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Un giorno il Signore scese sulla terra, prese l'aspetto di un povero
viandante e si incamminò lungo una delle tante strade del mondo.
Passò vicino a un prato dove una donna e sua figlia falciavano
l'erba, mentre poco lontano la figliastra la raccoglieva con il rastrello.
"Potreste indicarmi la strada che porta al villaggio?" chiese
il Signore per mettere alla prova il cuore delle due donne.
"La strada per il villaggio! Indovinala, grullo!" rispose
la madre ridendo.
"Gettate per aria il cappello e guardate dove cade: quella è
la direzione giusta" rincarò la figlia.
Allora il Signore le guardò severamente e, puntando l'indice
verso di loro disse:
"Possiate diventare nere e brutte come è nera e brutta la
vostra anima".
Subito le due donne divennero orribili e nere come il carbone, ma la
figliastra, che intanto si era avvicinata, ebbe compassione del povero
vecchio e gli propose:
"Buon uomo, venite: vi accompagnerò io".
Il viandante la seguì e, giunto nei pressi del villaggio, si
fermò e disse :
"Io sono il Signore, e voglio ricompensare la tua buona azione:
chiedi tre cose e le avrai".
La buona fanciulla restò pensierosa un momento.
"Vorrei essere bianca e bella come il sole" confessò
"Cosi sia" mormorò il Signore; e subito la ragazza
divenne una bellezza abbagliante ed ebbe la pelle bianca come la neve.
"Vorrei avere in tasca un borsellino sempre pieno di denaro"
continuò.
"Così sia. Ma cerca, ora, di non dimenticare la caso più
importante. Talvolta la bellezza e ricchezza portano sventura".
"Vorrei raggiungere la salvezza eterna" balbettò la
fanciulla confusa, e il Signore per la terza volta:
"Così sia". Poi sparì.
La sventura che la bellezza può portare seco incominciò
subito per la ragazza; infatti, non appena tornò al campo, vi
trovò la matrigna e la sorellastra che si guardavano sbigottite,
imprecando, perché erano diventate nere e brutte come tizzoni
d'inverno. Vedendo lei così bella e così bianca schiattarono
di rabbia e incominciarono subito a coprirla di male parole, poi decisero
di tenerla sempre chiusa in casa affinché nessuno la vedesse
e di farle sbrigare i lavori più faticosi, nella speranza che,
col tempo, tanta bellezza finisse con l'avvizzire. Da allora la ragazza
non poté più uscire di casa e sgobbava dalla mattina alla
sera lavorando per quattro: ma nonostante le fatiche sembrava diventare
ogni giorno più bella .
Ella aveva un fratello che si chiamava Reginaldo ed era cocchiere alla
corte del re. Il giovane veniva a trovarla ogni tanto, perché
le voleva molto bene. Un giorno prese la tela e i pennelli e le fece
un ritratto, poi lo portò a palazzo reale e lo collocò
nella sua cameretta. Quando era libero dal lavoro, andava lassù
per contemplare la radiosa immagine e gli sembrava di avere vicino la
sorella.
Gli altri servi, incuriositi, vollero sapere che cosa il cocchiere custodisse
nella sua stanza, e quando videro il bellissimo ritratto ne parlarono
al re.
"Sire, il vostro cocchiere tiene in camera sua il ritratto di una
fata o di una principessa di una bellezza straordinaria".
Allora il re chiamò Reginaldo e gli ordinò di mostrargli
quel ritratto, poi esclamò:
"Ecco la fanciulla che vorrei sposare. Ma chi è?"
"E' mia sorella" rispose il cocchiere, "Non è
una principessa e non ha sangue reale nelle vene".
"Eppure soltanto lei è degna di diventare regina" affermò
il sovrano che se ne era subito innamorato. "Prepara il cocchio
reale e va a prendere tua sorella. Le porterai in dono un abito tessuto
di fili d'oro e un diadema di perle".
Reginaldo, felice, ubbidì, e poco dopo arrivò a casa e
consegnò alla sorella l'abito e il diadema.
