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Unter tausend frohen Stunden... |
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| Tra le mille
ore felici che ho trascorso nella vita, una sola in me resta per sempre: quella in cui tra mille dolori io sentii nel profondo del cuore chi per noi morì di passione. Il mio mondo era in frantumi come se un verme lo avesse corroso, vizza la fioritura del mio cuore; ogni bene che avevo e che sognavo nella vita era chiuso in una tomba, qui stavo ancora per il mio tormento. Piangevo sempre, anelando a fuggire lontano, e in segreto mi torturavo, davanti a me solo angoscia e inganno: la pietra del sepolcro all'improvviso come dall'alto mi fu sollevata, e si dischiuse nell'intimo il cuore. Chi ho visto, e chi alla sua mano mi apparve, non chieda nessuno, questo soltanto vedrò in eterno; e questa sola, tra tutte le ore della mia vita, serena e aperta starà per sempre, come le mie piaghe. |
Unter tausend
frohen Stunden, So im Leben ich gefunden, Blieb nur eine mir getreu; Eine wo in tausend Schmerzen Ich erfuhr in meinem Herzen, Wer für uns gestorben sei. Meine Welt war mir zerbrochen, Wie von einem Wurm gestochen Welkte Herz und Blüte mir; Meines Lebens ganze Habe, Jeder Wunsch lag mir im Grabe, Und zur Qual war ich noch hier. Da ich so im stillen krankte, Ewig weint und weg verlangte, Und nur blieb vor Angst und Wahn: Ward mir plötzlich wie von oben Weg des Grabes Stein geschoben, Und mein Innres aufgetan. Wen ich sah, und wen an seiner Hand erblickte, frage keiner, Ewig werd ich dies nur sehn; Und von allen Lebensstunden Wird nur die, wie meine Wunden, Ewig heiter, offen stehn. |
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Wenn ich ihn nur habe... |
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| Se ho soltanto
lui, se lui solo è il mio bene, se il mio cuore non dimentica mai fino alla tomba la sua fedeltà: nulla so del dolore, non sento che devoto amore e gioia. Se ho soltanto lui, lieto il mondo abbandono, seguo fedele, col bastone da pellegrino, il mio signore; senza rimpianti per le larghe, chiare strade affollate lascio andare gli altri. Se ho soltanto lui, mi addormento felice, sarà per me in eterno dolce conforto l'onda del suo cuore che con stretta soave tutto può penetrare e intenerire. Se ho soltanto lui, mi appartiene anche il mondo; beato come un divino fanciullo che alla Vergine regge il velo. Perduto in contemplazione non sento più l'orrore della terra. Dove sono con lui, qui è la mia patria; cade nelle mie mani in retaggio ogni dono: nei suoi fedeli apostoli ritrovo fratelli che da tempo erano assenti. |
Wenn ich ihn
nur habe, Wenn er mein nur ist, Wenn mein Herz bis hin zum Grabe Seine Treue nie vergißt: Weiß ich nichts von Leide, Fühle nichts, als Andacht, Lieb und Freude. Wenn ich ihn nur habe, Laß ich alles gern, Folg an meinem Wanderstabe Treu gesinnt nur meinem Herrn; Lasse still die andern Breite, lichte, volle Straßen wandern. Wenn ich ihn nur habe, Schlaf ich fröhlich ein, Ewig wird zu süßer Labe Seines Herzens Flut mir sein, Die mit sanftem Zwingen Alles wird erweichen und durchdringen. Wenn ich ihn nur habe, Hab ich auch die Welt; Selig, wie ein Himmelsknabe, Der der Jungfrau Schleier hält. Hingesenkt im Schauen Kann mir vor dem Irdischen nicht grauen. Wo ich ihn nur habe, Ist mein Vaterland; Und es fällt mir jede Gabe, Wie ein Erbteil in die Hand: Längst vermißte Brüder Find ich nun in seinen Jüngern wieder. |
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Ich sehe dich in tausend Bildern... |
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| Ti vedo raffigurata
amabilmente, Maria, in infinite immagini, ma nessuna può mai raffigurarti quale t'immagina l'anima mia. Da allora so che il tumulto del mondo si è dileguato per me come un sogno, e un cielo di dolcezza ineffabile mi sta per sempre nell'anima. |
Ich sehe dich
