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C'era una volta un chicco di grano. Mentre lo trasportavano in un
grosso sacco di tela con i suoi fratelli, era scivolato fuori da un
minuscolo buchetto ed era atterrato su una strada polverosa, tra i sassi.
Una strana creatura nera con lunghe penne lucenti sulle ali, lo aveva
prelevato per portarlo nella sua tana, sull'albero più alto del
campo lì vicino. Mentre volava tra le zampe del corvo, era però
riuscito a fuggire tra un'unghia ed un polpastrello, atterrando nel
mezzo del campo. La soffice terra bruna lo aveva accolto, dandogli il
rifugio ed il calore di cui aveva bisogno per calmare i timori e lenire
la tristezza dell'improvviso atterraggio tra le pietre.
Dov'erano i suoi fratelli?
Loro, tutti insieme, avrebbero continuato a ridere e cantare come prima
dell'inizio del suo viaggio solitario mentre lui, in quel pur comodo
nido, che fine avrebbe fatto?
Tutto preso dai suoi pensieri, quasi non si accorse di un piccolo schianto
quando, tutto ad un tratto, gli spuntarono delle piccole cose sotto;
come dei piccoli fili. Mentre era ancora intento a meravigliarsi della
novità, quelle strane protuberanze cominciarono a muoversi nella
terra, come animate da vita propria. Spaventato, cercò di fermarle,
ma quelle non gli diedero retta, e continuarono a penetrare la terra.
D'improvviso un grande piacere sconvolse il piccolo chicco, che sentì
fluire in sé la linfa, veicolata dalle radici fino alla parte
più profonda del suo essere, quella che non sapeva di possedere.
Un improvviso respiro gli gonfiò il corpo, frantumandogli l'armatura;
e così il chicco si trovò libero, avvolto nel nero che
lo sfiorava, inducendolo a crescere sempre più. Così,
dal desiderio che provava, spuntarono le ali, che lo condussero fuori
dal terreno, oltre la superficie del campo, su nel cielo. E sotto di
sé, il chicco mai più triste, vide la sua trasformazione
definitiva in fusto, foglie e poi spiga colma di chicchi come lui.
Ecco, senza l'iniziale ruzzolone sulla strada polverosa, senza la perdita
dei suoi fratelli, senza il corvo dalle lunghe ali lucenti e dalle unghie
ricurve, il chicco non avrebbe sentito il respiro della terra che lo
aveva spinto fin lassù e non avrebbe saputo che crescere significa
provare paura e tristezza, ma anche amore, desiderio e piacere.
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