Per visualizzare le immagini immagini scorrere la pagina

 

 

   
     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

L'albatro

 

L'albatros

     
     
Spesso per divertirsi uomini d’equipaggio
catturano degli albatri, vasti uccelli dei mari,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
il vascello, mentre scivola sugli abissi amari.

Appena a bordo, appoggiati sul tavolato,
quei re dell’azzurro, goffi e verecondi,
lasciano strascicare, come un remo per lato,
pietosamente le due bianche ali grandi.

Alato passeggero, così maldestro e fiacco!
Lui, prima così bello, che aria buffa e ignava!
Chi con una pipetta va a stuzzicargli il becco,
chi mima, zoppicando l’infermo che volava!

Il Poeta ricorda questo re dello spazio,
che sfida la tempesta e ride dell’arciere;
esiliato giù a terra in mezzo allo schiamazzo,
le ali di gigante gl’impediscon d’incedere.
  Souvent, pour s'amuser, les hommes d'équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

A peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l'azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d'eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule !
Lui, naguère si beau, qu'il est comique et laid !
L'un agace son bec avec un brûle-gueule,
L'autre mime, en boitant, l'infirme qui volait !

Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l'archer ;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.

 

 

 

 

A una Madonna
 
A une Madone
Voglio innalzare per te, mia Madonna, mia amante,
un altare sotterraneo nel profondo della mia disperazione,
e scavare, nell'angolo più nero del mio cuore,
fuori dal mondano desiderio e dall'occhio schernitore,
una nicchia smaltata d'oro e d'azzurro
ove tu possa ergerti, Statua piena di stupore.
Coi miei versi lucenti, intrecciati d'un puro metallo,
con sapienza costellato di rime di cristallo,
porrò sul tuo capo una grande corona;
e nella mia gelosia, o mortale Madonna,
ti taglierò un Mantello, di gusto barbarico,
rigido e pesante, foderato di sospetto:
così che, come una garitta, chiuda le tue grazie.
E non sarà ornato di perle, ma di tutte le mie lagrime!
La tua Veste sarà il mio desiderio, fremente,
ondulante, il mio desiderio che sale e scende,
che si culla sulle cime, si riposa nelle valli,
e copre d'un bacio tutto il tuo corpo bianco e rosa.
Ti farò, col mio Rispetto, delle belle Scarpe di raso,
umiliate dai tuoi piedi divini:
imprigionandoli in una molle stretta,
ne conserveranno l'impronta come uno stampo fedele?
Se io non posso, malgrado la mia arte diligente,
farti sgabello d'una Luna d'argento,
porrò almeno il Serpente che mi morde i visceri
sotto i tuoi piedi, affinché tu calpesti e schernisca,
Regina vittoriosa e feconda di redenzioni,
questo mostro gonfio di odio e di sputi.
Vedrai i miei Pensieri, disposti come i Ceri
dinanzi all'altare fiorito della Regina delle Vergini,
costellando di riflessi il soffitto dipinto in azzurro,
guardarti fissamente con degli occhi di fuoco:
e poi che tutto in me ti ammira e ti ama,
tutto si farà Benzoino, Incenso, Olibano, Mirra;
e senza posa verso di te, vetta bianca e nevosa,
in Vapori s'innalzerà il mio Spirito tempestoso.
Infine, per completare la tua figura di Maria,
e per mischiare amore e barbarie,
nera Voluttà, farò, boia pieno di rimorsi,
dei sette Peccati capitali sette Coltelli
ben affilati, e come un giocoliere insensibile,
prendendo il più profondo del tuo amore come bersaglio,
li pianterò nel tuo Cuore ansimante,
nel tuo Cuore singhiozzante, nel tuo Cuore ruscellante.
 

Je veux bâtir pour toi, Madone, ma maîtresse,
Un autel souterrain au fond de ma détresse,
Et creuser dans le coin le plus noir de mon coeur,
Loin du désir mondain et du regard moqueur,
Une niche, d'azur et d'or tout émaillée,
Où tu te dresseras, Statue émerveillée.
Avec mes Vers polis, treillis d'un pur métal
Savamment constellé de rimes de cristal
Je ferai pour ta tête une énorme Couronne;
Et dans ma Jalousie, ô mortelle Madone
Je saurai te tailler un Manteau, de façon
Barbare, roide et lourd, et doublé de soupçon,
Qui, comme une guérite, enfermera tes charmes,
Non de Perles brodé, mais de toutes mes Larmes!
Ta Robe, ce sera mon Désir, frémissant,
Onduleux, mon Désir qui monte et qui descend,
Aux pointes se balance, aux vallons se repose,
Et revêt d'un baiser tout ton corps blanc et rose.
Je te ferai de mon Respect de beaux Souliers
De satin, par tes pieds divins humiliés,
Qui, les emprisonnant dans une molle étreinte
Comme un moule fidèle en garderont l'empreinte.
Si je ne puis, malgré tout mon art diligent
Pour Marchepied tailler une Lune d'argent
Je mettrai le Serpent qui me mord les entrailles
Sous tes talons, afin que tu foules et railles
Reine victorieuse et féconde en rachats
Ce monstre tout gonflé de haine et de crachats.
Tu verras mes Pensers, rangés comme les Cierges
Devant l'autel fleuri de la Reine des Vierges
Etoilant de reflets le plafond peint en bleu,
Te regarder toujours avec des yeux de feu;
Et comme tout en moi te chérit et t'admire,
Tout se fera Benjoin, Encens, Oliban, Myrrhe,
Et sans cesse vers toi, sommet blanc et neigeux,
En Vapeurs montera mon Esprit orageux.
Enfin, pour compléter ton rôle de Marie,
Et pour mêler l'amour avec la barbarie,
Volupté noire! des sept Péchés capitaux,
Bourreau plein de remords, je ferai sept Couteaux
Bien affilés, et comme un jongleur insensible,
Prenant le plus profond de ton amour pour cible,
Je les planterai tous dans ton Coeur pantelant,
Dans ton Coeur sanglotant, dans ton Coeur ruisselant!