in tausend Bildern, Maria, lieblich ausgedrückt, Doch keins von allen kann dich schildern, Wie meine Seele dich erblickt. Ich weiß nur, daß der Welt Getümmel Seitdem mir wie ein Traum verweht, Und ein unnennbar süßer Himmel Mir ewig im Gemüte steht. |
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Wer einmal, Mutter, dich erblickt... |
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| Chi ti ha guardata
una volta, irretito non sarà mai dalla rovina, o Madre; da te lontano, cede alla tristezza, ti amerà sempre con passione ardente, e la memoria in lui della tua grazia resta il più alto volo del suo spirito. Mi volgo a te con devozione immensa, tu già conosci quello che mi manca. Sii tenera con me, Madre soave, dammi un segno di gioia, finalmente. Tutta la mia esistenza in te riposa, resta vicino a me solo un istante. Più volte nei miei sogni ti ho veduta così bella, e nell'intimo amorosa; il piccolo dio che avevi tra le braccia voleva muoversi a pietà del compagno; ma tu tornasti, levando il tuo sguardo sublime, tra le nuvole in tripudio. Me infelice! Che cosa ti ho mai fatto? Pieno di nostalgia, ti prego ancora; non sono il luogo dove la mia vita trova pace, le tue cappelle sante? Regina benedetta, prenditi questo cuore e questa vita. Lo sai, regina amata, che sono tutto interamente tuo. Non ho goduto già da lungo tempo nel segreto del cuore la tua grazia? Quando ero ancora ignaro di me stesso succhiavo il latte al tuo beato seno. Sei stata accanto a me infinite volte, guardavo a te con gioia di fanciullo; mi tendeva le mani - perché un giorno potesse ritrovarmi - il tuo bambino. Con dolce e tenero sorriso - oh tempo di paradiso! - un bacio tu mi davi. Questo beato mondo ora è lontano, e già da tempo il lutto mi accompagna, perdutamente ho continuato a errare: dunque ho peccato in modo così grave? Fanciullo, tocco l'orlo del tuo manto, svegliami tu da questo grave sogno. Solo un fanciullo può guardarti in viso, con fiducia aspettare il tuo soccorso; allora sciogli il vincolo degli anni, ch'io ritorni com'ero, il tuo bambino. Vivono in me la fedeltà, l'amore mio di fanciullo, da quel tempo d'oro. |
Wer einmal,
Mutter, dich erblickt, Wird vom Verderben nie bestrickt, Trennung von dir muss ihn betrüben, Ewig wird er dich brünstig lieben Und deiner Huld Erinnerung Bleibt fortan seines Geistes höchster Schwung. Ich mein' es herzlich gut mit dir. Was wir gebricht, siehst du in mir. Lass, süße Mutter, dich erweichen, Einmal gib mir ein frohes Zeichen. Mein ganzes Dasein ruht in dir, Nur einen Augenblick sei du bei mir. Oft, wenn ich träumte, sah ich dich So schön, so herzensinniglich, Der kleine Gott auf deinen Armen Wollt' des Gespielen sich erbarmen. Du aber hobst den hehren Blick Und gingst in tiefe Wolkenpracht zurück: Was hab' ich, Armer, dir getan? Noch bet' ich dich voll Sehnsucht an, Sind deine heiligen Kapellen Nicht meines Lebens Ruhestellen? Gebenedeite Königin Nimm dieses Herz mit diesem Leben hin. Du weißt, geliebte Königin, Wie ich so ganz dein eigen bin. Hab' ich nicht schon seit langen Jahren Im Stillen deine Huld erfahren? Als ich kaum meiner noch bewusst, Sog ich schon Milch aus deiner selgen Brust. Unzähligmal standst du bei mir, Mit Kindeslust sah ich nach dir, Dein Kindlein gab mir seine Hände, Dass es dereinst mich wieder fände. Du lächeltest voll Zärtlichkeit Und küßtest mich, o himmelsüße Zeit! Fern steht nun diese selge Welt, Gram hat sich längst zu mir gesellt, Betrübt bin ich umher gegangen, Hab' ich mich denn so schwer vergangen? Kindlich berühr' ich deinen Saum, Erwecke mich aus diesem schweren Traum. Darf nur ein Kind dein Antlitz schaun, Und deinem Beistand fest vertraun, So löse doch des Alters Binde Und mache mich zu deinem Kinde: Die Kindeslieb' und Kindestreu Wohnt mir von jener goldnen Zeit noch bei. |
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Was wäre ohne Dich gewesen? |
