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Il gigante egoista |
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Ogni pomeriggio, non appena uscivano dalla scuola,
i bambini avevano l'abitudine di andare a giocare nel giardino del Gigante.
Era un grande e bel giardino, con soffice erba verde e, qua e là
sull'erba c'erano fiori belli come stelle, e c'erano dodici peschi che
a primavera si aprivano in delicati fiori di rosa e perla, e in autunno
davano frutti succosi. Una mattina il Gigante se ne stava sveglio nel letto
quando udì una bella musica. Era un piccolo fanello che cantava
fuori dalla sua finestra, ma era così tanto tempo che non sentiva
cantare un uccello nel suo giardino, che questa gli sembrò la
più bella musica del mondo. Allora la Grandine interruppe la
danza sulla sua testa, e il Vento del Nord smise di ruggire, e un profumo
delizioso lo raggiunse dalla finestra aperta. Che cosa vide? Attraverso
un piccolo buco nel muro si erano intrufolati i bambini, e ora stavano
seduti sui rami degli alberi. Su ogni ramo che poteva vedere c'era un
bambino. E gli alberi erano talmente contenti di aver riavuto i bambini,
che si erano coperti di fiori, e facevano ondeggiare delicatamente le
loro braccia sul capo dei bambini. Gli uccelli volavano qua e là
cinguettando di piacere, e i fiori guardavano all'insù attraverso
l'erba verde e ridevano. Era una scena bellissima, solo in un angolo
era ancora inverno. Era l'angolo più lontano del giardino, e
lì se ne stava, in piedi, un ragazzino. Era così piccolo
che non riusciva a raggiungere i rami dell'albero, e vi girava tutto
intorno, piangendo amaramente. Il povero albero era coperto di ghiaccio
e di neve, e il Vento del Nord soffiava e ruggiva su di lui. "Sali,
bambino!" diceva l'Albero, e piegava i rami più in basso
che poteva; ma il bambino era minuscolo. Passarono gli anni, e il Gigante divenne molto vecchio e debole. Non poteva più giocare, perciò si sedeva in una grande poltrona e guardava i bambini intenti a giocare, e ammirava il suo giardino. "Ho tanti bei fiori" diceva"ma i bambini sono i fiori più belli di tutti". Una mattina d'inverno guardò fuori dalla finestra mentre si vestiva. Ora non odiava l'Inverno, perché sapeva che era soltanto la Primavera addormentata, e che i fiori stavano riposando. D'improvviso si strofinò gli occhi dalla meraviglia e guardò e guardò. Era certo una vista meravigliosa. Nell'angolo più lontano del giardino c'era un albero coperto di bellissimi fiori bianchi. I suoi rami erano tutti d'oro, e pendevano frutti d'argento, e sotto c'era il ragazzino cui aveva voluto tanto bene. Il Gigante corse giù pieno di gioia, e uscì in giardino Si affrettò attraverso il prato, e si avvicinò al bambino. E quando giunse vicino al suo viso diventò rosso dall'ira e disse, "Chi ha osato ferirti?" Perché sulle palme delle mani del bambino c'erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano sui suoi piedini. "Chi ha osato ferirti?" gridò il Gigante, "dimmelo, ch'io possa prendere la mia grande spada e ucciderlo" "No" rispose il bambino: "queste sono le ferite dell'Amore". "Chi sei tu?" disse il Gigante, e uno strano timore lo prese, e si inginocchiò davanti al bambino. E il bambino sorrise al Gigante, e gli disse, "Tu mi hai lasciato giocare una volta nel tuo giardino, oggi verrai con me nel mio giardino, che è il Paradiso". E quando i bambini corsero a giocare quel pomeriggio, trovarono il Gigante che giaceva morto sotto l'albero, tutto coperto di fiori bianchi. |
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Oscar Wilde
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