 

 

(Anonimo - "Ritratto di Baudelaire in colleggio")

 

 

La musica
 
La musique
Spesso la musica mi rapisce come fa il mare.
Spiego la vela,
sotto una volta di bruma o nel vasto azzurro,
verso la mia pallida stella;

petto in avanti e polmoni gonfi
come la vela,
scavalco il dorso di alti cavalloni
nel velo della notte;

in me sento vibrare tutte le passioni
d'un vascello che soffre;
il vento gagliardo, la tempesta e i suoi moti convulsi

mi cullano sull'abisso
immenso. Altre volte, invece, piatta bonaccia, grande specchio
della mia disperazione!
 

La musique souvent me prend comme une mer!
Vers ma pâle étoile,
Sous un plafond de brume ou dans un vaste éther,
Je mets à la voile;

La poitrine en avant et les poumons gonflés
Comme de la toile
J'escalade le dos des flots amoncelés
Que la nuit me voile;

Je sens vibrer en moi toutes les passions
D'un vaisseau qui souffre;
Le bon vent, la tempête et ses convulsions

Sur l'immense gouffre
Me bercent. D'autres fois, calme plat, grand miroir
De mon désespoir!

 

 

 

 

Lesbo
 
Lesbos
Madre di giochi latini e greche voluttà,
Lesbo, dove i baci, languidi o gioiosi,
freschi come angurie, caldi come soli,
adornano le notti e i giorni gloriosi,
Madre di giochi latini e greche voluttà,

Lesbo, dove i baci son come cascate
che ardite si gettano nei gorghi infiniti
e corrono con singhiozzi e chioccoli a ondate,
brulicanti e profondi, tempestosi e segreti;
Lesbo, dove i baci son come cascate!

Lesbo, dove le Frini l'un l'altra s'attirano,
dove mai un sospiro restò senz'eco,
come Pafo tutte le stelle ti ammirano,
a buon diritto Venere è gelosa di Saffo!
Lesbo, dove le Frini l'un l'altra s'attirano,

Lesbo, terra di notti calde e struggenti,
dove di fronte a specchi, sterile voluttà!
fanciulle con occhi scavati, dei lor corpi amanti,
carezzano i frutti maturi della nubile età;
Lesbo, terra di notti calde e struggenti,

che s'aggrotti l'occhio grave del vecchio Platone;
amabile e nobile terra, regina del dolce imperio,
nell'eccesso dei tuoi baci trai la tua assoluzione,
e dai continui affinamenti del desiderio.
Che s'aggrotti l'occhio grave del vecchio Platone.

Trai la tua assoluzione dall'eterno martirio,
inflitto senza tregua ai cuori ambiziosi,
e che allontana da noi il radioso sorriso
vagamente intravisto sull'orlo d'altri cieli!
Trai la tua assoluzione dall'eterno martirio!

Chi fra gli Dei, Lesbo, oserà essere tuo giudice
e condannare la tua fronte pallida di fatiche,
senza aver pesato sulle sue auree bilance
il diluvio di lacrime che hai versato in mare?
Chi fra gli Dei, Lesbo, oserà essere tuo giudice?

Che pretendono le leggi del giusto e dell'ingiusto?
Vergini dal cuore eccelso, dell'Arcipelago onore,
come un altro culto il vostro culto è augusto,
e del Cielo e dell'Inferno riderà l'amore!
Che pretendono le leggi del giusto e dell'ingiusto?

Poichè Lesbo fra tutti m'ha scelto sulla terra
per cantare il segreto delle vergini fiorenti,
e io fui, ancor fanciullo, ammesso al nero mistero
di risa sfrenate mescolate a cupi pianti;
poichè Lesbo fra tutti m'ha scelto sulla terra.

E da allora io vigilo in cima a Leucade,
sentinella dallo sguardo profondo e sicuro,
che notte e giorno scruta le sagome lontane,
frementi nell'azzurro, di fregate e tartane;
e da allora io vigilo in cima a Leucade,

per sapere se il mare è indulgente e buono,
e se una sera fra singhiozzi, eco degli scogli,
restituirà a Lesbo (che mai negò il perdono),
l'adorato cadavere di Saffo, che partì
per sapere se il mare è indulgente e buono!

