canti e le stelle che non potrò mai dire... Volti immoti s'intrecciano fra i rami nel mio turchino nero: osano ancora, morti ai lumi di case lontane, l'indistrutto sorriso dei miei anni. |
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| Ho le braccia dolenti e
illanguidite per un'insulsa brama di avvinghiare qualche cosa di vivo, che io senta più piccolo di me. Vorrei rapire d'un balzo e poi portarmi via, correndo, un mio fardello, qundo si fa sera; avventarmi nel buio per difenderlo, come si lancia il mare suli scogli; lottar per lui, finchè non mi rimanesse un brivido di vita; poi, cadere nella più fonda notte, sulla strada, sotto un tumido cielo inargentato di luna e di betulle; ripiegarmi su quella vita che mi stringo al petto - e addormentarla - e anch'io dormire, infine... No: sono sola. Sola mi rannicchio sopra il mio magro corpo. Non m'accorgo che, invece di una fronte indolenzita, io sto baciando come una demente la pelle tesa delle mie ginocchia. |
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| Alle soglie
d'autunno in un tramonto muto scopri l'onda del tempo e la tua resa segreta come di ramo in ramo leggero un cadere d'uccelli cui le ali non reggono più. |
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| Ho tanta fede in
te. Mi sembra che saprei aspettare la tua voce in silenzio, per secoli di oscurità. Tu sai tutti i segreti, come il sole: potresti far fiorire i gerani e la zàgara selvaggia sul fondo delle cave di pietra, delle prigioni leggendarie. Ho tanta fede in te. Son quieta come l'arabo avvolto nel barracano bianco, che ascolta Dio maturargli l'orzo intorno alla casa. |
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| Esita l'ultima
luce fra le dita congiunte dei pioppi L'ombra trema di freddo e d'attesa dietro di noi e lenta muove intorno la braccia per farci più soli. Cade l'ultima luce sulle chiome dei tigli- In cielo le dita dei pioppi s'inanellano di stelle. Qualcosa dal cielo discende verso l'ombra che trema- Qualcosa passa nella tenebra nostra come un biancore- forse qualcosa che ancora non è forse qualcuno che sarà domani- forse una creatura del nostro pianto. |
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| Chi mi parla
non sa che io ho vissuto un'altra vita - come chi dica una fiaba o una parabola santa. Perchè tu eri la purità mia, tu cui un'onda bianca di tristezza cadeva sul volto se ti chiamavano col labbra impure, tu cui le lacrime dolci correvano nel profondo degli occhi se guardavano in alto - e così ti parevo più bella. O velo tu della mia giovinezza, mia veste chiara, verità svanita - o nodo lucente - di tutta una vita che fu sognata - forse - oh, per averti sognata, mia vita cara, benedico i giorni che restano - il ramo morto dei giorni che restano, che servono per piangere te. |
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| Dopo il bacio
- dall'ombra degli olmi sulla strada uscivamo per ritornare: sorridevamo al domani come bimbi tranquilli. Le nostre mani congiunte componevano una tenace conchiglia che custodiva la pace. Ed io ero piana quasi tu fossi un santo che placa la vana tempesta e cammina sul lago. Io ero un immenso cielo d'estate all'alba su sconfinate distese di grano. E il mio cuore una trillante allodola che misurava la serenità. |
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