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Rarità

 
Un vecchio. Ormai spossato e curvo,
deformato dagli anni a dagli abusi,
lentamente cammina per la via.
Pure, com'entra in casa, per celarvi
il suo sfacelo e la vecchiezza, medita
la sua presa superstite tra i giovani.

Adolescenti dicono i sui versi.
Trascorrono in quegli occhi vivi le sue visioni.
È sua l'epifania della bellezza
di che le sane, voluttuose menti,
le sode, armoniose carni fremono.

 

 

 

 

Itaca

 
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

 

 

 

 

L'origine

 
Ormai la loro voluttà vietata
è consumata. S'alzano, si vestono
frettolosi e non parlano.
Sgusciano via furtivi, separati. Camminano
per via con una vaga inquietudine, quasi
sospettino che in loro un non so che tradisca
su che sorta di letto giacquero poco fa.
Ma dell'artista come s'arricchisce la vita!
Domani, doman l'altro, o fra anni, saranno
scritti i versi gagliardi ch'ebbero qui origine.

 

 

 

 

Così

 
In questa foto oscena - fu venduta
per la via, di nascosto dalla guardia -
in questa foto pornografica, com'è
che c'è un viso di sogno come questo,
com'è che ci sei tu.

Chissà che vita grama e sordida farai:
in che trucido ambiente ti sarai
fatto fotografare;
che anima da nulla è mai la tua.
Pure, ancora di più resti per me quel viso
di sogno, la figura
fatta e donata per piaceri greci -
così resti per me, così ti canto.

 

 

 

 

Candele

 
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

 

 

 

 

Forza, re di Sparta

 
D'essere vista in lacrime e lamenti,
Cratesiclea non lo poteva ammettere.
Maestosa incedeva e taciturna.
L'imperturbato aspetto non tradiva,
della sua pena e dell'angoscia, nulla.
Tuttavia, per un attimo, non resse.
Prima d'entrare nella triste nave
per Alessandria, trasse il figlio al tempio
di Posidone. Sola con lui, lo strinse a sé,
e l'abbracciò, "stravolto" - dice
Plutarco - "di dolore e d'emozione".
Ma il suo forte carattere reagì:
si riprese, la donna mirabile, e disse
a Cleòmene: "Forza, rè di Sparta!
Quando saremo fuori,
nessuno ci dovrà vedere piangere
ne fare alcuna cosa men che degna
di Sparta. Questo dipende da noi:
quanto alla sorte, è quale Dio vorrà".
E poi s'imbarca, verso quel "vorrà".

 

 

 

 

Monotonia

 
Segue a un giorno monotono un nuovo
giorno, monotono, immutabile. Accadranno
le stesse cose, accadranno di nuovo.
Tutti i momenti uguali vengono, se ne vanno.
Un mese passa e un altro mese accompagna.
Ciò che viene s'immagina senza calcoli strani:
è l'ieri, con la nota noia stagna.
E il domani non sembra più domani.

 

 

 

 

Portai nell'arte mia

 
Sto seduto. Fantastico. E brame e sensazioni
portai nell'Arte mia - appena intravveduti
visi, vaghi contorni; di non compiuti amori
poche memorie labili. A lei voglio concedermi.
Forme della Beltà delinea, esperta; e colma
tutta la vita, quasi inavvertitamente:
associa percezioni, associa le giornate.

 

 

 

 

Il principe di Libia occidentale

 
Buona impressione a tutti
nei dieci giorni che passò a Alessandria
fece il principe di Libia Occidentale
Aristomène, figlio di Menelao.
Tutto, dal nome al modo di vestire
con gusto, era greco: certo gradiva
gli onori ma senza ricercarli,
era modesto. Comprava libri greci
con un'inclinazione per la filosofia
e la storia. Poi, quel che più conta,
parlava poco stando come immerso
in pensieri profondi; è proprio
della gente del suo stampo
- dicevano - l'esser parco.

Non era un uomo profondo, non era niente.
Anzi, un tipo comune, insignificante
che, preso il nome e l'abito dei greci
si faceva passare per tale
in cuor suo tremando di sciupare l'effetto,
che gli scappasse detto, in greco, un qualche
barbarismo atroce. E far poi le spese
della maligna Alessandria che ride.

Perciò si limitava all'essenziale
badando alla grammatica e all'accento,
annoiandosi non poco, con tutti
quei discorsi che gli scoppiavano dentro.

 

 

 

 

Comprensione

 
Miei anni di gioventù, mia vita di voluttà -
come scorgo adesso nitido il loro senso.

Quanti rimorsi inutili, vani...

Ma il loro senso allora non mi era chiaro.

Nella mia gioventù dissoluta
prendevano corpo i propositi della mia poesia,
si delineavano gli spazi della mia arte.

Perciò non erano mai stabili i rimorsi.
E i propositi di frenarmi, di cambiare
si bruciavano al più in due settimane.

 

 

 

 

Giorni del 1901

 
Questo c'era di singolare in lui:
in mezzo a tutta la dissolutezza
e alla copiosa pratica d'amore,
e sebbene il contegno in consueta
armonia con l'età si componesse,
c'erano istanti - certo, estremamente
rari - che dava il senso
di quasi intatte carni.

Dei suoi ventinove anni la bellezza,
tanto provata dalla voluttà,
stranamente evocava, per attimi, un efebo
che, un po' goffo, all'amore
la prima volta il casto corpo cede.

 

 

 

 

Sotto la casa

 
Ieri, andando per un quartiere
fuori mano, sono passato sotto la casa
che frequentavo quando ero molto giovane.
Là Eros ebbe il mio corpo
con la sua straordinaria potenza.

E ieri
passando per quella vecchia strada
d'improvviso sfolgorarono di bellezza
per malìa d'amore le botteghe, le pietre,
i marciapiedi, i muri, i balconi e le finestre:
là non c'era più nulla di brutto.

E come indugiavo, fermo a guardare
la porta, e mi attardavo sotto la casa,
tutto il mio essere sprigionava
l'emozione d'amore rimasta ancora serbata.

 

 

(Kavafis ritratto da A. Isaris)

 

 

Andai

 
Non volli lacci. Andai senza riguardi.
Ai piaceri, quelli reali
e quelli che turbinavano nella mia mente
andai nella notte lucente.
E mi dissetai con i vini più gagliardi,
quelli che devono gli arditi del piacere.

 

Kostandìnos Kavafis