Della maschia Saffo, la poetessa e l'amante,
più bella di Venere nei suoi tristi pallori!
- L'occhio azzurro è vinto dal nero occhio striato
dal cerchio tenebroso segnato dai dolori
della maschia Saffo, la poetessa e l'amante!

- Più bella di Venere che s'erge sul mondo
sparge i tesori del suo sereno spirito
e i raggi del suo giovane corpo biondo
sul vecchio Oceano che ne fu incantato;
più bella di Venere che s'erge sul mondo!

- Di Saffo che morì nel giorno blasfemo,
quando, insultando il rito e il culto inventato,
fece del suo bel corpo il pasto supremo
d'un bruto il cui orgoglio punì il peccato
di colei che morì nel giorno blasfemo.

È da quel tempo che Lesbo si lamenta,
e, malgrado gli onori che l'universo le rende,
ogni notte s'inebria del grido che la tormenta
leva alto al cielo dalle sue deserte sponde.
È da quel tempo che Lesbo si lamenta!
 

Mère des jeux latins et des voluptés grecques,
Lesbos, où les baisers, languissants ou joyeux,
Chauds comme les soleils, frais comme les pastèques,
Font l'ornement des nuits et des jours glorieux,
Mère des jeux latins et des voluptés grecques,

Lesbos, où les baisers sont comme les cascades
Qui se jettent sans peur dans les gouffres sans fonds
Et courent , sanglotant et gloussant par saccades,
Orageux et secrets, fourmillants et profonds ;
Lesbos, où les baisers sont comme les cascades !

Lesbos, où les Phrynés l'une l'autre s'attirent,
Où jamais un soupir ne resta sans écho,
A l'égal de Paphos les étoiles t'admirent,
Et Vénus à bon droit peut jalouser Sapho !
Lesbos, où les Phrynés l'une l'autre s'attirent,

Lesbos, terre des nuits chaudes et langoureuses,
Qui font qu'à leurs miroirs, stérile volupté !
Les filles aux yeux creux, de leur corps amoureuses,
Caressent les fruits mûrs de leur nubilité ;
Lesbos, terre des nuits chaudes et langoureuses,

Laisse du vieux Platon se froncer l'oeil austère ;
Tu tires ton pardon de l'excès des baisers,
Reine du doux empire, aimable et noble terre,
Et des raffinements toujours inépuisés.
Laisse du vieux Platon se froncer l'oeil austère.

Tu tires ton pardon de l'éternel martyre,
Infligé sans relâche aux coeurs ambitieux,
Qu'attire loin de nous le radieux sourire
Entrevu vaguement au bord des autres cieux !
Tu tires ton pardon de l'éternel martyre !

Qui des Dieux osera, Lesbos, être ton juge
Et condamner ton front pâli dans les travaux,
Si ses balances d'or n'ont pesé le déluge
De larmes qu'à la mer ont versé tes ruisseaux ?
Qui des Dieux osera, Lesbos, être ton juge ?

Que nous veulent les lois du juste et de l'injuste ?
Vierges au coeur sublime, honneur de l'Archipel,
Votre religion comme une autre est auguste,
Et l'amour se rira de l'Enfer et du Ciel !
Que nous veulent les lois du juste et de l'injuste ?

Car Lesbos entre tous m'a choisi sur la terre
Pour chanter le secret de ses vierges en fleurs,
Et je fus dès l'enfance admis au noir mystère
Des rires effrénés mêlés aux sombres pleurs ;
Car Lesbos entre tous m'a choisi sur la terre.

Et depuis lors je veille au sommet de Leucate,
Comme une sentinelle à l'oeil perçant et sûr,
Qui guette nuit et jour brick, tartane ou frégate,
Dont les formes au loin frissonnent dans l'azur ;
Et depuis lors je veille au sommet de Leucate,

Pour savoir si la mer est indulgente et bonne,
Et parmi les sanglots dont le roc retentit
Un soir ramènera vers Lesbos, qui pardonne,
Le cadavre adoré de Sapho qui partit
Pour savoir si la mer est indulgente et bonne !

De la mâle Sapho, l'amante et le poète,
Plus belle que Vénus par ses mornes pâleurs !
- L'oeil d'azur est vaincu par l'oeil noir que tachète
Le cercle ténébreux tracé par les douleurs
De la mâle Sapho, l'amante et le poète !

- Plus belle que Vénus se dressant sur le monde
Et versant les trésors de sa sérénité
Et le rayonnement de sa jeunesse blonde
Sur le vieil Océan de sa fille enchanté ;
Plus belle que Vénus se dressant sur le monde !

- De Sapho qui mourut le jour de son blasphème,
Quand, insultant le rite et le culte inventé,
Elle fit son beau corps la pâture suprême
D'un brutal dont l'orgueil punit l'impiété
De celle qui mourut le jour de son blasphème.

