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(T.S. Eliot ritratto da Wyndham Lewis)
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Every man to his work |
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| (Da Cori da "La Rocca") | (From"Choruses from The Rock) | |
| Nei luoghi deserti noi costruiremo con nuovi mattoni. Ci sono mani e macchinari, e creta per un nuovo mattone. e cemento per una nuova malta Dove i mattoni sono crollati noi costruiremo con nuove pietre. Dove le travi sono spezzate noi costruiremo con nuovo legname. Dove la parola non è pronunciata noi costruiremo con nuovo linguaggio. C'è un lavoro comune, e c'è una fede per tutti, e un compito per ognuno. Ogni uomo al suo lavoro. |
In the vacant
places We will build with new bricks There are hands and machines And clay for new brick And lime for new mortar Where the bricks are fallen We will build with new stone Where the beams are rotten We will build with new timbers Where the word is unspoken We will build with new speech There is work together A Church for all And a job for each Every man to his work. |
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Death by water |
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| (Da "La terra desolata") | (From"The Waste land) | |
| Phlebas il Fenicio,
da quindici giorni morto, Dimenticò il grido dei gabbiani, e il fondo gorgo del mare, E il profitto e la perdita. Una corrente sottomarina Gli spolpò l'ossa in sussurri. Come affiorava e affondava Passò attraverso gli stadi della maturítà e della giovinezza Procedendo del vortice. Genitile o Giudeo O tu che giri la ruota e guardi sopravvento, Considera Phlebas, che un tempo fu bello, e alto come te. |
Phlebas the
Phoenician, a fortnight dead, Forgot the cry of gulls, and the deep sea swell And the profit and loss. A current under sea Picked his bones in whispers. As he rose and fell He passed the stages of his age and youth Entering the whirlpool. Gentile or Jew O you who turn the wheel and look windward, Consider Phlebas, who was once handsome and tall as you. |
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Ash Wednesday |
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| VI Benché non speri più di ritornare Benché non speri Benché non speri di ritornare A oscillare fra perdita e profitto in questo breve transito dove i sogni si incrociano Il crepuscolo incrociato dai sogni fra nascita e morte (Benedicimi padre) sebbene non desideri più di desiderare queste cose Dalla fìne finestra spalancata verso la riva di granito Le vele bianche volano ancora verso il mare, verso il mare volano Le ali non spezzate E il cuore perduto si rinsalda e allieta Nel perduto lillà e nelle voci del mare perduto E Io spirito fragile s'avviva a ribellarsi Per la ricurva verga d'oro e l'odore del mare perduto S'avviva a ritrovare Il grido della quaglia e il piviere che ruota E l'occhio cieco crea Le vuote forme fra le porte d'avorio E l'odore rinnova il sapore salmastro della terra sabbiosa Questo è il tempo della tensione fra la morte e la nascita Il luogo della solitudine dove tre sogni s'incrociano Fra rocce azzurre Ma quando le voci scosse dall'albero di tasso si partono Che l'altro tasso sia scosso e risponda. Sorella benedetta, santa madre, spirito della fonte,. spirito del giardino Non permettere che ci si irrida con la falsità Insegnaci a aver cura e a non curare Insegnaci a starcene quieti Anche fra queste rocce, E'n la Sua volontarie è nostra pace E anche fra queste rocce Sorella, madre E spirito del fiume, spirito del mare, Non sopportare che io sia separato E a Te giunga il mio grido. |
VI |
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Ash Wednesday |
