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La solitudine, a cui il poeta tanto frequentemente fa riferimento,
determinò le tante occasioni indicate come amore per sé
stesso, come la costante introspezione manifestata in quell'affanno
nell'annotare in ogni momento la reazione emozionale del proprio spirito
davanti alla bellezza contemplata.
Nell'età dell'adolescenza andò a Siviglia per studiare
Diritto, benché si interessasse maggiormente alla poesia ed alla
pittura. Iniziò qui il suo apprendistato in una bottega neoimpresionista
sivigliana. La carriera pittorica, iniziata per imposizione paterna,
rimase però circoscritta a questo tentativo ed a pochi altri
successivi. Il fatto di appartenere ad una famiglia benestante e libera,
permisero a Juan Ramón adolescente di non preoccuparsi di "coltivarsi"
un futuro. La famiglia del poeta, colta, tradizionalista e conservatrice,
non si oppose mai alla sua vocazione e lo incoraggiò nelle sue
aspirazioni, tant'è che a Siviglia, dedicandosi alla lettura
di Bécquer, abbandonò gli studi, contravvenendo la volontà
di suo padre, per dedicarsi completamente alla poesia.
Nell'aprile del 1900 si trasferì a Madrid, dove visse un periodo
di esaltato anarchismo. Questo viaggio si dovette in parte all'invito
del poeta modernista Francisco Villaespesa, autore che conobbe i primi
poemi di Juan Ramón e le sue traduzioni di Ibsen, ed insieme
a lui condivise la passione per Rubén Darío. Jiménez
pubblicò i suoi primi poemi su alcune riviste ed i suoi due primi
libri: Nínfeas ed Almas de Violeta, titolo suggerito
proprio da Rubén Darío. Tuttavia, resistette nella capitale
solamente due mesi: "Mi sentii molto malato e dovetti ritornare
a casa" raccontò.
Arrivata l'estate ritornò a Moguer, in parte per l'ossessione
per gli studi di Diritto sospesi, in parte per la nevrosi depressiva
che si trascinerà per tutta la vita. In quel periodo morì
il padre; un fatto che lo segnò profondamente, sia nell'aspetto
umano che in quello poetico: "... inondò la mia anima
di preoccupazione ombrosa", scrisse. La paura della morte si
trasformò, da quel momento, non solo nel tema poetico basilare,
ma anche in un'ossessione mentale che gli procuròforti depressioni
per molti anni della sua vita. A causa della sua depressione, che Juan
Ramón invece negava parlando di embolia coronarica, venne internato,
nella primavera del 1901, nel sanatorio di Lui Bouscat. Qui ebbe importanti
contatti con la poesia francese - parnassiani e simbolisti - che già
conosceva, e scrisse il sue libro Rimas che venne pubblicato
a Madrid nel 1902.
In Francia ebbe diversi amori, che ispirarono in seguito alcune delle
sue migliori poesie erotiche, amori che sono stati ampiamente documentati.
Il carattere farfallone di Juan Ramón Jiménez durò
fino al 1913 quando conobbe Zenobia Camprubí, e questi continui,
intensi e frustrati amori rimarranno meravigliosamente specchiati in
tutta la sua prima tappa poetica. Il suo sentirsi sempre malato - "questo
cuore che non sorregge le mie gambe" -, non lo abbandonò
mai. Ma fu proprio la malattia quella che gli permise di dedicarsi appieno
a ciò che amava: "La mia vita è tutta poesia.
Non sono un letterato, sono un poeta che ha realizzato il sogno della
sua vita. Per me non esiste altro che la bellezza."
Alla fine del 1901, si trasferì volontariamente nella clinica
neuropatica del Rosario, a Madrid, e vi rimase fino al 1903. Qui curandosi
per la depressione, accrebbe le sue amicizie e la sua creazione letteraria.
Visse anche in casa del dottore Simarro, gran amante della letteratura,
che lo mise in contatto con la Institución Libre de Enseñanza.
La pubblicazione di Rimas nel 1902 fu un importante passo nella
sua carriera di scrittore e rappresentò la sua consacrazione
nell'ambiente letterario madrileno. Il modernismo, di tendenza parnassiana,
cedeva il passo al simbolismo. Arias tristes (1903) riaffermò
la nascente fama del poeta.
Nel 1905 una nuova crisi lo fece ritornare a Moguer, dove iniziò
a scrivere Platero y yo, insieme a poemi amorosi, ispirati in
gran parte al simbolismo francese, tra cui El viaje definitivo.
Il triennio 1905-1907 fu duro per il poeta: alla crisi psicologica depressiva
si aggiunse la progressiva crisi economica della famiglia. Tornò
a Madrid nel 1911, soprattutto per l'insistenza di Ramón Gómez
nella cui rivista "Prometeo" continuavano ad essere pubblicati
vari poemi di Jiménez, ma da questi lentamente si allontanò,
attratto maggiormente dall'ambiente intellettuale della Residencia de
Estudiantes, fino a che nel 1913 si stabilì nella Residencia
diventandone uno di suoi principali animatori.
Come si è detto, nel 1913 conobbe Zenobia Camprubí di
cui si innamorò profondamente. Ella lo respinse, ma Juan Ramón
insistette raccontandole (bugie di tutti gli innamorati) che tutte le
amate dei suoi poemi erano frutto della sua immaginazione. Nella stagione
estiva finalmente, come in tanti altri momenti della sua vita, ottenne
il suo proposito, poiché Zenobia lo accettò.
L'anno 1916 fudecisivo per la sua vita e la poesia: si recarono negli
Stati Uniti per sposarsi e Juan Ramón gli promise il libro d'amore
più bello che fosse mai stato scritto, proposito che mantenne
solo parzialmente nel Diario de un poeta recién casado.