Et c'est depuis ce temps que Lesbos se lamente,
Et, malgré les honneurs que lui rend l'univers,
S'enivre chaque nuit du cri de la tourmente
Que poussent vers les cieux ses rivages déserts.
Et c'est depuis ce temps que Lesbos se lamente !

 

 

(Autoritratto)

 

 

Reversibilità
 
Réversibilité

Angelo di letizia, conosci tu l'angoscia,
i singhiozzi, le onte, le accidie, i pentimenti,
le notti insonne piene di confusi spaventi,
quando gualcito il cuore come un foglio s'affloscia?
Angelo di letizia, conosci tu l'angoscia?

Angelo di bontà, conosci tu il rancore,
i bui spasimi d'odio, le lacrime di fiele,
le Vendetta che, alzando un lungo urlo crudele,
vittoriosa s'accampa sugli spalti del cuore?
Angelo di bontà, conosci tu il rancore?

Angelo di salute, conosci tu le Febbri
che lungo i muri scialbi dell'ospizio, com'esuli,
van strascicando i piedi, e biascicando tremuli
un po' di sole chiedono, che le scaldi e le inebri?
Angelo di salute, conosci tu le Febbri?

Angelo di bellezza, conosci tu le grinze,
l'orgasmo d'invecchiare, e la disperazione
di leggere un'occulta, orrida devozione
negli occhi ove i nostri occhi avidi un tempo attinsero?
Angelo di bellezza, conosci tu le grinze?

O angelo felice, angelo luminoso,
in fin di vita Davide avrebbe domandato
la salute agli effluvi del tuo corpo incantato,
ma io le tue preghiere solo chiedere oso,
o angelo felice, angelo luminoso!

 

Ange plein de gaieté, connaissez-vous l'angoisse,
La honte, les remords, les sanglots, les ennuis,
Et les vagues terreurs de ces affreuses nuits
Qui compriment le coeur comme un papier qu'on froisse?
Ange plein de gaieté, connaissez-vous l'angoisse?

Ange plein de bonté, connaissez-vous la haine,
Les poings crispés dans l'ombre et les larmes de fiel,
Quand la Vengeance bat son infernal rappel,
Et de nos facultés se fait le capitaine?
Ange plein de bonté connaissez-vous la haine?

Ange plein de santé, connaissez-vous les Fièvres,
Qui, le long des grands murs de l'hospice blafard,
Comme des exilés, s'en vont d'un pied traînard,
Cherchant le soleil rare et remuant les lèvres?
Ange plein de santé, connaissez-vous les Fièvres?

Ange plein de beauté, connaissez-vous les rides,
Et la peur de vieillir, et ce hideux tourment
De lire la secrète horreur du dévouement
Dans des yeux où longtemps burent nos yeux avide!
Ange plein de beauté, connaissez-vous les rides?

Ange plein de bonheur, de joie et de lumières,
David mourant aurait demandé la santé
Aux émanations de ton corps enchanté;
Mais de toi je n'implore, ange, que tes prières,
Ange plein de bonheur, de joie et de lumières!

 

 

 

 

L'Uomo e il Mare
 
L'Homme et la Mer

Sempre il mare, uomo libero, amerai!
Perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito non meno amaro.

Godi nel tuffarti in seno alla tua immagine;
l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal suo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.

Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi;
nessuno ha conosciuto, mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro segreto.

Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate fra voi,
talmente grande è il vostro amore per la strage e la morte,
o lottatori eterni, o implacabili fratelli!

 

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
dans le déroulement infini de sa lame,
et ton esprit n'est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image;
tu l'embrasses des yeux et des bras, et ton coeur
se distrait quelquefois de sa propre rumeur
au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
homme, nul n'a sondé le fond de tes abîmes;
o mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!

Et cependant voilà des siècles innombrables
que vous vous combattez sans pitié ni remord,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
o lutteurs éternels, ô frères impacables!

 

 

 

 

La chioma
 
La chevelure

O chioma che come un'onda scendi sulla scollatura!
O riccioli! O profumo denso di languore!
Estasi! Stasera per riempire l'alcova oscura
dei ricordi che dormono in questa capigliatura,
come un fazzoletto al vento la voglio agitare!

L'indolente Asia e l'ardente Africa,
tutto un mondo lontano, quasi spento nell'oblio,
vive nelle tue profondità, o foresta aromatica!
Simili ad altri spiriti sull'onda della musica,
il mio naviga sul tuo profumo, o amore mio!

Andrò laggiù dove pieni di linfa, uomini e piante,
si struggono lungamente negli ardori dei climi;
portatemi là, forti trecce, siate la mia onda possente!
Mare d'ebano, tu contieni un sogno abbagliante
di vele e remi, di pennoni e fiamme:

un porto risonante in cui la mia anima si disseta
con grandi sorsi di profumo, di suono e di colore;
dove i vascelli scivolando nell'oro e nella seta,
schiudono ampie braccia per stringere la gloriosa meta
d'un cielo puro che freme d'eterno calore.

Immergerò la testa amorosa d'ebbrezza
in questo nero oceano in cui l'altro è racchiuso;
e il mio spirito sottile che il rollio accarezza
vi saprà ben ritrovare, o feconda mollezza,
il dondolio eterno d'un ozio odoroso!