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| Senza di te
che cosa sarei stato? Senza di te che cosa non sarei? Destinato a paure e smarrimenti, solo mi sentirei nel vasto mondo. Non amerei più nulla con certezza, sarebbe un cupo baratro il futuro; se nel profondo il cuore si turbasse, a chi potrei svelare la mia pena? Solo, da amore e nostalgia consunto, non dissimile il giorno dalla notte mi sembrerebbe; e seguirei con caldo pianto il corso selvaggio della vita. Troverei nel tumulto inquietudine, dentro la casa angoscia disperata. Chi reggerà senza un amico in cielo, chi reggere potrà qui sulla terra? Ora che Cristo a me si è rivelato, io con certezza tutto gli appartengo, come consuma rapida una chiara vita la tenebra senza confine. Sono con Cristo divenuto un uomo; il destino è da lui trasfigurato, e l'India deve fiorire gioiosa perfino nel Nord intorno all'amato. La vita diventa un'ora d'amore, d'amore e gioia tutto il mondo parla. Cresce un'erba che sana ogni ferita, palpita colmo e libero ogni cuore. Io rimango, per tutti i suoi mille regali, pieno d'umiltà, suo figlio; so che sarà presente in mezzo a noi anche se solo due fossimo insieme. Oh, andate per tutte le strade e riportate dentro chi è smarrito, stendete a ognuno la mano, invitatelo lietamente a venire in mezzo a noi. Il cielo è qui con noi sulla terra, lo contempliamo uniti nella fede; e a quelli che con noi sono congiunti in un'unica fede, si apre il cielo. Un senso antico, grave del peccato ci stava in cuore saldamente impresso; come ciechi erravamo nella notte, da rimorso e passione insieme accesi. Che l'uomo degli dei fosse nemico ci sembrava, ogni azione delittuosa; anche se il cielo sembrava parlarci, parlava soltanto di morte e di pena. Nel cuore, ricca fonte della vita, stava annidato un essere malvagio; e se si illuminava il nostro spirito, era solo inquietudine il suo frutto. Saldamente inchiodava i prigionieri tremanti a terra una catena ferrea; la spada giustiziera della morte ci atterrì, soffocando ogni speranza. Venne un figlio dell'uomo a riscattarci, pieno d'amore e forza, un Salvatore; nel nostro intimo un fuoco ha suscitato che infonde nuova vita ad ogni cosa. Vedemmo finalmente aperto il cielo su di noi, come nostra antica patria; provammo l'esultanza di sentirci congiunti a Dio, di credere e sperare. E da allora per noi sparse il peccato, fu gioioso ogni passo sulla terra; si regalò, sul nascere, ai fanciulli come il dono più bello questa fede; da lei santificata, come un sogno felice trascorreva ormai la vita; e, votati ad amore e gioia eterna, si avvertì appena l'ora del distacco. Sta ancora qui nel suo splendore meraviglioso, il Santo, l'Amato; per la sua fedeltà, la sua corona di spine, siamo in lacrime, commossi. Sia benvenuto ogni uomo che passa e che afferra con noi la sua mano per divenire maturando, accolto nel suo cuore, un frutto del paradiso. |
Was wär
ich ohne dich gewesen? Was würd ich ohne dich nicht sein? Zu Furcht und Ängsten auserlesen Ständ ich in weiter Welt allein. Nichts wüßt ich sicher, was ich liebte, Die Zukunft wär ein dunkler Schlund; Und wenn mein Herz sich tief betrübte, Wem tät ich meine Sorge kund? Einsam verzehrt von Lieb und Sehnen, Erschien mir nächtlich jeder Tag; Ich folgte nur mit heißen Tränen Dem wilden Lauf des Lebens nach. Ich fände Unruh im Getümmel, Und hoffnungslosen Gram zu Haus. Wer hielte ohne Freund im Himmel Wer hielte da auf Erden aus? Hat Christus sich mir kund gegeben, Und bin ich seiner erst gewiß, Wie schnell verzehrt ein lichtes Leben Die bodenlose Finsternis. Mit ihm bin ich erst Mensch geworden; Das Schicksal wird verklärt durch ihn, Und Indien muß selbst im Norden Um den Geliebten fröhlich blühn. Das Leben wird zur Liebesstunde, Die ganze Welt sprücht Lieb und Lust. Ein heilend Kraut wächst jeder Wunde, Und frei und voll klopft jede Brust. Für alle seine tausend Gaben Bleib ich sein demutvolles