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Superficialità
1915
Caro peccato,
Compagna mia e nemica mia carissima!
Tu versasti il sorriso nei miei occhi,
E la mazurka in tutte le mie vene.
Da te ho imparato a non tener l’anello,
Non m’avrebbe la vita presa in sposa!
A cominciare a caso, dalla fine,
E a finire però sempre daccapo.
A essere fuscello, e essere acciaio,
In questa vita, in cui si può sì poco...
A scioglier la tristezza con la cioccolata,
E a sorridere in viso a chiunque passa!

 

 

(Anastasija e Marina Cvetaeva - 1905)

 

 

Se un'anima...
1918
Se un'anima è nata con le ali,
cos'è per lei il palazzo e cos'è e la capanna!
Cos'è Gengis Khan per lei - e cos'è - l'Orda!
due nemici ho io a questo mondo,
due gemelli - indissolubilmente fusi:
la fame degli affamati - e la sazietà dei sazi.

 

 

(Marina con il marito Sergej e la figlia Alja - 1916)

 

 

All'alba...
1922

All'alba con più calma scorre il sangue,
All'alba più avvertibile è il silenzio.
Lo spirito si parte dalla carne,
L'uccello dalla sua gabbietta d'ossa.

Il cuore vede il nesso più sottile,
L'occhio, la lontananza più invisibile.
L'orecchio beve le più assurde chiacchiere.
Piange Div, Sullo sconfitto Igor.

 

 

 

 

Mi alzo

Mi alzo
il vago grigiore della finestra
il freddo
la polvere della strada
la notte si affila
s'interroga di colpo
mentre si riscaldono le foglie sui rami
assumono luminosità
tagliente
la voce
la complessione
soldi
indizi
tracce
la corda tesa vibra
per questo slancio
per quell'altezza
alla base
uno sguardo
verticale
assoluto.

 

 

 

 

Un bianco sole...
3 luglio 1916

Un bianco sole e basse, basse nubi,
lungo gli orti - dietro il muro bianco - un cimitero.
E sulla sabbia file di spauracchi di paglia
sotto le traverse a statura d'uomo.

E, penzolandomi oltre i paletti dello steccato,
vedo: strade, alberi, soldati sbandati.
Una vecchia contadina, cosparso di sale grosso
mastica e mastica un tozzo di pane nero...

Come hanno potuto incolleriti queste nere capanne,
Signore! e perch‚ a tanti mitragliare il petto?
Passa un treno e ulula, e si mettono a ululare i soldati,
e leva polvere, leva polvere la strada che indietreggia...

- No, morire! Meglio non essere mai nati,
che questo lamentoso, penoso, carcerario ululato
per le belle dalle nere ciglia. - Ah, e pure cantano
adesso i soldati! Oh, Signore, Dio mio!

 

 

(Le sorelle Cvetaeva e Vladislav Aleksandrovic)

 

 

Indizi

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura!
Riconosco
l'amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo
aperto alle bufere.
Riconosco
l'amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato dentro
fino al midollo.
Riconosco
l'amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un'aureola
di vento!
Riconosco
l'amore dallo strappo
delle più fedeli corde vocali:
ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l'amore dal boato
- dal trillo beato -
lungo tutto il corpo!

 

 

 

 

Lode, fai piano!
26 Gennaio 1926

Lode, fai piano!
Non sbattere le porte -
gloria!
Angolo
del tavolo - e gomito.

Scompiglio - basta!
Cuore - tranquillo!
Gomito e fronte.
Gomito e - testa.

Giovani - amare.
Vecchi - scaldarsi.
E non c'è tempo - d'essere,
né dove cacciarsi.

Anche una tana, ma -
da sola! Gocce
dai rubinetti,
strepito di sedie,

bocche che parlano
con la minestra
in bocca: "Grazie
per i bei versi".

Dei miei vicini
remoti, nessuno
indovina - che pena
per la mia testa!

Orchestra di vandali!
Fortezza o steppa -
il paradiso è dove
non parlano!

Il bottegaio - soldi.
Il dongiovanni - prede.
A Dio io chiedo
una stanza - qualunque -

un buco - da sola! -
un posto - per me! -
quattro pareti per
il silenzio.

 

 

 

 

 

Cammini, a me somigliante
 

Cammini, a me somigliante,
gli occhi puntando in basso.
Io li ho abbassati - anche!
Passante, fermati!

Leggi - di ranuncoli
e di papaveri colto un mazzetto
- che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.

Non credere che qui sia - una tomba,
che io ti apparirò minacciando...
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!

E il sangue fluiva alla pelle,
e i miei riccioli s'arrotolavano...
Anch'io esistevo, passante!
Passante, fermati!

Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca - subito dopo.
Niente è più grosso e più dolce
d'una fragola di cimitero.

Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.