Capelli blu-notte, tende di tenebre spiegate,
voi mi rendete l'azzurro del cielo tondo e senza fine;
sulle estremità piumose delle ciocche ritorte
m'inebrio con ardore di essenze mischiate
di olio di cocco, di muschio e di catrame.

A lungo! sempre! rubino, perla e zaffiro
la mia mano spargerà nella tua folta criniera,
perché tu non sia mai sorda al mio desiderio!
Non sei tu l'oasi in cui sogno, la fiasca ove aspiro
a lunghi sorsi il vino della memoria?

 

Ô toison, moutonnant jusque sur l'encolure!
Ô boucles! Ô parfum chargé de nonchaloir!
Extase! Pour peupler ce soir l'alcôve obscure
Des souvenirs dormant dans cette chevelure,
Je la veux agiter dans l'air comme un mouchoir!

La langoureuse Asie et la brûlante Afrique,
Tout un monde lointain, absent, presque défunt,
Vit dans tes profondeurs, forêt aromatique!
Comme d'autres esprits voguent sur la musique,
Le mien, ô mon amour! nage sur ton parfum.

J'irai là-bas où l'arbre et l'homme, pleins de sève,
Se pâment longuement sous l'ardeur des climats;
Fortes tresses, soyez la houle qui m'enlève!
Tu contiens, mer d'ébène, un éblouissant rêve
De voiles, de rameurs, de flammes et de mâts:

Un port retentissant où mon âme peut boire
À grands flots le parfum, le son et la couleur
Où les vaisseaux, glissant dans l'or et dans la moire
Ouvrent leurs vastes bras pour embrasser la gloire
D'un ciel pur où frémit l'éternelle chaleur.

Je plongerai ma tête amoureuse d'ivresse
Dans ce noir océan où l'autre est enfermé;
Et mon esprit subtil que le roulis caresse
Saura vous retrouver, ô féconde paresse,
Infinis bercements du loisir embaumé!

Cheveux bleus, pavillon de ténèbres tendues
Vous me rendez l'azur du ciel immense et rond;
Sur les bords duvetés de vos mèches tordues
Je m'enivre ardemment des senteurs confondues
De l'huile de coco, du musc et du goudron.

Longtemps! toujours! ma main dans ta crinière lourde
Sèmera le rubis, la perle et le saphir,
Afin qu'à mon désir tu ne sois jamais sourde!
N'es-tu pas l'oasis où je rêve, et la gourde
Où je hume à longs traits le vin du souvenir?

 

 

 

 

La Beatrice
 
La Béatrice

In terreni di cenere, calcinati, brulli,
un giorno, mentre mi lagnavo con la natura,
e, vagando senza meta,
aguzzavo lentamente sul cuore la lama del pensiero,
vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa
una nube funebre, gravida di tempesta
e d'un branco di demoni viziosi,
in tutto simili a nani curiosi e crudeli.
Si misero a guardarmi freddamente, e li udii
- come fanno i passanti con i pazzi -
ridere e bisbigliare fra di sé,
scambiandosi cenni e ammicchi.

"Guardiamola a nostro piacere questa caricatura,
quest'ombra di Amleto che ad Amleto si atteggia,
lo sguardo vago e i capelli al vento.
Non fa pena vedere questo bel tomo,
questo pezzente, quest'attorucolo disoccupato,
questo buffone che, perché sa sostenere il suo ruolo d'artista,
pretende interessare al canto dei suoi dolori
le aquile e i grilli, i ruscelli e i fiori,
e vuole anche a noi, inventori di queste vecchie storie,
declamare urlando le sue tirate pubbliche?"

Avrei potuto (la mia superbia, alta come le montagne,
domina i nembi e il grido dei demoni)
volgere semplicemente altrove il mio sguardo sovrano,
se non avessi veduto in quella turba oscena,
delitto che non ha fatto vacillare il sole!
la regina del mio cuore dallo sguardo impareggiabile,
che con essi rideva della mia cupa angoscia,
a tratti gratificandoli di qualche sporca carezza.

 

Dans des terrains cendreux, calcinés, sans verdure,
Comme je me plaignais un jour à la nature,
Et que de ma pensée, en vaguant au hasard,
J'aiguisais lentement sur mon coeur le poignard,
Je vis en plein midi descendre sur ma tête
Un nuage funèbre et gros d'une tempête,
Qui portait un troupeau de démons vicieux,
Semblables à des nains cruels et curieux.
À me considérer froidement ils se mirent,
Et, comme des passants sur un fou qu'ils admirent,
Je les entendis rire et chuchoter entre eux,
En échangeant maint signe et maint clignement d'yeux:

«Contemplons à loisir cette caricature
Et cette ombre d'Hamlet imitant sa posture,
Le regard indécis et les cheveux au vent.
N'est-ce pas grand'pitié de voir ce bon vivant,
Ce gueux, cet histrion en vacances, ce drôle,
Parce qu'il sait jouer artistement son rôle,
Vouloir intéresser au chant de ses douleurs
Les aigles, les grillons, les ruisseaux et les fleurs,
Et même à nous, auteurs de ces vieilles rubriques,
Réciter en hurlant ses tirades publiques?»

