Racconti e Poesie
Fiabe, Favole, Filastrocche
 
 
 

 

 

 

 

 

La vecchina

 
 
In fondo al paese c'era una grande casa con un grande giardino. Le finestre erano sempre chiuse e l'erba del giardino era alta e incolta. Quando veniva sera si vedeva filtrare dalle persiane una flebile luce e durante l'inverno dal camino si vedeva uscire un filo di fumo.
Vi abitava una vecchina che per risparmiare usava solo delle candele ed un poco di legna che bruciava nel camino per riscaldarsi durante l'inverno. Viveva dei suoi pensieri, dei ricordi, nell'attesa che la morte la portasse via. Unica sua compagna era la televisione che ascoltava senza sentire e vedeva senza vedere, perché sempre immersa nei suoi pensieri.
La gente del villaggio passava a trovarla di tanto in tanto e lei raccontava loro di tutti i suoi malanni e degli acciacchi che la vecchiaia aveva portato con sé. Nessuno le aveva mai visto un sorriso, la gioia nei suoi occhi spenti, e quelle visite per lei non erano neppure un piacere, ma un disturbo che interrompeva i suoi pensieri.

Mancavano pochi giorni a Natale ed una delle sue amiche andò a trovarla, regalandole un panettone. I giorni passavano, Natale si avvicinava, ma il panettone era sempre lì, sopra una mensola, quasi dimenticato. La vecchina che era sempre stata golosa di panettone, quel Natale non aveva neppure la voglia di aprirlo, di assaggiarlo.
Ogni tanto guardava, attraverso le persiane, la vita che scorreva: la gente del villaggio che in quei giorni si affaccendava per gli acquisti di Natale, per recare gli auguri agli amici, per ritrovarsi e brindare insieme.
La sera della vigilia, come ogni anno, andò a Messa. Per lei era un'abitudine, come mille altre abitudini che aveva. Ascoltò la Messa assorta nei suoi pensieri e, come sempre non lesse negli occhi della gente la gioia del Natale. Uscita da Messa stava camminando mesta mesta, appoggiandosi al suo fido bastone, verso casa e sempre assorta nei pensieri non udì una voce che la chiamava. Se ne rese conto solo quando una mano calda afferrò la sua, sempre fredda: "Signora, signora".
Si voltò e vide un ragazzo su una sedia a rotelle.
"Signora, mi aiuta ad arrivare a casa, che con il ghiaccio che c'è in terra ho paura di scivolare?"
La vecchina lo guardò e senza dire una parola, sempre assorta dai suoi pensieri, si mise dietro alla carrozzella e cominciò a spingere.
"Grazie signora, abito qui vicino".
"Non ti ho mai visto" disse la vecchina.
"Passo ogni giorno davanti a casa sua per andare a scuola, ma lei ha sempre le finestre chiuse" replicò il ragazzo.
In pochi minuti giunsero alla casa del ragazzo. Il ragazzo volle che la vecchina si abbassasse così da poterla ringraziare con un bacio sulla guancia, prima di entrare in casa augurandole un "Buon Natale".
Solo in quel momento la vecchina si accorse di quanto piccola fosse quella casa, ma di quanti addobbi vi fossero sulla porta e alle finestre. Intravide l'albero con le lucine ed i balocchi all'interno della casa ed udì le voci di chi vi abitava che si scambiavano gli auguri. Erano così gioiose che gli sembravano dei canti, e gli parve che quella piccola casa fosse così calda che tutto intorno non vi era il ghiaccio.
Prese la via di casa e solo in quel momento si rese conto che per tutto il tempo che aveva spinto la carrozzella ed anche in quel momento non stava usando il bastone. Pensò al ragazzo, a come così giovane doveva convivere con il suo handicap, eppure aveva le mani così calde. Si rese conto anche di come il suo sguardo fosse così vivo e gioioso e della sensazione di calore che usciva da quella casa.
Si coricò ed ebbe l'impressione che quella notte la sua casa fosse meno fredda del solito, ed anche le sue mani ed i suoi piedi fossero più caldi.

Il mattino dopo si svegliò presto. Aveva una strana sensazione, una sensazione di benessere che le era da tempo, forse da sempre, sconosciuta.
Aveva voglia di rivedere il ragazzo per fargli ancora gli auguri, così si vestì e mentre stava uscendo, si ricordò del panettone, dimenticato sulla mensola. Lo prese e si incamminò verso la casa. Aveva con se il suo fido bastone, ma si rese conto che non vi si appoggiava più con l'insistenza di sempre. Si accorse che il suo passo era anche più veloce e più sicuro.
In breve arrivò alla casa dove aveva lasciato il ragazzo la notte appena trascorsa, ma si accorse che la casa non c'era. Al suo posto un Presepe a grandezza naturale.
Si guardò intorno e si rese conto che era tutto come la notte appena trascorsa; la strada, le altre case, gli alberi. Solo la casa del ragazzo non c'era più ed al suo posto il Presepe, ed ora che era giorno, le famiglie, i bambini e tutte le persone che passavano di lì, si soffermavano a guardarlo mentre si scambiavano gli auguri..
Osservò il Bambinello nella culla e si accorse che sebbene fosse di gesso aveva gli stessi occhi del ragazzo sulla carrozzella. Si avvicinò e gli toccò la manina e sentì che era calda, calda come le mani del ragazzo. Sul suo viso comparve un sorriso.
Rincasando scambiò gli auguri con tutte le persone che incontrò ed i suoi pensieri, da cupi come sempre erano, divennero di speranza e fiducia. Aprì tutte le finestre e si accorse che anche se nel camino non vi era legna, la casa era diventata calda e accogliente, come lo era diventato il suo cuore.
 
Paulo