Nacque a San Fabiàn de Alico in
Cile il 5 settembre 1914. Figlio di una sarta e di un professore di musica
interessato al folklore,, crebbe in un ambiente artístico. La sorella
era la famosa Violeta Parra.
Nel 1932 si trasferì a Santiago per comppetare gli studi, diventando
professore di matematica, ed approfondendo sempre più la sua passione
per la poesia. A diciassette anni sperava già di pubblicare il
suo secondo libro, ma non ebbe fretta di diventare famoso e cercò
di approfondire sempre più il proprio approccio con la poesia,
fino a scoprire una maniera di interpretare il disordine che parte della
mente e delle azioni umane.
Coniò il termine antipoesia per definire il proprio modo di collocare
la poesia nel quotidiano, inserendovi il lessico dei mass media, facendo
uso dell'ironia e della parodia, e aprendo così una strada nuova,
che si diffuse ampiamente nei decenni successivi.
La sua lirica emerge da rottami, da teorie putrefatte, da energumeni che
si vantano di esserlo, da personaggi che sognano sonni inverosimili, da
"conduttori" incapaci di condurre, da"dottori" del
nulla, da tutto ciò che si chiama |
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realtà, buona educazione, progresso, moralità, sensibilità
sociale e da altre erbe più radicate della peggior specie di
edera.
Nel 1943 si recò negli Stati Uniti grazie ad una borsa di studio
concessa dall'Institute of International Education, dove studiò
meccanica avanzata nell'Università di Brown. Lì rimase
fino al 1948 quando tornò in patria per ricoprire la cattedra
alla Scuola di Ingegneria dell'Università del Cile. Nel 1949
si recò in Inghilterra, con una borsa di studio del Consiglio
Britannico. Qui studiò cosmologia con E. A. Milner, rimanendo
in Gran Bretagna fino a 1951.
Rientrato in Cile fù docente universitario di matematica e fisica all'Università
del Cile. Venne invitato in molti Paesi, fra cui Stati Uniti, Unione
Sovietica, Cina, Cuba, Perù, Panama e Messico, per conferenze
e seminari. Ebbe così l'opportunità di entrarein contatto
con la poesia anglosassone ed in particolare con le opere di Eliot,
Pound e Whitman, da cui venne notevolmente influenzato. Nel 1954 pubblicò
il suo secondo libro, Poemas y antipoemas, in cui il senso dello
humor ed il sarcasmo si inseriscono in composizioni spesso in versi
liberi.
Fra le università dove Parra insegnò, come professore
invitato, si ricordano l'Università della Colombia, Yale, La
Habana e il Dipartimento di Studi Umanistici del Cile.
In Finlandia venne incluso in una edizone riguardante i cinque poeti
più famosi dell'America Latina (César Vallejo, Pablo Neruda,
Octavio Paz, Nicanor Parra e Pablo Fernández).
Nel 1972 una nuova borsa di studio, Guggenheim, lo portò negli
Stati Uniti.
La figura del poeta da lui ridicolizzata si contrappone cosi a quella
del "creatore semidivino" interpretata da Neruda e Huidobro.
La Cucca larga (1958), Versos de salón (1962),
Conciona (1968), Otros poemas (1950-1968) testimoniano
ancora una volta la sua vena irriverente ed il suo interesse per il
folclore, che contribuirono ad allontanarlo maggiormente dalla poesia
ermetica e metaforica. In Obra gruesa (1969) Nicomar raccolse
la sua opera completa scritta fino a quel momento, escludendo il solo
Cancionerò sin nombre. Nelle sue opere più recenti
Nuevos Sermones (1979), Hojas de parrà (1985) e
Poemas para combatir la calvizie (1993) affrontò in particolare,
con il suo caratteristico humor nero, il tema della religione e della
morte.
In Cile ricevette due premi Municipales e il Premio Nacional
de Literatura (1969). Attraverso la rivista della Universidad
de Columbia e la Sociedad Hispanoamericana di New York, Patricio
Larzundi perorò il riconoscimento del Premio Nobel a Parra.
Di lui, José Miguel Ibáñez Langlois scrisse:
L'antipoema di Parra non è la tranquilla creazione che si produce
in un culminedi equilibrio della forma verbale e dell'esperienza umana.
È la poesia di un'epoca non adatta per tali trionfi, classicismi
né armonie, perché in essa si estingue la lucentezza della
divinità nel mondo, e, riprendendo Holderlin: "Per quale
motivo essere poeta in tempo di penuria?"
L'antipoema è
una risposta possibile: una parola che non può cantare alla natura,
né celebrare l'uomo, né glorificare Dio o gli dei, perché
tutto è diventato problematico, a cominciare dal linguaggio.
In compenso, questo prodotto alessandrino, romantico ed imperfetto rinnova
un intenso contatto dell'uomo col suo destino e col profondo della soggettività
viva; appare come un recupero - per la parola - della realtà
perduta nelle parole, e risulta essere il vivaio per nuove ed inusitate
forme di linguaggio.
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