J'aurais pu (mon orgueil aussi haut que les monts
Domine la nuée et le cri des démons)
Détourner simplement ma tête souveraine,
Si je n'eusse pas vu parmi leur troupe obscène,
Crime qui n'a pas fait chanceler le soleil!
La reine de mon coeur au regard nonpareil
Qui riait avec eux de ma sombre détresse
Et leur versait parfois quelque sale caresse.

 

 

 

 

 

Tristezza della Luna
 
Tristesses de la Lune

Questa sera la luna sogna più languidamente;
come una bella donna, che su tanti cuscini,
con mano distratta e leggera carezza
prima d'addormentarsi il contorno dei seni,

e sul dorso lucido di molli valanghe
morente, si abbandona a lunghi smarrimenti,
girando gli occhi sulle visioni bianche
che salgono nell'azzurro come fiori in boccio.

Quando, nel suo languore ozioso,
ella lascia cadere su questa terra una lagrima furtiva,
un pio poeta, odiatore del sonno,

accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d'opale,
e la nasconde nel suo cuore agli sguardi del sole.

 

Ce soir, la lune rêve avec plus de paresse;
Ainsi qu'une beauté, sur de nombreux coussins,
Qui d'une main distraite et légère caresse
Avant de s'endormir le contour de ses seins,

Sur le dos satiné des molles avalanches,
Mourante, elle se livre aux longues pâmoisons,
Et promène ses yeux sur les visions blanches
Qui montent dans l'azur comme des floraisons.

Quand parfois sur ce globe, en sa langueur oisive,
Elle laisse filer une larme furtive,
Un poète pieux, ennemi du sommeil,

Dans le creux de sa main prend cette larme pâle,
Aux reflets irisés comme un fragment d'opale,
Et la met dans son coeur loin des yeux du soleil.

 

 

 

 

 

La Bellezza
 
La Beauté

Sono bella, o mortali, come un sogno di pietra
e il mio seno, cui volta a volta ciascuno s'è scontrato,
è fatto per ispirare al poeta un amore
eterno e muto come la materia.

Troneggio nell'azzurro quale Sfinge incompresa,
unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni,
odio il movimento che scompone le linee
e mai piango, mai rido.

I poeti, di fronte alle mie grandi pose,
che ho l'aria di imitare dai più fieri monumenti, consumeranno i giorni in studi severi,

perché, onde affascinare quei docili amanti,
ho degli specchi puri che fanno più bella ogni cosa:
sono i miei occhi, i miei grandi occhi dalla luce immortale!

 

Je suis belle, ô mortels ! comme un rêve de pierre,
Et mon sein, où chacun s'est meurtri tour à tour,
Est fait pour inspirer au poète un amour
Éternel et muet ainsi que la matière.

Je trône dans l'azur comme un sphinx incompris ;
J'unis un coeur de neige à la blancheur des cygnes ;
Je hais le mouvement qui déplace les lignes,
Et jamais je ne pleure et jamais je ne ris.

Les poètes, devant mes grandes attitudes,
Que j'ai l'air d'emprunter aux plus fiers monuments,
Consumeront leurs jours en d'austères études ;

Car j'ai, pour fasciner ces dociles amants,
De purs miroirs qui font toutes choses plus belles :
Mes yeux, mes larges yeux aux clartés éternelles !

 

 

 

 

 

 

Armonia della sera
 
Harmonie du Soire
 
Già s'avvicina l'ora che trepido ogni fiore
come un vaso d'incenso svapora sullo stelo;
solcano effluvi e musiche la sera senza velo;
malinconico valzer, delirante languore!

Ogni fiore svapora trepido sullo stelo;
il violino geme come un afflitto cuore;
malinconico valzer, delirante languore!
Come un altare immenso è triste e bello il cielo.

Il violino geme come un afflitto cuore,
un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido!
Come un altare immenso è triste e bello il cielo;
nel suo sangue rappreso il sole immoto muore.

Un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido,
dei bei giorni che furono raccoglie ogni bagliore;
nel suo sangue rappreso il sole immoto muore....
Il tuo ricordo in me brilla come un cimelio!

 

Voici venir les temps où vibrant sur sa tige
Chaque fleur s'évapore ainsi qu'un encensoir;
Les sons et les parfums tournent dans l'air du soir;
Valse mélancolique et langoureux vertige!

Chaque fleur s'évapore ainsi qu'un encensoir;
Le violon frémit comme un coeur qu'on afflige;
Valse mélancolique et langoureux vertige!
Le ciel est triste et beau comme un grand reposoir.

Le violon frémit comme un coeur qu'on afflige,
Un coeur tendre, qui hait le néant vaste et noir!
Le ciel est triste et beau comme un grand reposoir.
Le soleil s'est noyé dans son sang qui se fige.

Un coeur tendre, qui hait le néant vaste et noir!
Du passé lumineux recueille tout vestige!
Le soleil s'est noyé dans son sang qui se fige...
Ton souvenir en moi luit comme un ostensoir!