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| V Se la parola perduta è perduta, se la parola spesa è spesa Se la parola non detta e non udita E' non udita e non detta, Sempre è la parola non detta, il Verbo non udito, Il Verbo senza parola, il Verbo Nel mondo e per il mondo; E la luce brillò nelle tenebre e Il mondo inquieto contro il Verbo ancora Ruotava attorno al centro del Verbo silenzioso O mio popolo, che cosa ti ho fatto. Dove ritroveremo la parola, dove risuonerà La parola? Non qui, che qui il silenzio non basta Non sul mare o sulle isole, né sopra La terraferma, nel deserto o nei luoghi di pioggia, Per coloro che vanno nella tenebra Durante il giorno e la notte Il tempo giusto e il luogo giusto non sono qui Non v'è luogo di grazia per coloro che evitano il volto Non v'è tempo di gioire per coloro che passano in mezzo al rumore e negano la voce Pregherà la sorella velata per coloro Che vanno nelle tenebre, per coloro che ti scelsero e si oppongono A te, per coloro che sono straziati sul corno fra stagione e stagione, tempo e tempo, Fra ora e ora, parola e parola, potenza e potenza, per coloro che attendono Nelle tenebre? Pregherà la sorella velata Per i fanciulli al cancello Che non lo varcheranno e non possono pregare: Prega per coloro che ti scelsero e ti si oppongono O mio popolo, che cosa ti ho fatto. Pregherà la sorella velata fra gli alberi magri di tasso Per coloro che l'offendono e sono Terrificati e non possono arrendersi E affermano di fronte al mondo e fra le rocce negano Nell'ultimo deserto e fra le ultime rocce azzurre Il deserto nel giardino il giardino nel deserto Della secchezza, sputano dalla bocca il secco seme di mela. O mio popolo. |
V |
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Ash Wednesday |
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| IV Colei che camminò fra viola e viola Che camminò Fra i diversi filari del variato verde In bianco e azzurro procedendo, colori di Maria, Parlando di cose banali In ignoranza e scienza del dolore eterno Che mosse in mezzo agli altri che già stavano andando Che allora fece forti le fontane e fresche le sorgenti Rese fredda la roccia inaridita e solida la sabbia In blu di speronella, blu del colore di anni Maria, Sovegna vos Ecco gli anni che passano in mezzo, portando Lontano i violini e i flauti, ravvivando Una che muove nel tempo fra il sonno e la veglia, che indossa Luce bianca ravvolta, di cui si riveste, ravvolta. Passano gli anni nuovi ravvivano Con una splendida nube di lacrime, gli anni, ravvivano La rima antica con un verso nuovo. Redimi Il tempo. Redimi La visione non letta nel sogno più alto Mentre unicorni ingioiellati traggono il catafalco d'oro. La silenziosa sorella velata in bianco e azzurro Fra gli alberi di tasso, dietro il dio del giardino, Il cui flauto tace, piegò la testa e fece un cenno ma non parlò parola Ma la sorgente zampillò e l'uccello cantò verso la terra Redimi il tempo, redimi il sogno La promessa del verbo non detto e non udito Finché il vento non scuota mille bisbigli dal tasso E dopo questo nostro esilio |
IV |
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Ash Wednesday |
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| III Là dalla prima rampa della seconda scala Mi volsi e vidi in basso La stessa forma avvinta alla ringhiera Sotto la nebbia nell'aria fetida In lotta col demonio delle scale Dall'ingannevole volto della speranza e della disperazione. Alla seconda rampa della seconda scala Li lasciai avvinghiati, volti in basso; Non v'erano più volti e la scala era oscura, Scheggiata ed umida, come la bocca guasta E bavosa di un vecchio, o la gola dentata di un antico squalo. Là sulla prima rampa della terza scala Una finestra a inferriata con il ventre gonfìo Come quello di un fico e al di là Del biancospino in fìore e della scena agreste Quella figura dalle spalle ampie vestita in verde e azzurro Affascinava il maggio con un flauto antico. Sono dolci le chiome arruffate, le chiome brune arruffate sulla bocca, Lillà e chiome brune; Lo sgomento, la musica del flauto, le pause e i passi della mente sulla terza scala, Svaniscono, svaniscono; al di là della speranza e al di là della disperazione La forza sale sulla terza scala. Signore, non son degno Signore, non son degno ma di' una sola parola. |
III |
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Ash Wednesday |