Come t'investe il raggio di sole!
Sei tutto in un polverio dorato...
E che almeno però non ti turbi
la mia voce di sottoterra.

 

 

 

 

Ecco ancora una finestra...
 

Ecco ancora una finestra,
dove ancora non dormono.
Forse - bevono vino,
forse - siedono così.
O semplicemente - le due
mani non staccano.
In ogni casa, amico,
c'è una finestra così.

Non candele o lampade hanno acceso il buio:
ma gli occhi insonni!

Grido di distacchi e d'incontri:
tu, finestra nella notte!
Forse, centinaia di candele,
forse, tre candele...
Non c'è, non c'è per la mia
mente quiete.
Anche nella mia casa
è entrata una cosa come questa.

Prega, amico, per la casa insonne,
per la finestra con la luce.

 

 

 

 

 

23 marzo 1923
 

Mentre l'amico caro attraversava
l'ultimo viale (filare di nodosi
addii) - più grandi degli sguardi
erano gli occhi.

Mentre l'amico amato doppiava
l'estremo promontorio (di sospiri
della mente: torna!) - più grandi delle mani
erano i gesti.

Quasi le braccia volessero lasciare
le spalle e le labbra - indietro,
a supplicare! Lottava con la lingua
la parola, il palmo con le dita...

Mentre l'ospite tenero passava...
- Signore, posa lo sguardo su di noi! -
le lacrime erano più enormi
di occhi umani, e delle stelle
sull'oceano

 

 

 

 

Insonnia
 

Dopo l'insonne notte è debole il corpo,
Diventa caro, e non più nostro, di nessuno.
Nelle lente vene ancora piangono le frecce
E tu sorridi alla gente, come un serafino.

Dopo l'insonne notte sono deboli le mani,
E del tutto indifferenti ci sono gli amici e i nemici.
C'è un intero arcobaleno in ogni suono casuale,
E nel gelo a un tratto si sente odor di Firenze.

Teneramente risplendono le labbra, e l'ombra è più d'oro
Presso gli occhi incavati. È la notte che ha bruciato
Questo volto più luminoso, e dell'oscura notte
Solo una cosa sono oscure in noi, gli occhi.

 

 

 

 

 

Amore
 

Fuoco? Uragano? Terremoto?
Andiamoci più piano...

Dolore noto come agli occhi il palmo
della mano e alle labbra
il nome del proprio bambino...

 

 

 

 

 

 

 

Io ti racconterò
 

Io ti racconterò del grande inganno:
io ti racconterò come cala la nebbia
sui giovani alberi, sulle vecchie ceppaie.
Io ti racconterò come si spengono le luci
nelle basse case, come - straniero di egizie contrade
- soffia lo zingaro nel sottile zufolo sotto un albero.

Io ti racconterò della grande menzogna:
io ti racconterò come si stringe il coltello
nella stretta mano, come si arruffino al vento dei secoli
i riccioli - ai giovani, e le barbe ai vecchi.

Mormorio di secoli.
Scalpitio di zoccoli.

 

 

 

 

Tentativo di gelosia
 

Ditemi: come va con l'altra?
Meglio? meno grane? - Mano ai remi! -
Vana linea costiera s'assottiglia,
scompare la memoria estrema

di me, isola fluttuante
(per cielo, non per mare...)
Anime, anime: sorelle! Anime:
amiche - mai più amanti!

Come vi va con la creatura
semplice? Senza divinità? E poi?
Voi, sceso dal trono, voi
che avete deposto la regina,

come vivete? Non c'è male? Non più
beghe? E bevete - quanto, adesso? E la cucina?
Il dazio della mediocrità immortale
come lo pagate, poveretto?

"Basta con le scenate, con gli eccessi -
cambio casa, vado via!"
Con la qualunque - come state
di che vivete, voi - mio eletto?

Mangiate - e dopo pranzo un sonnellino?
- Non lamentarti quando sarai sazio!...-
Con il simulacro come state
voi che avete dissacrato

il Sinai? Come vivete con la donna
terrestre? Per la costola vi piace?
Non vi frusta la fronte la vergogna?
La briglia di Giove vi dà pace?

E la salute? E i nervi? Senza
problemi? A letto tutto bene?
L'immortale piaga della coscienza
come la curate, poveretto?

Come vivete con la merce da mercato?
Troppo cara la vita? Vi assilla
l'alto prezzo? Dopo i marmi di Carrara
che ve ne fate del tritume

di gesso? (E' in pezzi
il dio scolpito nell'argilla...)
Come ci state con la milleunesima
voi - che avete conosciuto Lilith?

Già v'annoia l'ultima trovata
della moda? Sottratto all'incantesimo,
dite, come ve la passate
con l'umana senza il sesto

senso?

In coscienza - sei felice?
No? In quel disastro senza dei
come stai, amore? E' dura? Sì?
Come per me con l'altro?

 

Marina Cvetaeva