 

 

 

 

 

Epigrafe per un libro condannato
 
Épigraphe pour un livre condamnée
 
Non scrissi, o lettore innocente,
pacifico e buon cittadino,
per te questo mio saturnino
volume, carnale e dolente.

Se ancora non hai del sapiente
Don Satana appreso il latino,
non farti dal mio sibillino
delirio turbare la mente!

Ma leggimi e sappimi amare,
se osi nel gorgo profondo
discendere senza tremare.

O triste fratello errabondo
che cerchi il tuo cielo diletto,
compiangimi, o sii maledetto!

 

Lecteur paisible et bucolique,
Sobre et naïf homme de bien,
Jette ce livre saturnien,
Orgiaque et mélancolique.

Si tu n'as fait ta rhétorique
Chez Satan, le rusé doyen,
Jette ! tu n'y comprendrais rien,
Ou tu me croirais hystérique.

Mais si, sans se laisser charmer,
Ton oeil sait plonger dans les gouffres,
Lis-moi, pour apprendre à m'aimer ;

Ame curieuse qui souffres
Et vas cherchant ton paradis,
Plains-moi !... sinon, je te maudis !

 

 

 

 

Madrigale triste (II)
 
Madrigal triste (II)
 

So che il tuo cuore, traboccante
di vecchi amori sradicati,
fiammeggia ancora come una fucina
e che sotto il tuo seno covi
un po' dell'orgoglio dei dannati;

ma finché i tuoi sogni, cara mia,
non saranno il riflesso dell'Inferno;
finché non sognerai in un incubo
senza tregua di veleni e spade;
ossessionata di polvere e di ferro;

finché non aprirai senza paura a tutti,
senza scoprire ovunque la sventura
o agitarti quando batte l'ora;
finché non avrai sentito la stretta
del Disegno irresistibile,

tu, regina schiava che m'ami,
ma solo con terrore, non potrai dirmi
nell'orrore della malsana notte
con l'anima piena di grida:
"Sono uguale a te, mio Re!"

 

Je sais que ton coeur, qui regorge
De vieux amours déracinés,
Flamboie encor comme une forge,
Et que tu couves sous ta gorge
Un peu de l'orgueil des damnés ;

Mais tant, ma chère, que tes rêves
N'auront pas reflété l'Enfer,
Et qu'en un cauchemar sans trêves,
Songeant de poisons et de glaives,
Eprise de poudre et de fer,

N'ouvrant à chacun qu'avec crainte,
Déchiffrant le malheur partout,
Te convulsant quand l'heure tinte,
Tu n'auras pas senti l'étreinte
De l'irrésistible Dégoût,

Tu ne pourras, esclave reine
Qui ne m'aimes qu'avec effroi,
Dans l'horreur de la nuit malsaine,
Me dire, l'âme de cris pleine :
" Je suis ton égale, Ô mon Roi ! "

 

 

 

 

 

Donne dannate
 
Femmes damnées
 

Coricate sulla sabbia come armento pensoso
volgono gli occhi verso l'orizzonte marino e i piedi
che si cercano, le mani ravvicinate hanno dolci
languori e brividi amari.

Le une, cuori innamorati di lunghe confidenze, nel
folto dei boschetti sussurranti di ruscelli, vanno
riandando l'amore delle timide infanzie e incidendo il
legno verde dei giovani arbusti;

altre, camminano lente e gravi come suore
attraverso le rocce piene di apparizioni, dove
Sant'Antonio vide sorgere, come lava, i seni nudi e
purpurei delle sue tentazioni;

e ve n'è che ai bagliori di resine stillanti, nel muto
cavo di vecchi antri pagani, ti chiamano in soccorso
delle loro febbri urlanti, o Bacco, che sai assopire gli
antichi rimorsi.

Altre, il cui petto ama gli scapolari e nascondono il
frustino entro le lunghe vesti, mischiano, nelle notti
solitarie e nei boschi scuri, la schiuma del piacere e
le lagrime degli strazi.

O vergini, o demòni, mostri, martiri,
grandi spiriti spregiatori della realtà,
assetate d'infinito, devote o baccanti,
piene ora di gridi ora di pianti,

o voi, che la mia anima ha inseguito nel vostro inferno, sorelle, tanto più vi amo quanto più vi compiango
per i vostri cupi dolori, per le vostre seti mai saziate,
per le urne d'amore di cui traboccano i vostri cuori!

 

Comme un bétail pensif sur le sable couchées,
Elles tournent leurs yeux vers l'horizon des mers,
Et leurs pieds se cherchant et leurs mains rapprochées
Ont de douces langueurs et des frissons amers.

Les unes, coeurs épris des longues confidences,
Dans le fond des bosquets où jasent les ruisseaux,
Vont épelant l'amour des craintives enfances
Et creusent le bois vert des jeunes arbrisseaux ;

D'autres, comme des soeurs, marchent lentes et graves
A travers les rochers pleins d'apparitions,
Où saint Antoine a vu surgir comme des laves
Les seins nus et pourprés de ses tentations ;

Il en est, aux lueurs des résines croulantes,
Qui dans le creux muet des vieux antres païens
T'appellent au secours de leurs fièvres hurlantes,
Ô Bacchus, endormeur des remords anciens !

