Racconti e Poesie
Fiabe, Favole, Filastrocche
 
 
 

 

 

 

(L.J.H. Julek)

 

 

Il re solitario

 
 

Lontano, lontano da qui, in un mare dal nome strano, c'era una piccola isola, con le spiagge bianche e le colline verdi. Sull'isola c'era un castello e nel castello viveva un piccolo re. Era un re abbastanza strano, perché non aveva sudditi. Nemmeno uno.

Ogni mattina il piccolo re, dopo avere sbadigliato ed essersi stiracchiato, si lavava le orecchie e si spazzolava i denti; poi si calcava in testa la corona e cominciava la sua giornata. Se splendeva il sole, il piccolo re correva sulla spiaggia a fare sport. Era un grande sportivo. Deteneva, infatti, tutti i record del regno: da quello dei cento metri di corsa sulla sabbia, al lancio della pietra, a tutte le specialità di nuoto, eccetto lo sci acquatico, perché non trovava nessuno che guidasse il reale motoscafo. E dopo ogni gara, il re si premiava con la medaglia d'oro. Ne aveva ormai tre stanze piene. Ogni volta che si appuntava la medaglia sul petto, si rispondeva con garbo: "Grazie, maestà!".

Nel castello c'era una biblioteca, e gli scaffali erano pieni di libri. Al re piacevano molti i fumetti d'avventura. Un po' meno le fiabe, perché nelle fiabe tutti i re avevano dei sudditi. "E io neanche uno!", si diceva il re. "Ma come dice il proverbio: è meglio essere soli che male accompagnati". E quando faceva i compiti, si dava sempre dei bellissimi voti. "Con i complimenti di sua maestà", si dichiarava.

Una sera, però, sentì un certo non-so-ché che lo rendeva malinconico; camminò fino alla spiaggia, deciso a cercare qualche suddito, e pensava: "Se solo avessi cento sudditi…". Allora proseguì sulla spiaggia verso destra, ma la riva era completamente deserta. "Se solo avessi cinquanta sudditi…", disse il re; tornò indietro e camminò sulla spiaggia verso sinistra fino a che poté, ma la riva era ugualmente deserta. Il re si sedette su uno scoglio ed era un po' triste; e di conseguenza non si accorse nemmeno che quella sera c'era un magnifico tramonto. "Se solo avessi dieci sudditi…, probabilmente sarei più felice!".

Ad un certo punto notò in lontananza sul mare alcuni pescatori sulle loro barche e si rallegrò. "Sudditi", gridò il re; "sudditi, da questa parte, ecco il re, urrà!!!!". Ma i pescatori non lo sentirono, e con tutto quel gridare divenne rauco.
Tornò a casa e scivolò sotto la sua bella trapunta colorata; si addormentò e sognò un milione di sudditi che gridavano "urrà!!!" nel momento in cui lo vedevano.

Anonimo