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| II Signora, tre leopardi bianchi giacevano sotto un ginepro Nella frescura del giorno, nutriti a sazietà Delle, mie braccia e del mio cuore e del mio fegato e di quanto Era stato contenuto nel cavo rotondo del mio cranio. E Dio disse Vivranno queste ossa? vivranno Queste ossa? E tutto quanto era stato contenuto Nelle ossa (che già erano aride) disse stridendo Per la bontà di questa Signora E, per la sua grazia, e perché Ella onora la Vergine in meditazione , Noi risplendiamo con tanta lucentezza. E io che sono Qui dismembrato offro all'oblìo le mie gesta, e il mio amore Alla posterità del deserto e al frutto della zucca. E' questo che ristora Le mie viscere le fibre dei miei occhi e le porzioni indigeste Che i leopardi rffiutano. La Signora si è ritirata In una bianca veste, alla contemplazione, in una bianca veste. Che la bianchezza dell'ossa espii fino all'oblìo. In esse non c'è vita. E come io sono dimenticato e vorrei essere Dimenticato, così vorrei dimenticare Consacrato in tal modo, ben saldo nel proposito. E Dio disse Profetizza al vento, al vento solo perché Il vento solo darà ascolto. E le ossa cantarono stridendo Col ritornello della cavalletta, dicendo Signora dei silenzi Quieta e affranta Consunta e più integra Rosa della memoria Rosa della dimenticanza Esausta e feconda Tormentata che doni riposo La Rosa unica Ora è il giardino Dove ogni amore finisce Terminato il tormento Dell'amore insoddisfatto Più grande tormento Dell'amore soddisfatto Fine dell'ínfinito Viaggio verso il nulla Conclusione di tutto ciò Che non può essere concluso Linguaggio senza parola E parola di nessun linguaggio Grazia alla Madre Per il Giardino Dove tutto l'amore finisce. Sotto un ginepro le ossa cantarono, disperse e rilucenti Noi siamo liete d'essere disperse, poco bene facernmo l'una all'altra, Nella frescura del giorno sotto un albero, con la benedizione della sabbia, Dimenticando noi stesse e l'un l'altra, unite Nella serenità del deserto. Questa è la terra che voi Spartirete. E né divisione né unione Hanno importanza. Questa è la terra. Ecco, abbiamo la nostra eredità. |
II |
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Ash Wednesday |
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| I Poiché io non spero di ritornare Poiché io non spero Poiché io non spero di tornare Desiderando di questo il talento e dell'altro lo scopo Non posso più sforzarmi di raggiungere simili cose (perché l'aquila antica dovrebbe spalancare le sue ali?) Perché dovreí rimpiangere La svanita potenza del regno consueto? Poiché non spero più di conoscere La gloria incerta dell'ora positiva Poi che non penso più Poiché ormai so di non poter conoscere L'unica vera potenza transitoria Poiché non posso bere Là dove gli alberi fioriscono e le sorgenti sgorgano, perché non c'è più nulla Poiché ora so che il tempo è sempre il tempo E che lo spazio è sempre e soltanto spazio E che ciò che è reale lo è solo per un tempo E per un solo spazio Godo che quelle cose siano come sono E rinuncio a quel viso benedetto E rinuncio alla voce Poiché non posso sperare di tornare ancora Di conseguenza godo, dovendo, costruire qualche cosa Di cui allietarmi E prego Dio che abbia pietà di noi E prego di poter dimenticare Queste cose che troppo discuto con me stesso e troppo spiego Poiché non spero più di ritornare Queste parole possano rispondere Di ciò che è fatto e non si farà più Verso di noi il giudizio non sia troppo severo E poiché queste ali più non sono ali atte a volare ma soltanto piume che battono nell'aria L'aria che ora è limitata e secca Più limitata e secca della volontà Insegnaci a aver cura e a non curare Insegnaci a starcene quieti. Prega per noi peccatori ora e nell'ora della nostra morte Prega per noi ora e nell'ora della nostra morte. |
I |
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Gerontion |
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| Non sei né giovane
né vecchio Ma è come se dormissi dopo pranzo Sogndo di entrambe queste età. Eccomi, vecchio in un mese arido, Mentre un ragazzo mi legge, aspettando la pioggia. Non fui alle gole infuocate Né combattei nella calda pioggia Né col ginocchio affondato dentro paludi salmastre Combattei, agitando una daga, e morso dalle mosche. La mia casa è una casa in rovina, E l'ebreo si rannicchia al davanzale, il padrone, Generato in qualche taverna d'Anversa, A Bruxelles pieno di vesciche, a Londra cencioso e spiantato. La capra a notte tossisce nel campo che sta dietro; Rocce, muschio, gramigna, ferrivecchi, merde. La donna tiene la cucina, fa il