Et d'autres, dont la gorge aime les scapulaires,
Qui, recélant un fouet sous leurs longs vêtements,
Mêlent, dans le bois sombre et les nuits solitaires,
L'écume du plaisir aux larmes des tourments.

Ô vierges, ô démons, ô monstres, ô martyres,
De la réalité grands esprits contempteurs,
Chercheuses d'infini, dévotes et satyres,
Tantôt pleines de cris, tantôt pleines de pleurs,

Vous que dans votre enfer mon âme a poursuivies,
Pauvres soeurs, je vous aime autant que je vous plains,
Pour vos mornes douleurs, vos soifs inassouvies,
Et les urnes d'amour dont vos grands coeurs sont pleins !

 

 

 

 

 

La fine del giorno
 
La fin de la journée
 

Come corre, danza e si torce senza ragione
la Vita, chiassosa ed impudente,
sotto una luce scialba!
Poi, appena la notte

Sale voluttuosa all'orizzonte
E placa tutto, anche la fame,
e cancella tutto, anche l'onta,
il Poeta si dice: "Finalmente!

Il mio spirito e il mio corpo
ardentemente invocano il riposo;
col cuore pieno di funebri sogni

mi stenderò supino
e m'avvolgerò nei vostri veli,
rinfrescanti tenebre!"

 

Sous une lumière blafarde
Court, danse et se tord sans raison
La Vie, impudente et criarde.
Aussi, sitôt qu'à l'horizon

La nuit voluptueuse monte,
Apaisant tout, même la faim,
Effaçant tout, même la honte,
Le Poète se dit: «Enfin!

Mon esprit, comme mes vertèbres,
Invoque ardemment le repos;
Le coeur plein de songes funèbres,

Je vais me coucher sur le dos
Et me rouler dans vos rideaux,
Ô rafraîchissantes ténèbres!»

 

 

 

 

 

Spleen
 
Spleen

Pluvioso, irritato contro l'intera città,versa dalla sua urna
a grandi zaffate un freddo tenebroso sui pallidi abitanti
dei vicino camposanto, rovesciando, sui quartieri brumosi, la morte.


Il mio gatto, alla cerca d'un giaciglio sul pavimento agita
incessantemente il suo corpo magro e rognoso; l'anima
d'un vecchio poeta erra nella grondaia con la voce triste
d'un fantasma infreddolito.


La campana che si lagna e il tizzo che fa fumo accompagnano in falsetto la pentola raffreddata;
intanto in un mazzo di carte dall'odore nauseante,


lascito fatale d'una vecchia idropica,
il bel fante di cuori e la regina di picche
chiacchierano sinistramente dei loro amori defunti.

 

Pluviôse, irrité contre la ville entière,
De son urne à grands flots verse un froid ténébreux
Aux pâles habitants du voisin cimetière
Et la mortalité sur les faubourgs brumeux.


Mon chat sur le carreau cherchant une litière
Agite sans repos son corps maigre et galeux;
L'âme d'un vieux poète erre dans la gouttière
Avec la triste voix d'un fantôme frileux.


Le bourdon se lamente, et la bûche enfumée
Accompagne en fausset la pendule enrhumée
Cependant qu'en un jeu plein de sales parfums,


Héritage fatal d'une vieille hydropique,
Le beau valet de coeur et la dame de pique
Causent sinistrement de leurs amours défunts.

 

 

(Gustave Courbet - "Baudelaire")

 

 

Profumo esotico
 
Parfum exotique

Quando, in una calda sera d'autunno, ad occhi chiusi
Respiro l'odore del tuo seno ardente,
vedo svolgersi rive felici
nei fuochi abbaglianti d'un sole monotono;

è un'isola indolente dove la natura produce
alberi strani e frutti saporiti,
uomini dal corpo snello e vigoroso,
donne dallo sguardo schietto ch'è un incanto.

Sulla scia del tuo odore verso climi affascinanti,
vedo un porto stipato d'alberi e di vele
ancora sbattuti dai flutti del mare,

mentre un'aria impregnata dal profumo
di verdi tamarindi che gonfia le mia nari
nella mia anima si fonde col canto dei marinai.

 

Quand, les deux yeux fermés, en un soir chaud d'automne,
Je respire l'odeur de ton sein chaleureux,
Je vois se dérouler des rivages heureux
Qu'éblouissent les feux d'un soleil monotone;

Une île paresseuse où la nature donne
Des arbres singuliers et des fruits savoureux;
Des hommes dont le corps est mince et vigoureux,
Et des femmes dont l'oeil par sa franchise étonne.

Guidé par ton odeur vers de charmants climats,
Je vois un port rempli de voiles et de mâts
Encor tout fatigués par la vague marine,

Pendant que le parfum des verts tamariniers,
Qui circule dans l'air et m'enfle la narine,
Se mêle dans mon âme au chant des mariniers.