Dino Buzzati Traverso nacque il 16 ottobre
1906 a San Pellegrino, vicino Belluno, da una famiglia dell'agiata borghesia:
il padre Giulio Cesare appartenente ad un'antica famiglia era docente
all'Università di Pavia e la madre era la sorella dello scrittore
Dino Mantovani, assai noto nell'ultimo Ottocento.
Sin dalla giovinezza si manifestarono in lui gli interessi, i temi e le
passioni del futuro scrittore, ai quali resterà fedele per tutta
la vita: la poesia, la musica (studiò violino e pianoforte e successivamente
scrisse anche alcuni libretti d'opera), il disegno, e la montagna, vera
compagna dell'infanzia, a cui è anche dedicato il suo primo romanzo,
"Barnabo delle montagne".
Per l'impegno professionale del padre (docente di diritto internazionale
all'Università) si trasferì con la famiglia a Milano dove
frequentò il liceo classico Parini e nel 0000 prese la laurea in
Giurisprudenza con una tesi su La natura giuridica del Concordato.
Ogni anno comunque trascorreva le lunghe vacanze insieme a tutta la famiglia
alle porte di Belluno.
A soli quattordici anni rimase orfano del padre, che morì a causa
di un tumore al pancreas. L'evento |
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sconvolse così tanto il piccolo Dino che per molti anni visse
nell'ossessione di essere colpito dallo stesso male.
Già da ragazzo Buzzati scriveva, disegna, componeva poesie, studiava
violino e pianoforte (scrisse in seguito anche alcuni libretti d'opera)
coltivava la propria passione per la montagna.
Prestò il servizio militare come ufficiale di complemento e,
nel 1928, non ancora laureato, entrò come cronista al Corriere
della Sera, giornale con cui collaborò fino alla fine dei suoi
giorni.
Nel 1932 pubblicò alcuni racconti sul settimanale "Il Popolo
della Lombardia" e nel 1933 uscì il suo primo romanzo Bàrnabo
delle montagne, racconto lungo che racchiude quelli che saranno
i temi cari alla sua poetica. Due anni dopo pubblicò Il segreto
del Bosco Vecchio favola vagamente allegorica che passò quasi
inosservata, dato il difficile momento politico europeo.
Dal 1936 scrisse, per il "Corriere" e altri periodici, diversi
racconti poi raccolti in I sette messaggeri pubblicato nel 1942
e nello stesso anno uscì anche Sette piani.
Nel 1939, il giornale lo mandò in Etiopia, come inviato speciale:
un anno più tardi, Buzzati pubblicò quello che viene considerato
il suo capolavoro narrativo: Il deserto dei Tartari.
Nel 1942 iniziò a scrivere per il teatro Piccola passeggiata
e poi Un caso clinico, messo in scena dal regista Giorgio Strehler
nel 1953.
Nel 1945 scrisse la favola per bambini La famosa invasione degli
orsi in Sicilia e Il libro delle pipe dopo i quali, per ben
quindici anni, Buzzati scrisse solo racconti, opere letterarie, libretti
teatrali, (per citarne alcuni: Paura alla Scala, Il crollo
della Baliverna, con cui vincerà il premio Napoli, ex aequo
con Cardarelli, Ferrovia sopraelevata, racconto musicale in sei
episodi e In quel preciso momento).
La produzione di scrittore continuò con altri scritti fra cui
Sessanta racconti (1958), con cui vinse il Premio Strega, Esperimento
di magia (1958), Il colombre (1966), Le notti difficili
(1971).
Dai suoi amori difficili si ispirò per Il grande ritratto
del 1960 e Un amore del 1963, in cui il protagonista della vicenda
Antonio Dorigo incontra l'amore a cinquant'anni, come Buzzati che si
sposò a sessanta. Sempre dalle sue relazioni si ispirò
per numerosi dipinti a sfondo erotico. A fianco dell'attività
giornalistica e letteraria, ebbe infatti un certo rilievo quella pittorica:
autore di bozzetti e di dipinti vari, Buzzati partecipò a numerose
mostre, dichiarando di considerare la pittura non come un hobby ma come
il proprio mestiere. "Dipingere e scrivere per me sono in fondo
la stessa cosa. Che dipinga o scriva, io perseguo il medesimo scopo,
che è quello di raccontare delle storie" disse durante una
presentazione delle sue opere.
Con Poema a fumetti nel 1970 vinse il premio "Paese Sera".
L'anno successivo raccolse in un volume alcuni fra i suoi elzeviri,
intitolandolo Le notti difficili. Nello stesso anno ricevette
il premio giornalistico "Mario Massai" per gli articoli pubblicati
sul "Corriere della Sera" nell'estate 1969 a commento della
discesa dell'uomo sulla Luna.
Era il periodo in cui Buzzati si cimentava ancor più nella pittura
e nella commistione delle diverse arti come in Poema a fumetti,
edito da Mondadori nel 1969, nel quale sperimenta il rapporto tra immagine
e scrittura e successivamente in I miracoli di Val Morel, ciclo
pittorico che coniuga arte letteratura e folklore.
Nel 1971 comincia ad avvertire i sintomi della malattia (un tumore al
pancreas, esattamente come il padre) che lo porterà poi alla
morte.
In ottobre espose i suoi dipinti alla "Galleria Castello"
di Trento, in novembre alla "Galleria Lo Spazio" di Roma e
venne presentato il volume Buzzati, pittore, che contiene giudizi
di critici, scrittori e giornalisti.
Buzzati, ancora nel pieno dell'attività artistica, morì
a Milano il 28 gennaio 1972.
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