Kind, Gewiß ihn unter uns zu haben, Wenn zwei auch nur versammelt sind. O! geht hinaus auf allen Wegen, Und holt die Irrenden herein, Streckt jedem eure Hand entgegen, Und ladet froh sie zu uns ein. Der Himmel ist bei uns auf Erden, Im Glauben schauen wir ihn an; Die Eines Glaubens mit uns werden, Auch denen ist er aufgetan. Ein alter, schwerer Wahn von Sünde War fest an unser Herz gebannt; Wir irrten in der Nacht wie Blinde, Von Reu und Lust zugleich entbrannt. Ein jedes Werk schien uns Verbrechen, Der Mensch ein Götterfeind zu sein, Und schien der Himmel uns zu sprechen, So sprach er nur von Tod und Pein. Das Herz, des Lebens reiche Quelle, Ein böses Wesen wohnte drin; Und wards in unserm Geiste helle, So war nur Unruh der Gewinn. Ein eisern Band hielt an der Erde Die bebenden Gefangnen fest; Furcht vor des Todes Richterschwerte Verschlang der Hoffnung Überrest. Da kam ein Heiland, ein Befreier, Ein Menschensohn, voll Lieb und Macht, Und hat ein allbelebend Feuer In unserm Innern angefacht. Nun sahn wir erst den Himmel offen, Als unser altes Vaterland, Wir konnten glauben nun und hoffen, Und fühlten uns mit Gott verwandt. Seitdem verschwand bei uns die Sünde Und fröhlich wurde jeder Schritt; Man gab zum schönsten Angebinde Den Kindern diesen Glauben mit; Durch ihn geheiligt zog das Leben Vorüber, wie ein selger Traum, Und, ewger Lieb und Lust ergeben, Bemerkte man den Abschied kaum. Noch steht in wunderbarem Glanze Der heilige Geliebte hier, Gerührt von seinem Dornenkranze Und seiner Treue weinen wir. Ein jeder Mensch ist uns willkommen, Der seine Hand mit uns ergreift, Und in sein Herz mit aufgenommen, Zur Frucht des Paradieses reift. |
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Welcher Lebendige... |
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| Quale vivente, dotato di sensi, non ama tra tutte le meravigliose parvenze dello spazio che ampiamente lo circonda, la più gioiosa, la luce? Coi suoi colori, coi raggi e con le onde; la sua soave onnipresenza di giorno che risveglia? Come la più profonda anima della vita la respira il mondo gigantesco delle insonni costellazioni, e nel suo flutto azzurro nuota danzando - la respira la pietra scintillante, che posa in eterno, la pianta sensitiva che risucchia, l'animale multiforme, selvaggio e ardente - ma più di tutti il maestoso viandante con gli occhi pieni di profondi sensi, col passo leggero, e con le labbra ricche di suoni dolcemente socchiuse. Quale regina della natura terrestre chiama ogni forza a mutamenti innumerevoli, annoda e scioglie vincoli infiniti, avvolge ogni essere terrestre con la sua immagine celeste. - La sua sola presenza manifesta il meraviglioso splendore dei reami del mondo. Da lei mi distolgo e mi volgo verso la sacra, ineffabile misteriosa notte. Lontano giace il mondo - perso in un abisso profondo - la sua dimora è squallida e deserta. Malinconia profonda fa vibrare le corde del mio petto. Voglio precipitare in gocce di rugiada e mescolarmi con la cenere. - Lontananze della memoria, desideri di gioventù, sogni dell'infanzia, brevi gioie e vane speranze di tutta la lunga vita vengono in vesti grigie, come nebbie della sera quando il sole è tramontato. In altri spazi piantò la luce le festose tende. Mai più ritornerà ai suoi figli che l'attendono con fede d'innocenti? Che cosa a un tratto zampilla grondante di presagi sotto il cuore e inghiottisce la molle brezza della malinconia? Da noi derivi a tua volta piacere, o buia notte? Quale cosa tu porti sotto il manto che con forza invisibile mi penetra nell'anima? Delizioso balsamo stilla dalla tua mano, dal mazzo di papaveri. Le gravi ali dell'anima tu innalzi. Noi ci sentiamo oscuramente e ineffabilmente turbati - con gioioso spavento vedo un volto severo che su di me si china dolce e devoto, e svela tra i riccioli senza fine intrecciati la cara giovinezza della madre. Come infantile e povera mi