Durante il viaggio però il poeta riscoprì la sua passione
per il mare che divenne poi uno dei suoi più importanti simboli
poetici, fino al punto che egli stesso cambiò posteriormente
il titolo a questo libro con Diario de poeta y mar. Questa opera
rappresenta la frontiera tra le due grandi tappe in cui normalmente
divise la sua opera. Con lui si apre la porta della poesía pura
e dell'intellettualizzazione della lirica che origina la difficoltà
di essere capita da molti lettori, ed allo stesso tempo entrò
in contatto con la poesia anglosassone, non invano sua moglie era la
migliore traduttrice di Rabrindanãth Tagore, e divenne così
un poeta riconosciuto ed apprezzato.
Al suo rientro a Madrid organizzò tutti i movimenti di rinnovazione
poetica; diresse le riviste più curate della letteratura spagnola,
ed incoraggiò coloro che, negli anni seguenti, furono i grandi
poeti del '27 (Lorca, Alberti, Salinas, Guillén, Aleixandre,
G. Diego, D. Alonso), influenzando la letteratura europea ed anche l'ermetismo
italiano. Probabilmente il suo libro Eternidades (1918) è
uno dei libri poetici più influente di questo secolo in lingua
castigliana.
Ma il carattere del poeta generoso, benché non meno rancoroso;
è descritto da Cernuda come un Dr. Jeckill e Mr. Hyde, l'omaggio
a Góngora, a cui si rifiutò di partecipare, ed alcuni
equivoci sulla collocazione di uno dei suoi poemi, rispetto ad una poesia
di Unamuno, gli causaroni forti dissapori con un gruppo che, non senza
ragione, considerava "suo". A seguito della sua famosa conversazione
con José Bergamín, nella quale definì il gruppo
dei poeti del '27 come "finocchietti da spiaggia", il disaccordo
si aggravò. Altri dissapori, come il telegramma grottesco scritto
da Luis Buñuel e Salvatore Dalí, enormemente crudele per
un uomo tanto sensibile come Juan Ramón Jiménez: "Amichevolmente.
ci congratuliamo per il tuo Platero y yo. È l'asino più
asino di tutti gli asini che abbiamo conosciuto", portarono
alla rottura definitiva con il gruppo.
La discussione sulla poesía pura (per lui come unica poesia possibile)
ed i cambiamenti politici che portarono ad una "impurità"
nella poesia, indussero i suoi antichi "discepoli" a scegliere,
nel 1935, come nuovo maestro, Pablo Neruda affinché dirigesse
la rivista "Cavallo verde per la poesia". Fu in quella rivista
dove il gran poeta cileno pubblicò il suo Manifesto della poesia
impura, in contrasto alla poesia pura sostenuta da Juan Ramón.
Tra 1918 e 1923 pubblicò Eternidades (1918), Piedra
y cielo (1919), Poesía (1923) e Belleza (1923),
oltre alla Segunda Antolojía (1898-1918), edita nel 1922.
Da 1921 al 1927 pubblicò una serie di riviste nelle quali raccolse
parte della sua opera in prosa e versi, oltre a fare conoscere quella
di altri scrittori affini a lui. Dal 1925 al 1935 pubblicò i
suoi Cuadernos, nei quali fece conoscere quasi tutto ciò
che scrisse in quel periodo. In questi Cuadernos, oltre a poemi,
include lettere, ritratti lirici di scrittori e ricordi letterari. Gli
esseri umani, quasi inesistenti nei suoi poemi, sono osservati qui con
una penetrazione a volte malintenzionata. Sono figure in cui disegna
con abili parole al mito dell'arte e della cultura. In coincidendo con
la pubblicazione dei suoi Cuadernos Juan Ramón Jiménez
intensificò il suo atteggiamento sospettoso e solitario.
Con la guerra civile, gli scritti del poeta rimasero sempre all'altezza
delle circostanze. Abbracciò la causa repubblicana, ed accolse
nella sua casa i bambini orfani a cui destinò i suoi risparmi
quando nel 1936 abbandonò la Spagna alla volta di Washington,
come aggregato culturale presso l'Ambasciata di Spagna. La vittoria
del generale Franco lo constrinse a rimanere definitivamente in America.
Visitò diversi Paesi ed università, fu invitato a tenere
alcune conferenze nell'Università di Miami, ed ottenne il riconoscimento
di grande poeta. L'esilio influenzò chiaramente la sua opera,
nonostante egli non fu mai un uomo politico, nel senso stretto della
parola. È comprensibile che quell'esilio lo indusse ancor più
a separarsi dalla realtà, a rinchiudersi nel suo mondo ideale,
disinteressato ad una realtà che lo espelleva lontano dalla Spagna,
con la sua bruttezza e la sua invivibile struttura sociale.
Visse in Porto Ricco, la sua quasi seconda patria; a L'Avana, in Florida,
a Washington e, a partire da 1951, quando le forze cominciarono a mancargli
ed il cuore a dargli problemi, si stabilì definitivamente in
Porto Ricco.
In questi anni scrisse alcuni fra i suoi libri più caratteristici
di questo suo ultimo periodo: La estación total (1946),
Romances de Coral Gables (1948), Animal de fondo (1949),
Dios deseado y deseante (1949) ed il lungo poema Espacio
(1954).
Il 1956 fu per lui un anno con due importanti eventi: la concessione
del premio Nobel per la Letteratura e la morte della moglie, fatto da
cui il poeta non si rimise più, anche se l'importanza di Zenobia
nella sua vita è quasi impossibile da quantificare, dato il carattere
nevrotico e depressivo del poeta.
Morì in una desolazione totale, due anni dopo, nel 1958, a San-Juan-de-Puerto-Rico.
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