tè, Di sera sternuta, rovistando nello scolo che sgocciola. Io un vecchio, Una testa intronata fra spazi ventosi. I segni sono presi per miracoli. " Vogliamo vedere un segno! " La parola in una parola, incapace di dire una parola, Fasciata di tenebra. Nell'adolescenza dell'anno Venne Cristo la tigre Nel maggio depravato, corniolo e castagno, albero di Giuda In fiore, per essere mangiato, per essere spartito, per essere bevuto Fra i bisbigli; da Mr. Silvero Con mani carezzevoli, che a Limoges Camminò tutta la notte nella stanza accanto; Da Hakagawa, che si inchinava fra i Tiziano; Da Madame de Tornquist, che nella stanza buia Spostava le candele, da Fräulein von Kulp Che nel salone si volse, una mano alla porta. Spole vuote Tessono il vento. Io non ho spettri, Un vecchio in una casa con correnti d'aria Sotto un gomitolo di vento. Dopo una tale conoscenza, cos'è mai il perdono? Ora penso Che la storia abbia molti passaggi nascosti, e corridoi tortuosi E varchi, e che ci inganni con bisbiglianti ambizioni, E che ci guidi con le vanità. Ora penso che dia Quando la nostra attenzione è distratta, E che quanto ci dà lo dia con turbamenti Così lusinghieri che il dato affama ciò che si desidera. E ci dà Troppo tardi ciò in cui più non si crede, o se ancora Ci crediamo, soltanto nel ricordo, come passioni riconsiderate. E troppo presto dà in deboli mani, ciò che è pensato può essere Dispensato, finché il rifiuto propaga la paura. Penso Che né paura né coraggio ci salvino. I vizi innaturali Hanno per padre il nostro eroismo. Le virtù Ci sono imposte dai nostri impudenti delitti. Queste lacrime sono scosse dall'albero che arreca la collera. La tigre balza nell'anno nuovo. Ci divora. Infine, Penso che non giungemmo a conclusione, quando m'irrigidii In una casa d'affitto. Infine, Penso d'averlo detto per un preciso scopo, e non perché costretto Dalle blandizie dei demoni che guardano al passato. Su questo, onestamente ti vorrei rispondere. Io che ero presso al tuo cuore ne fui scacciato Perdendo la bellezza nel terrore, il terrore nella ricerca. Ho perduto la mia passione: perché dovrei conservarla Se ciò che si conserva si contamina? Ho perduto la vista e l'odorato, l'udito, il gusto e il tatto: Come li potrò usare per esserti più accanto? Questi, con mille futili decisioni Prolungano il profitto del loro gelido delirio, Eccitano la membrana, quando il senso si è raffreddato, Con salse pungenti, moltiplicano la varietà In una desolazione di specchi. Cosa farà il ragno? Sospenderà le sue mosse, o indugerà Il tonchio? da Bailhache, Fresca, Mrs. Cammel, roteavano Oltre l'orbita dell'Orsa tremolante In atomi infranti. Gabbiano controvento, negli stretti ventosi Di Belle Isle, o rapido sull'Horn, Piume bianche nella neve, i richiami del Golfo, E un vecchio sospinto dagli Alísei In un angolo di sonno. Padroni della casa, I pensieri di un arido cervello in un'arida stagione. |
Thou hast nor youth nor age |
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Preludes |
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| La sera d'inverno
si posa Con odore di bistecche per strade. Le sei. Lucignoli consunti di giorni festosi. E ora un tempestoso scroscio avvolge Gli avanzi sudici Delle foglie appassite attorno ai vostri piedi E giornali da lotti da vendere; gli scorci battono sulle persiane rotte e sui fumignoli, e all'angolo della strada un solitario cavallo da vettura fuma e scalpita. E poi l'accensione dei fanali. |
The winter's
evening settles down With smells of steaks in passageways. Six o'clock. The burnt-out ends of smoky days. And now a gusty shower wraps The grimy scraps Of withered leaves across your feet And newpapers from vacant lots; The showers beat On empty blinds and chimney-pots, And at the corner of the street A lonely cab-horse steams and stamps. And then the lighting of the lamps. |
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A Note on War Poetry |
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Non l'espressione dell'emozione collettiva |
Not the expression