sembra ora la luce - come grato e benedetto l'addio del giorno - Solo perché la notte distoglie e allontana da te i tuoi fedeli, tu seminasti per gli spazi immensi le sfere luminose, ad annunziare l'onnipotenza tua - il tuo ritorno - nel tempo della tua lontananza. Più divini delle stelle scintillanti ci sembrano gli occhi infiniti che in noi la notte dischiude. Vedono oltre le più pallide gemme di quelle schiere innumerevoli - non bisognosi di luce frugano nel profondo di un'anima amante - voluttà ineffabile colma uno spazio più alto. Lode alla regina del mondo, alta annunziatrice di mondi santi, custode del beato amore, che a me ti manda - tenera amata - amabile sole notturno, - ed ora veglio - sono Tuo e Mio - la notte mi annunziasti come vita - mi hai fatto uomo - consuma con l'ardore dell'anima il mio corpo, perché lieve nell'aria con te più strettamente io mi congiunga e duri eterna la notte nuziale. |
Welcher Lebendige, Sinnbegabte, Liebt nicht vor allen Wundererscheinungen Des verbreiteten Raums um ihn Das allerfreuliche Licht ? Mit seinen Stralen u[nd] Wogen Seinen Farben, Seiner milden Allgegenwart Im Tage. Wie des Lebens Innerste Seele Athmet es die Riesenwelt Der rastlosen Gestirne Die in seinem blauen Meere schwimmen, Athmet es der funkelnde Stein, Die ruhige Pflanze Und der Thiere Vielgestaltete, Immerbewegte Kraft ? Athmen es vielfarbige Wolken u[nd] Lüfte Und vor allen Die herrlichen Fremdlinge Mit den sinnvollen Augen Dem schwebenden Gange Und dem tönenden Munde. Wie ein König Der irrdischen Natur Ruft es jede Kraft Zu zahllosen Verwandlungen Und seine Gegenwart allein Offenbart die Wunderherrlichkeit Des irrdischen Reichs. Abwärts wend ich mich Zu der heiligen, unaussprechlichen Geheimnißvollen Nacht ? Fernab liegt die Welt, Wie versenkt in eine tiefe Gruft Wie wüst und einsam Ihre Stelle! Tiefe Wehmuth Weht in den Sayten der Brust Fernen der Errinnerung Wünsche der Jugend Der Kindheit Träume Des ganzen, langen Lebens Kurze Freuden Und vergebliche Hoffnungen Kommen in grauen Kleidern Wie Abendnebel Nach der Sonne, Untergang. Fernab liegt die Welt Mit ihren bunten Genüssen. In andern Räumen Schlug das Licht auf Die lustigen Gezelte. Sollt es nie wiederkommen Zu seinen treuen Kindern, Seinen Gärten In sein herrliches Haus? Doch was quillt So kühl u[nd] erquicklich So ahndungsvoll Unterm Herzen Und verschluckt Der Wehmuth weiche Luft, Hast auch du Ein menschliches Herz Dunkle Macht? Was hältst du Unter deinem Mantel Das mir unsichtbar kräftig An die Seele geht? Du scheinst nur furchtbar ? Köstlicher Balsam Träuft aus deiner Hand Aus dem Bündel Mohn In süßer Trunkenheit Entfaltest du die schweren Flügel des Gemüths. Und schenkst uns Freuden Dunkel und unaussprechlich Heimlich, wie du selbst, bist Freuden, die uns Einen Himmel ahnden lassen. Wie arm und kindisch Dünkt mir das Licht, Mit seinen bunten Dingen Wie erfreulich und gesegnet Des Tages Abschied. Also nur darum Weil die Nacht dir Abwendig macht die Dienenden Säetest du In des Raums Weiten Die leuchtenden Kugeln Zu verkünden deine Allmacht Deine Widerkehr In den Zeiten deiner Entfernung. Himmlischer als jene blitzenden Sterne In jenen Weiten Dünken uns die unendlichen Augen Die die Nacht In uns geöffnet. Weiter sehn sie Als die blassesten Jener zahllosen Heere Unbedürftig des Lichts Durchschaun sie die Tiefen Eines liebenden Gemüths, Was einen höhern Raum Mit unsäglicher Wollust füllt. Preis der Weltköniginn, Der hohen Verkündigerinn Heiliger Welt, Der Pflegerinn Seliger Liebe Du kommst, Geliebte ? Die Nacht ist da ? Entzückt ist meine Seele ? Vorüber ist der irrdische Tag Und du bist wieder Mein. Ich schaue dir ins tiefe dunkle Auge, Sehe nichts als Lieb u[nd] Seligkeit. Wir sinken auf der Nacht Altar Aufs weiche Lager ? Die Hülle fällt Und angezündet von dem warmen Druck Entglüht des süßen Opfers Reine Glut. |
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