"Indossali subito" esortò "Poi vieni con me al
palazzo perché il re vuole sposarti".
La buona fanciulla corse a vestirsi, ma la sorellastra divenne livida
di rabbia.
"Vedi che fortuna ha lei!" - gridò rivolta alla madre.
"Diventerà regina . E io?" E incominciò a piangere
lacrime di dispetto.
La madre che era anche un po' strega, la consolò :
"Lascia fare a me. Ti assicuro che non sposerà mai il re".
E subito con le sue arti magiche annebbio la vista del cocchiere affinché
non distinguesse più una persona dall'altra e fece diventare
la buona fanciulla sorda da un orecchio.
Poi tutte e tre salirono nel cocchio e Reginaldo guidò i cavalli
verso la reggia. Lungo la strada incominciò a cantare :
"Copri, copri, sorellina, quel vestito da regina, che tu giunga
al tuo signore bianca e bella come un fiore".
La giovinetta non capì, perché era sorda da un orecchio,
e chiese alla matrigna :
"Che cosa dice, mio fratello?"
"Dice di levarti l'abito d'oro e di regalarlo a tua sorella".
La fanciulla fu meravigliata, ma ubbidì subito ; indossò
il modesto vestito da casa della sorellastra che si mise indosso il
sontuoso abito di fili d'oro. Poco dopo il cocchiere ricominciò:
"Copri , copri, sorellina, quel vestito da regina, che giunga al
tuo signore bianca e bella come un fiore"
"Che cosa dice, mio fratello?" chiese di nuovo la giovinetta
alla matrigna.
"Vuole che tu dia a tua sorella il diadema di perle" le rispose,
e la ragazza ubbidì.
Infine passarono sopra un fiume vorticoso, il cocchiere ripeté
le solite parole.
"Tuo fratello desidera che tu ti affacci allo sportello" spiegò
la matrigna. La ragazza si affacciò e subito madre e figlia l'afferrarono
e la gettarono di sotto.
Ella scomparve nell'acqua, si trasformò in un'anatrella bianca
e si allontanò nuotando.
Rimaste sole, la matrigna coprì la figlia con un fitto velo,
poi proseguirono il viaggio. Non appena il cocchio entro nel cortile
della reggia, il re che aspettava ansioso, corse a incontrare la sua
promessa sposa e la pregò di togliersi il velo ; ma non appena
vide quell'orribile ceffo nero come il carbone si rivolse sdegnato al
cocchiere:
"Ti sei fatto beffe di me!" gridò; e comandò
alle guardie di gettare Reginaldo in prigione.
Ma la strega con le sue arti magiche offuscò anche la vista del
re. Il quale non riuscì più a vedere bene in faccia la
brutta ragazza e non ebbe il coraggio di rispedirla a casa sua. L'accolse
alla reggia assieme alla madre, ma da quel giorno divenne triste e pensieroso.
Sotto le finestre della cucina del castello scorreva un ruscello dove
i cuochi attingevano l'acqua. Un giorno uno sguattero che voleva prenderne
un po' per lavare i piatti, vide avvicinarsi alla sponda un'anatrella
che gli domandò :
"Dov'è mio fratello Reginaldo?"
Sbigottito, rispose che il cocchiere era in prigione, e l'anatrella
chiese ancora:
"Dov'è la sposa nera?"
"A palazzo, vicino al re" rispose il servo. L'anatrella si
mise a piangere, poi si allontanò. Ritornò il giorno dopo,
e l'altro ancora , fino a quando lo sguattero si decise a raccontare
tutto al re.
Allora il re prese la spada e si appostò vicino al ruscello;
quando vide arrivare l'anatrella le taglio la testa.
Subito apparve una fanciulla bella come il sole, bianca come la neve,
proprio quella del ritratto.
Tutto fu spiegato, naturalmente: Reginaldo uscì di prigione,
dove invece entrarono la malvagia matrigna e la figliastra; il re mise
l'anello al dito della sua sposa bianca, e fu felice per sempre con
lei.
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