of collective emotion Imperfectly reflected in the daily papers. Where is the point at which the merely individual Explosion breaks In the path of an action merely typical To create the universal, originate a symbol Out of the impact - This is a meeting On which we attend Of forces beyond control by experiment - Of Nature and the Spirit. Mostly the individual Experience is too large, or too small. Our emotions Are only 'incidents' In the effort to keep day and night together. It seems just possible that a poem might happen To a very young man : but a poem is not poetry - That is a life. War is not a life : it is a situation ; One which may neither be ignored nor accepted, A problem to be met with ambush and stratagem, Enveloped or scattered. The enduring is not a substitute for the transient, Neither one for the other. But the abstract conception Of private experience at its greatest intensity Becoming universal, which we call 'poetry', May be affirmed in verse. |
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Morning at the Window |
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Sbattono piatti da colazione nelle cucine del seminterrato,
E lungo i marciapiedi che risuonano di passi Scorgo anime umide di donne di servizio Sbucare sconsolate dai cancelli che danno sulla strada. Ondate brune di nebbia levano contro di me Volti contorti dal fondo della strada, Strappano a una passante con la gonna inzaccherata Un vacuo sorriso che s'alza leggero nell'aria E lungo il filo dei tetti svanisce. |
They are rattling
breakfast plates in basement kitchens, And along the trampled edges of the street I am aware of the damp souls of housemaids Sprouting despondently at area gates. The brown waves of fog toss up to me Twisted faces from the bottom of the street, And tear from a passer-by with muddy skirts An aimless smile that hovers in the air And vanishes along the level of the roofs. |
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Whispers of immortality |
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| Webster fu molto
posseduto dalla morte; Sotto la pelle vide sempre il cranio; E sottoterra creature scarne, ripiegate All'indietro in un ghigno senza labbra. Sostituiti ai globi, bulbi di narciso Fissavano dall'orbita degli occhi! Sapeva che il pensiero s'avvinghia a membra morte Serrando ogni sua brama e ogni lussuria. J. Donne, suppongo, fu un altro di quei tali Che non riuscivano a sostituire il senso Per afferrare, adunghiare e penetrare; Vedendo anche più in là dell'esperienza Egli conobbe l'angoscia del midollo, La febbre di malaria dello scheletro; Nessun contatto carnale possibile Leniva la febbre dell'ossa. Grishkin è graziosa; il suo occhio di russa A sottolinearlo con estrema enfasi; Senza corsetto, il suo busto amichevole Offre promesse di piaceri pneumatici. L'accucciato giaguaro brasiliano Frena la piccola scimmia che fugge Con la sottile effusione del gatto; Grisbkin possiede una piccola casa; Il levigato giaguaro brasiliano Nella sua arborea oscurità non emana Un fetore felino tanto forte Quanto Grishkin ne emana in un salotto. E persino le Entità Astratte Fanno la corte alla sua grazia; ma Il nostro destino s'insinua fra costole aride Per tener calda la nostra metafisica. |
Webster was
much possessed by death And saw the skull beneath the skin; And breastless creatures under ground Leaned backward with a lipless grin. Daffodil bulbs instead of balls Stared from the sockets of the eyes! He knew that thought clings round dead limbs Tightening its lusts and luxuries. J. Donne, I suppose, was such another Who found no substitute for sense; To seize and clutch and penetrate, Expert beyond experience, He knew the anguish of the marrow The ague of the skeleton; No contact possible to flesh Allayed the fever of the bone. Grishkin is nice: her Russian eye is underlined for emphasis; Uncorseted, her friendly bust Gives promise of pneumatic bliss. The couched Brazilian jaguar Compels the scampering marmoset With subtle effluence of cat; Grishkin has a maisonette; The sleek Brazilian jaguar Does not in its arboreal gloom Distil so rank a feline smell As Grishkin in a drawing-room. And even the Abstract Entities Circumambulate her charm; But our lot crawls between dry ribs To keep our metaphysics warm. |
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Thomas Stearns Eliot
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